
Capita a tutti di vivere un momento di crisi con un professore o di sentire che un voto non sia del tutto meritato. Ma c’è una linea sottile, spesso invisibile agli occhi di chi vive immerso nei social, che separa un legittimo lamento da un reato.
Un diciassettenne di Lecce ha imparato questa lezione nel modo più duro, trasformando un pomeriggio di rabbia post-esame in una vicenda giudiziaria che sta facendo discutere l’intero mondo scolastico, come racconta La Repubblica.
Un video al vetriolo dopo il debito in chimica
La vicenda prende il via l’8 settembre 2025. Per lo studente protagonista della storia, l’estate non è stata esattamente fatta di mare e relax: ha dovuto studiare sodo per recuperare un debito in chimica. Una volta superato l'ostacolo e deciso di cambiare aria iscrivendosi a un altro istituto, il ragazzo ha pensato di "chiudere i conti" con il suo vecchio liceo attraverso un video su TikTok.
Nel filmato, il giovane non ha usato giri di parole. Avrebbe infatti accusato la sua ormai ex docente di chimica di aver manomesso il registro elettronico e alterato le valutazioni con l'unico scopo di abbassare la sua media finale sotto il 5.
Nonostante non avesse pronunciato il nome della professoressa, i riferimenti alla materia e alla classe sarebbero chiari.
Le accuse di corruzione e il peso delle parole
Lo sfogo non si è fermato qui. Lo studente avrebbe rincarato la dose nei commenti, rispondendo ai coetanei e sostenendo che nell'istituto i voti verrebbero assegnati in base alla simpatia o, peggio ancora, a "chi paga meglio". In un passaggio particolarmente forte, avrebbe persino collegato i comportamenti dei docenti a conseguenze drammatiche come l’abbandono scolastico e i suicidi giovanili.
Quello che forse il ragazzo non aveva previsto è la velocità con cui un contenuto "privato" diventa di dominio pubblico. Il video è rimbalzato di smartphone in smartphone, finendo in tempi record sotto gli occhi del Dirigente Scolastico e della docente interessata.
La risposta delle istituzioni è stata immediata e senza sconti: è scattata la denuncia presso la Procura dei Minori per diffamazione aggravata a mezzo internet.
Perché non è "solo un video"
Spesso si pensa che i social siano una zona franca, ma legalmente la pubblicazione di un video su una piattaforma come TikTok è equiparata alla stampa. Quando si attribuiscono fatti specifici e non provati a qualcuno — come l'accusa di manomettere documenti pubblici o accettare denaro — non si sta più esprimendo un'opinione, ma si sta ledendo la reputazione professionale di una persona.
Il fatto che il ragazzo abbia cambiato scuola e che il video non sia più visibile online non ha fermato l'inchiesta. La diffamazione online è considerata un reato grave proprio per la sua capacità di diffondersi in modo incontrollato, raggiungendo potenzialmente migliaia di persone in pochi minuti.
Vuoi contestare un voto? Stai alla larga dai social
Questo non vuol dire che bisogna subire in silenzio se si ritiene di aver subito un’ingiustizia. Esistono canali ufficiali per contestare un voto o segnalare comportamenti non professionali: dai rappresentanti d’istituto al colloquio con il Preside, fino ai ricorsi formali.
Usare i social, invece, rischia di rovinare il futuro di chi preme il tasto "pubblica" molto più di quanto possa fare un brutto voto in pagella.