
L’inverno alza la voce e lo fa nel modo più diretto possibile: con il freddo. Nelle prossime settimane l’Europa potrebbe essere attraversata da una fase gelida anomala per estensione e intensità, con effetti che, in parte, potrebbero farsi sentire anche sull’Italia.
E quando le temperature crollano, il freddo smette di essere solo un dato meteo e diventa un problema concreto tra i banchi, dove i riscaldamenti spesso non bastano. Con l’aria gelida in arrivo da est, torna a circolare la domanda più attesa: le scuole possono chiudere per il freddo?
La risposta non è automatica, ma dipende da una serie di fattori che i sindaci stanno già monitorando. Ecco tutto quello che devi sapere sulle possibili ordinanze e sui tuoi diritti se l'aula diventa un congelatore.
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Raffica siberiana e gelo in Europa: cosa sta succedendo
Secondo le analisi diffuse da Bloomberg e basate sui dati del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, una rara configurazione atmosferica potrebbe innescare a fine gennaio una vera e propria “raffica siberiana”.
In pratica, un cambio nella disposizione dei venti consentirebbe all’aria gelida proveniente da est di scivolare verso l’Europa. Le aree più colpite sarebbero quelle orientali: Estonia e Lettonia potrebbero registrare temperature medie attorno ai -13 °C, oltre nove gradi sotto la norma stagionale.
Ma il freddo, spostandosi verso ovest, potrebbe abbassare i termometri anche in Polonia (fino a -10 °C) e in Germania (intorno ai -3 °C), valori comunque ben al di sotto delle medie.
A colpire non è solo l’intensità, ma la diffusione del fenomeno. Come ha spiegato il climatologo Judah Cohen, l’Europa non vedeva un’ondata di freddo così ampia da molto tempo.
Italia tra piogge, aria fredda e possibili sorprese
Sul fronte italiano, il copione è più complesso.
Nei prossimi giorni il meteo sarà influenzato da due circolazioni distinte: da un lato una depressione umida e relativamente mite sul Mediterraneo, responsabile di piogge intense soprattutto sulle Isole Maggiori; dall’altro, un grande “lago gelido” a est pronto a inviare correnti fredde verso la Penisola.
Il risultato sarà un possibile maltempo diffuso, con precipitazioni al Nord-Ovest e neve sulle Alpi oltre i 1000 metri, mentre al Sud - in particolare su Sicilia e Calabria - non si escludono fenomeni anche intensi.
Nella prima parte della prossima settimana è atteso anche un graduale calo termico, con rientro di correnti orientali e possibili nevicate a quote più basse lungo il medio Adriatico. Non è ancora uno scenario da gelo estremo, ma il contesto resta dinamico e in evoluzione, con margini di incertezza che restano alti.
Freddo a scuola, ma il problema non è solo il meteo
Ed è qui che il discorso si sposta dalle mappe ai banchi. Perché anche senza temperature record, il freddo a scuola è un problema strutturale.
Edifici vecchi, impianti di riscaldamento obsoleti, manutenzioni a singhiozzo: basta un calo termico prolungato perché in molte scuole le aule diventino difficilmente vivibili.
Non a caso, negli ultimi anni non sono mancati casi di studenti costretti a seguire le lezioni con giacche e sciarpe, senza contare le recenti proteste sul tema.
In questi casi il malessere non nasce dall’eccezionalità dell’evento meteo, ma dalla fragilità delle strutture. Ed è anche per questo che, ogni volta che il freddo torna a farsi sentire, riaffiora il dibattito su possibili chiusure per l’impossibilità di garantire condizioni minime di sicurezza e comfort.
Scuole chiuse per freddo o maltempo: chi decide
Qui serve fare chiarezza. Non esiste una soglia nazionale di temperatura sotto la quale le scuole chiudono automaticamente. Le decisioni vengono prese caso per caso e a livello locale.
In genere, a valutare la situazione sono i sindaci, in qualità di autorità sanitarie e di protezione civile sul territorio, sulla base delle segnalazioni meteo e delle condizioni degli edifici scolastici. È il Comune che può disporre la chiusura delle scuole, con un’ordinanza, quando ritiene che ci siano rischi per studenti e personale.
Il freddo, da solo, raramente basta. Conta l’insieme dei fattori: temperature eccezionalmente basse, impianti non funzionanti, strade impraticabili, neve o ghiaccio che rendono pericolosi gli spostamenti.
Per questo, anche nelle prossime settimane, l’ipotesi di chiusure non può essere data per scontata. Dipenderà dall’evoluzione del meteo, ma soprattutto dalla capacità delle singole strutture di reggere l’urto di un inverno che, almeno sulla carta, promette di farsi sentire.