Ministro Giannini su alternanza scuola-lavoro: 'Basta fotocopie'

Marcello G.
Di Marcello G.

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Andare oltre la didattica per avvicinare i ragazzi al domani, per insegnare loro come gestire in autonomia le proprie competenze, per fargli conoscere i meccanismi che regolano il mondo del lavoro. Tutto questo ha un nome ben preciso: alternanza scuola-lavoro. Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, torna a fare visita a Skuola.net per una puntata speciale della Skuola Tv dedicata proprio al tema dell’alternanza.

Stare al passo con il mutamento della società

“La volontà del Miur e del Governo in generale – ha sottolineato il Ministro – è quella di innovare per cambiare lo schema tradizionale della formazione; un bisogno che la società moderna reclama fortemente al mondo della scuola”. Anche perché il mondo sta cambiando velocemente: “Le vecchie generazioni – prosegue Giannini - avevano una rosa di mestieri e professioni a loro disposizione più o meno fissa. Le caratteristiche del lavoro di domani, invece, sono tutte da scoprire visto il rapido mutamento che sta vivendo anche il nostro Paese”.

Non è un lavoro ma l’occasione per sperimentare

Una scuola che si apre all’esterno: “Bisogna avere sempre un contatto diretto con quello che sta fuori dalle mura scolastiche – dice il Ministro – affinché in classe ci si concentri sui contenuti, mentre aldilà dei cancelli di scuola si riesca a dare una visione completa del mondo”. Ma con dei paletti ben piantati nel terreno, a partire dalle modalità di svolgimento del periodo di tirocinio: “Sottolineo una volta di più – tiene a precisare Giannini – che durante il periodo di alternanza non si lavora ma è semplicemente l’occasione per sperimentare in anticipo caratteristiche della propria personalità (come lo spirito di gruppo, il team working, ecc.) su cui poter puntare una volta usciti dal mondo della scuola. Prima si scopre cosa abbiamo da dare in più rispetto agli altri - le cosiddette soft skills - prima riusciamo a trovare la nostra dimensione”.

Alternanza scuola-lavoro, giusto farla quando si è maturi

Ma perché limitare un’esperienza del genere all’ultimo triennio delle scuole superiori? “Perché c’è una grande differenza tra un ragazzo di 14 e uno di 17 anni – dice il Ministro - l’alternanza è giusto che si faccia in quella fase della vita in cui c’è un livello di maturità che consenta di dare e prendere il meglio; prima sarebbe troppo prematuro”.

Mandiamo i ragazzi fuori dalle scuole

Un progetto, quello dell’alternanza scuola-lavoro, che ha visto protagonisti 630mila studenti nel primo anno, con tantissime scuole che si sono attivate per essere coinvolte; ma siamo ancora in una fase di rodaggio: “Se qualcosa non ha funzionato al meglio – dice il Ministro - è frutto della sperimentazione; ma questo aiuta a migliorare le cose”. Le perplessità maggiori investono diversi aspetti dell’iniziativa, a partire dal fatto che alcune scuole non sono riuscite a mandare i propri alunni fuori, limitandosi a simulare in classe la vita in azienda: “La simulazione è una delle esperienze possibili – rassicura Giannini - anche se il contatto umano è fondamentale; sarebbe preferibile far uscire i ragazzi dalle scuole. Anche se la valutazione andrebbe fatta caso per caso, cercando di capire cosa indirizza le scelte dei singoli dirigenti scolastici”.

Un’opportunità utile anche per chi va al liceo

C’è poi chi ha avuto difficoltà a trovare un luogo giusto dove svolgere il periodo di alternanza; gli studenti dei licei sono tra quelli che hanno ‘sofferto’ di più questa cosa; qualcuno di loro, poi, ritiene l’alternanza troppo pratica rispetto ai loro studi. Ma il ministro Giannini vuole tranquillizzare anche loro: “è una cosa diversa dall’applicazione dello schema della formazione tradizionale; il momento di ingresso nel mondo del lavoro arriva per tutti e non sempre è coerente con i proprio studi. Con l’alternanza scuola lavoro si approfondiscono tutti quegli aspetti della formazione che non emergono durante la didattica in aula”.

Troppe le 400 ore degli istituti tecnici?

Anche alcuni studenti degli istituti tecnici, però, non hanno fatto mancare le proprie perplessità, ritendendo troppe le 400 ore di alternanza previste (mentre al liceo sono 200) che, molte volte, non vengono completate entro la fine dell’anno scolastico. Ma la risposta del Ministro chiarisce anche questa differenziazione: “Negli istituti tecnici – afferma – a differenza dei licei c’è anche una richiesta di professionalizzazione delle competenze pratiche acquisite durante la didattica; raddoppiare le ore ci è quindi sembrata una straordinaria opportunità di crescita, per poter imparare di più”.

Basta fotocopie, gli obiettivi dell’alternanza scuola-lavoro sono altri

Ma, inutile nasconderlo, le lamentele maggiori riguardano le modalità di svolgimento del tirocinio; ci sono ragazzi che hanno raccontato di essere stati messi a fare fotocopie o che gli sono stati affidati compiti molto diversi dalle loro aspettative. “Non è certo quello l’obiettivo dell’alternanza; questi sono tutti casi di impiego ridotto dell’opportunità. Per ovviare a queste storture – sottolinea nuovamente Giannini - abbiamo istituito un Registro Nazionale che cataloga tutte le aziende che partecipano al progetto (sono già oltre 1000), ognuna con un certificato di qualità, per misurare e valutare la loro ‘affidabilità’ ai fini del progetto”.
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