
Un ragazzino di soli 11 anni è stato costretto a percorrere sei chilometri a piedi nel gelo del Cadore, sotto una fitta nevicata, perché fatto scendere dal bus su cui stava viaggiando. Il motivo? Non avrebbe avuto il titolo di viaggio "corretto" secondo i nuovi tariffari olimpici. Il caso, scoppiato tra Calalzo e Cortina, ha sollevato un polverone mediatico e politico, portando all'immediata sospensione del conducente.
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La vicenda: un "carnet" non è bastato
Il giovane studente stava cercando di tornare a casa a San Vito quando, all'altezza di Vodo di Cadore, è stato fatto scendere dal mezzo della linea 30. Nonostante il ragazzino avesse con sé un carnet di biglietti ordinari (da 2,50 euro l'uno), l'autista avrebbe preteso il "ticket olimpico" da 10 euro, una tariffa speciale introdotta in vista di Milano-Cortina 2026.
Senza cellulare per chiamare i genitori e senza contanti (che comunque il regolamento vieta di accettare a bordo), l'undicenne non ha avuto altra scelta se non incamminarsi sotto la neve.
Le conseguenze: inchiesta interna e querela
La ditta di trasporto ha espresso sollievo per le condizioni di salute del giovane, ma ha subito attivato una commissione d'inchiesta. Il conducente è stato rimosso dal servizio in via precauzionale. Nel frattempo, la famiglia non è rimasta a guardare e ha sporto querela per abbandono di minore. Secondo i parenti, sarebbe bastato obliterare quattro corse dal carnet per coprire il valore del biglietto richiesto, evitando di esporre un bambino a un rischio simile.
Studenti e politica all'attacco: "Sistema fallimentare"
La reazione del mondo studentesco non si è fatta attendere. La Rete degli Studenti Medi del Bellunese ha denunciato l'accaduto come l'ennesimo segnale di un trasporto pubblico che non funziona: "La situazione è già insostenibile da tempo figuriamoci ora, con rincari, biglietti speciali e nuove tariffe legate ai grandi eventi, come se dovessimo noi pagare il prezzo delle Olimpiadi."
Anche la politica si muove: è stata presentata un'interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti al Ministro dell'Istruzione. Il concetto di fondo, ribadito da sindacati e istituzioni locali, è unanime: un minore non si lascia mai a terra, indipendentemente dalle questioni burocratiche o tariffarie.