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La stella di mare

E’ diffusa in tutti i mari, sui fondi rocciosi ed anche sabbiosi del litorale. La sua colorazione è varia: va dal violaceo scuro al bruno verdastro. Per la sua forma singolare questo animale ha suscitato sempre, sin dai tempi antichissimi l’interesse dei naturalisti. Aristotele, il grande filosofo e scienziato greco, gli aveva dato il nome “echinos”, che in greco significa “riccio” per la sua rassomiglianza con i ricci terrestri. La selva dei suoi aculei, che costituisce una meravigliosa e pungente armatura, sembra voglia dire: “Guai a chi mi tocca”. Anche con questa bestiola, che passa la sua vita strisciando sul fondo del mare la Natura è stata generosa donandogli un guscio simmetrico ed elegante, di mirabile ed armonica architettura.

Locomozione

Quando l’animale è in riposo, gli aculei sono immobili ed i pedicelli rientrati nel guscio. Poi alcuni di questi cominciano ad uscire, si allungano ed esplorano lentamente il terreno attorno. Essi sono cavi internamente, dotati di piccoli muscoli. Di una ventosa terminale: inoltre possono gonfiarsi e divenire più lunghi degli aculei mediante un sistema acquifero, che regola l’entrata e l’uscita dell’acqua attraverso la piastra madreporica.
Se il riccio vuole muoversi (ma ama poco il movimento) contrae i pedicelli anteriori e stacca il sostegno al quale era ancorato quelli posteriori. In questo modo si spinge in avanti. Anche gli aculei aiutano nella locomozione, specie in terreno sabbioso, ma piuttosto debolmente. L’animale cammina in acqua abbastanza agilmente, sia sul dorso, che sul ventre, sia sul fondo che egualmente bene su muraglie verticali di roccia. Può muoversi rotolando su se stesso come una ruota.
Dal lato opposto della bocca, sulla faccia dorsale si trova l’ano circondato da 5 piastre dotate ognuna di un piccolo orifizio. Una di queste piastre è di forma diversa rispetto alle altre, porosa e si chiama piastra madreporica. Attraverso di essa penetra all’interno l’acqua, che va fino ai pedicelli, rendendo possibile il loro allungarsi.

La parte interna del riccio

Osserva i cinque spicchi di un bel giallo arancio: sono l’unica parte commestibile del riccio. Già gli antichi Greci e Romani ne erano ghiotti e li mangiavano crudi dopo averli conditi con aceto. Veramente straordinaria è la lanterna di Aristotele: è il complicato organo di masticazione del riccio. Ha la forma di una piramide pentagonale, che a sua volta risulta di 5 piramidi triangolari, unite insieme. Attraverso la lanterna passa il lungo tubo digerente nerastro, che compie due curve principali: prima nel senso delle lancette dell’orologio e poi in senso opposto, per terminare poi nell’ano. Mediante filamenti il tubo digerente è tenuto attaccato, come un festone, alla parete interna del riccio.

La simmetria e l’armonia del riccio

Avrai certo notato che spesso si è fatto riferimento al numero cinque, parlando di parti importanti del riccio. Cosi abbiamo rilevato che l’animale ha: 5 zone interambulacrali; 5 zone ambulacrali; 5 piastre anali; 5 paia di branchie; 5 denti; la lanterna è divisa in 5 parti. La bellezza del riccio è in quest’ordine ripetuto, in questa geometrica struttura, in questa sua simmetria raggiata. Sono venti colonne di piastre disposte in 10 striscie. Le striscie larghe si alternano con quelle strette. Come nella musica la ripetizione ad intervalli regolari d’un medesimo suono esercita fascino su di noi, cosi il ritmo nella poesia e la ripetizione di parti simili in architettura crea forme di bellezza. L’architettura del riccio è armonia vivente di forme geometriche.

Locomozione

Quando l’animale è in riposo, gli aculei sono immobili ed i pedicelli rientrati nel guscio. Poi alcuni di questi cominciano ad uscire, si allungano ed esplorano lentamente il terreno attorno. Essi sono cavi internamente, dotati di piccoli muscoli. Di una ventosa terminale: inoltre possono gonfiarsi e divenire più lunghi degli aculei mediante un sistema acquifero, che regola l’entrata e l’uscita dell’acqua attraverso la piastra madreporica.
Se il riccio vuole muoversi (ma ama poco il movimento) contrae i pedicelli anteriori e stacca il sostegno al quale era ancorato quelli posteriori. In questo modo si spinge in avanti. Anche gli aculei aiutano nella locomozione, specie in terreno sabbioso, ma piuttosto debolmente. L’animale cammina in acqua abbastanza agilmente, sia sul dorso, che sul ventre, sia sul fondo che egualmente bene su muraglie verticali di roccia. Può muoversi rotolando su se stesso come una ruota.

Regime alimentare

Il riccio si nutre di alghe o di altri vegetali, che porta via dalla roccia grattandola con i denti. E per questo preferisce il fondo roccioso. Ma è anche carnivoro e non gli sono sgraditi molluschi, crostacei ed anche pesci. Per afferrare le piccole prede viventi si serve dei pedicelli e di particolari piccoli organi detti pedicellari, che han la forma di piccole tenaglie. Non ama fare … grandi viaggi. È piuttosto sedentario. Se si allontana è per tornare nel medesimo luogo, in cui di norma scava la sua tana mediante lo strofinio dei suoi aculei sulla roccia. Il suo grande nemico è la stella di mare dalla quale non riesce a difendersi.

Respirazione

Si effettua mediante 5 paia di branchie esterne, disposte intorno alla membrana, che circonda la bocca, ed anche attraverso la fine membrana dei pedicelli ambulacrali.
Riproduzione
La femmina del riccio produce in primavera circa 20 milioni di uova di color roseo, inizialmente microscopiche. Quando le uova sono mature escono da esse piccolissime larve, simili ad un pesciolino: solo dopo 2 mesi di varie e complesse metamorfosi le larve assumono la forma dell’animale adulto.
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