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La teoria della Gestalt

Alla fine dell’800 si diffonde una nuova corrente di ricerca psicologica, ovvero la Gestalt (in tedesco “forma”). Si diffuse prevalentemente in America. La Gestalt si inserisce all’interno di una prospettiva di tipo fenomenologico secondo il quale è centrale l’esperienza che si verifica in un soggetto nel momento in cui egli esamina un certo fenomeno (sensazioni, immagini ecc…).
Si oppone radicalmente all’empirismo ma si riallaccia alla riflessione di Immanuel Kant e alla sua concezione dei processi di conoscenza, dalla quale ricava un pensiero sui contenuti dell’esperienza.
La Gestalt deriva perciò dalla riflessione filosofica: l’utilizzo del metodo fenomenologico, l’attenzione per gli aspetti innati della conoscenza, la considerazione delle funzioni psichiche come oggetto di studio.
I principali esponenti sono Wertheimer, Koffka, K öhler e Lewin.

Wertheimer- afferma che ciò che si ricorda di più è una sintesi della realtà e che il riconoscimento di una figura deriva dall’esperienza;
Koffka- partecipò agli esperimenti di Wertheimer sul movimento apparente e fu uno degli esponenti del principio dell’isomorfismo (operare tra processi fenomenologici del cervello);
K öhler- collaborò con Wertheimer e Koffka. Compì numerosi studi sull’intelligenza delle scimmie. Per esempio ci fu un esperimento nel quale uno scimpanzé doveva risolvere un problema ed in quella situazione, K öhler adoperò il termine insight (che significa”intuire”, “vedere dentro”) per definire quel fenomeno che accompagnava il momento della soluzione del problema.
Lewin- ha messo in atto le regole dell’interazione tra le parti ed è considerato il massimo esponente della psicologia sociale. All’analisi del gruppo, Lewin applica i concetti fondamentali della Gestalt: un gruppo di persone non è dato dalla somma delle singole individualità, ma costituisce una realtà diversa.
I gestaltisti rifiutano completamente l’impostazione degli strutturalisti affermando che:
- La coscienza non è scomponibile in elementi semplici e che il “tutto è più della somma delle singole parti” (cioè che la globalità di un fenomeno non può essere spiegata ricorrendo alla semplice unione di più elementi);
- L’approccio fenomenologico richiede di osservare la realtà in maniera diretta attribuendole quel valore che essa ci presenta.
Il concetto di Gestalt: la qualità Gestalt (del tutto) non è riferibile alla presenza dei singoli elementi, ma dipende dalle relazioni che esistono tra di loro, dalla loro struttura, dalla particolare organizzazione con cui sono posti.
Wertheimer pubblicò un articolo sulla percezione dei movimenti e descriveva la percezione del movimento fenomenico o “fenomeno phi” come un movimento apparente ed illusorio.

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