Rubin - articolazione figura-sfondo

Prima dell’inizio della scuola psicologica della Gestalt, nel primo decennio del 900, si era studiato un’importante classe di fenomeni percettivi, ossia la cosiddetta organizzazione figura-sfondo. Figura bistabile → la prima fu il cubo di Necker: di per sé esso è un poligono complesso, ossia una forma bidimensionale. Il fatto che lo vediamo come un cubo è un’asserzione psicologica → il nostro sistema visivo ha proiezione visiva sulla retina bidimensionale; il cervello poi attua una rielaborazione in tre dimensioni. La figura è bistabile in quanto ha due esiti percettivi diversi. Questi due esiti non sono mai concomitanti, uno esclude l’altro. Se andiamo a misurare il tempo dell’inversione, normalmente avviene con una certa periodicità. Se passiamo alla figura di Rubin accade la stessa cosa anche se qui c’è una semantica nell’oggetto, in quanto se uno non avesse mai visto dei volti immaginiamo possa avere difficoltà nel vedere il secondo esito percettivo. D’altra parte il cubo di Necker è più funzionale in quanto è uno stimolo molto semplice e quindi non richiede doti di interpretazione. In ogni caso nei due esperimenti si evidenzia un’esperienza immediata svincolata dallo stimolo fisico → questo insieme con la rilevazione di una periodicità nell’inversione della percezione indicano la presenza di fattori endogeni che elaborano lo stimolo ricevuto per poi presentarlo alla coscienza. Vittorio Benussi aggiunge il fatto che l’illusione dipende dall’organizzazione endogena del sistema percettivo e non dall’integrazione degli elementi sensoriali con l’esperienza pregressa → vedere e pensare sono disgiunti in quanto pru conoscendo un fenomeno illusorio io continuo a percepirlo. Nelle immagini bistabili è impossibile adottare il principio dell’inferenza inconscia. Rubin si era interessato all’alternarsi di due esiti diversi di quella che lui chiama organizzazione figura-sfondo. Quando io vedo il vaso lo vedo come unità organizzata (Gestalt) e lo sfondo viene percepito come privo di struttura. Se invece vedo i due volti la parte bianca dello stimolo non è più figura, ma sparisce e diventa sfondo, una totalità disorganizzata che sta dietro ai volti. La figura in entrambi i casi è vista come una totalità chiusa, ben formata, delimitata dal perimetro e ricca di corposità, mentre lo sfondo è visto come spazio e diventa una sorta di nebbia che indietreggia rispetto alla figura. Il sistema visivo è portato a interpretare la scena visiva in termini di figura-sfondo, ossia c’è qualcosa al centro della nostra attenzione e qualcos’altro dietro la coscienza. Il pregio di R è aver capito come le qualità percettive figura-sfondo cambiano sensibilmente pur restando lo stimolo fisico invariato.

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