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La nascita della psicologia come scienza

Fino alla seconda metà dell’800, la psicologia era un’area della filosofia, cioè serviva a studiare la dimensione spirituale (anima) della persona.
Per la filosofia lo studio dell’anima-mente era finalizzato ad altro (conoscere l’essere umano in generale, scoprire la dimensione spirituale della persona), per la psicologia lo scopo è studiare la mente stessa in forma scientifica, cioè con il metodo sperimentale (osservazione dei fenomeni, formulazione dell’ipotesi, conferma o smentita attraverso l’esperimento).
La mente viene ritenuta un ambito specifico di ricerca.
La psicologia nasce nel 1874, quando Wundt pubblicò “Fondamenti di Psicologia Fisiologica” e 5 anni dopo fondò a Lipsia (Germania) il primo laboratorio di psicologia dove iniziò a studiare i processi che compongono l’operato mentale, ad esempio le percezioni.

La percezione è una funzione psicologica che consente all’organismo di avere informazioni sullo stato e i cambiamenti dell’ambiente in cui vive, grazie all’azione di vista, udito, olfatto, gusto e tatto.
Il metodo utilizzato fu l’introspezione, cioè dopo aver presentato a un soggetto sotto osservazione uno stimolo, gli si chiedeva di descrivere le sensazioni che aveva provato.

Gli Sviluppi della psicologia negli Stati Uniti

L’allievo di Wundt fu Edward Titchener, che introdusse le idee del maestro negli USA ed elaborò il cosiddetto “Strutturalismo”, cioè lo studio della mente nelle sue strutture elementari.
In contrapposizione allo strutturalismo si affermò il “Funzionalismo” introdotto da William James che respinge l’idea di poter ricondurre l’attività mentale a una struttura unitaria e scomponibile.
Per James la mente si comporta come un fiume nel quale le diverse componenti scorrono fondendosi l’una con l’altra. Per questa ragione non si era interessati a capire cosa fossero tali processi (strutturalismo) bensì a riconoscere a che cosa servissero, cioè quale fosse la loro funzione (Funzionalismo).
Negli Stati Uniti si affermò una terza concezione, quella del “Comportamentismo” fondato da John Watson, che abbandonò i concetti di mente per studiare il comportamento, cioè le azioni percepite dai sensi , quindi descrivibili, intendendo per comportamento la risposta agli stimoli. Per i comportamentisti l’essere umano è una scatola nera, perché nulla di quello che accade al suo interno può essere registrato (la percezione, la creatività, non vengono studiate). Per i comportamentisti il comportamento è il risultato di puri e semplici condizionamenti ambientali. Si studia soprattutto l’apprendimento.

Thorndike e Skinner studiarono i meccanismo di condizionamento del comportamento, cioè volevano vedere come un’azione condotta sul soggetto cambiasse il suo comportamento. In particolare Skinner sperimento i rinforzi negativi (punizioni) e rinforzi positivi (premi).

Oltre che negli Stati Uniti, il comportamentismo si affermò anche in Russia con Pavlov che studiò i condizionamenti. Attraverso i suoi studi con i cani elaborò la teoria del condizionamento classico, cioè un tipo di apprendimento nel quale uno stimolo porta a una risposta prevedibile (perché indotta, cioè condizionata) anche in assenza dell’effetto atteso.

Gli sviluppi della psicologia in Europa

In Germania, dove la psicologia era nata, si sviluppò una corrente di studi chiamata “psicologia della forma” o “Gestalt”, con Max Wertheimer, Koffka, Kohler e Lewin, che studiò la percezione, considerandola un fatto complesso.
Secondo i gestaltisti, quando si percepisce accade qualcosa di simile a quando si assiste all’esecuzione di una sinfonia musicale: i singoli strumenti suonano, ma la fusione del contributo di ciascuno di essi con quello degli altri non coincide con la semplice somma delle singole esecuzioni. Il tutto è più della somma delle singole parti.
In questi stessi anni, l’interesse per l’attività mentale, venne coltivato studiando i test per misurare l’intelligenza e quelli per il funzionamento della memoria.
Importanti anche gli studi di Piaget di epistemologia genetica, cioè la conoscenza della realtà attraverso l’evoluzione delle strutture mentali del soggetto.

Dopo gli anno ’50 si realizza la svolta Cognitivista con l’opera di Neisser intitolata “Psicologia Cognitiva”; mentre il Comportamentismo rifiutava lo studio della mente, il Cognitivismo paragona la mente ad un elaboratore di informazioni, il quale da una serie di Input (dati immessi), elabora gli Output (risultati).
Il cognitivismo presentava modelli sempre più astratti e distaccati dalla realtà, cioè poco adatti a spiegare situazioni concrete in cui opera la mente umana.

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