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Individuazione dei precursori del danno evolutivo ed effetti interattivi dei fattori di rischio


Gli studi mirati alla prevenzione del rischio psicosociale sollecitano la creazione di ambienti educativi volti a promuovere condizioni di benessere psicologico, al fine di ridurre nel corso dello sviluppo effetti devastanti legati a svantaggiate condizioni intra-individuali e sociali.
Infatti, da una parte sono stati valutati gli effetti interattivi tra più fattori di rischio ai fini della spiegazione dell’insorgenza del danno evolutivo, e dall’altra è stata presa in considerazione l’azione protettiva esercitata da supporti sociali adeguati capaci di modificarne gli esiti nel corso dello sviluppo e in particolari periodi di vita.
In particolare, i fattori di rischio sembrano condurre direttamente ai disordini comportamentali, mentre i meccanismi di protezione sembrano esercitare una funzione indiretta attraverso la loro interazione con i fattori di rischio.

Fattori di protezione Fattori di rischio


Adeguate pratiche educative Bambini con basso reddito
Abilità verbale legata all’età
Supporto sociale parentale Parenting povero

I predittori considerati importanti nello sviluppo del comportamento antisociale e della delinquenza giovanile includono fattori centrati sul bambino, sulla famiglia e contestuali.

Fattori centrati sul bambino:
- Vulnerabilità genetica
- Sesso
- Rischio perinatale
- Temperamento
- Abilità cognitiva
- Successo scolastico

Fattori centrati sulla famiglia
- Parenting (cure genitoriali)
- Attaccamento
- Maltrattamento infantile
- Conflitto coniugale

Fattori contestuali
- Stato socio-economico familiare e sociale (SES)
- Violenza
- Crimini sociali


L’analisi di questi predittori del danno evolutivo deve orientare gli interventi verso la considerazione di quelle aree importanti per la prevenzione primaria.
In particolare, sul versante educativo bisogna progettare, all’interno della famiglia e della scuola, percorsi specifici mirati a ridurre quelle condizioni di svantaggio che prefigurano con molta probabilità l’insorgenza di danni evolutivi.

La tempestività dell’intervento costituisce una condizione necessaria ai fini della stabilità del tempo dei risultati raggiunti.
In particolare, numerosi studi suggeriscono che i primi 5 anni di vita costituiscono un periodo durante il quale i genitori sembrano maggiormente recettivi e disponibili al supporto esterno; inoltre, la precocità di un tale intervento diretto sulla famiglia assicurerebbe una qualità delle cure genitoriali rispondente ai bisogni di crescita del bambino.

Per ex. negli anni ’80 sono stati realizzati dei progetti educativi i cui effetti sul piano della prevenzione furono attribuiti al tipo di supporto fornito sia alla famiglia che al bambino.
Tali progetti miravano a potenziare il livello di abilità cognitiva del bambino e la qualità delle relazioni familiari, con la conseguente crescita cognitiva dei soggetti e il decremento di abbandoni scolastici e atti criminali.

La possibilità che gli effetti di precoci esperienze negative perdurino nel tempo dipende dalla continuità delle esperienze stesse e dai legami fra i diversi ambienti di vita del bambino (una vita familiare disarmonica, la mancanza di modelli positivi di riferimento): per cui, ripetute esperienze frustranti sul piano dell’apprendimento tendono ad incrementare nell’allievo una bassa stima di sé, una mancanza di fiducia nelle proprie capacità, un basso livello di attitudine verso l’apprendimento e incrementano in tal modo il fenomeno dell’abbandono precoce della scuola.
Quindi, l’identificazione precoce di studenti a rischio favorisce la prevenzione del fenomeno dell’abbandono precoce della scuola attraverso il ricorso a strategie educative e di supporto sociale realizzate già a partire dalla scuola dell’infanzia ed elementare.
Quello dell’insegnante è allora un ruolo fondamentale, centrato sulla produzione e sui risultati.
Sul piano della didattica, bisognerebbe individuare strategie efficaci nel potenziare disposizioni emotive e relazioni sociali adeguate che possono costituire un terreno favorevole per il conseguimento degli apprendimenti curriculari; inoltre, l’ambiente scolastico dovrebbe promuovere un vasto uso di attività caratterizzate dalla condivisione e dalla cooperazione per favorire relazioni con i pari più solide e potenziare il comportamento sociale futuro degli allievi.

Tale direzione di studio ha sottolineato l’importanza di 2 procedure didattiche:
1. Il metodo di apprendimento cooperativo: comporta un’organizzazione della prassi didattica in cui agli allievi viene richiesto di lavorare insieme per la soluzione di problemi: in tal modo sono maggiormente stimolati ad argomentare e discutere.
2. Il metodo di apprendimento tutoriale: si basa sull’utilizzazione degli alunni in funzioni didattiche di supporto: un bambino più esperto svolge il ruolo dell’insegnante (tutor) nei confronti di un bambino meno esperto; la collaborazione con i compagni offre così ai meno abili l’opportunità di accedere a nuove possibilità.

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