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Erik Erickson (1902-1994)Approccio socioculturale e ciclo vitale

Opere:
“Infanzia e società” (1950) “Gioventù e crisi d’identità” (1968) “I cicli di vita. Continuità e mutamenti” (1982)
In “Infanzia e società” Erikson formula la teoria dello sviluppo umano che va oltre le precedenti tesi della psicologia dell’Io. L’identità personale si sviluppa lungo l’intero arco del ciclo vitale e viene influenzata profondamente dal contesto socioculturale.

Il se e l'identità dell'Io:
Il tema dell’identità personale acquista in Erikson un nuovo rilievo che si esprime nei concetti di Sé e di identità dell’Io.
Il Sé indica come l’individuo vede se stesso. Tale immagine ha origine sociale in relazione ai vari ruoli occupati dalla persona ed è perciò connessa con il tipo di immagine che viene rimandata dagli altri in risposta al suo comportamento. Solo la capacità di sintetizzare le due immagini (quella che ho di me stesso e quella che mi rimandano gli altri) consente di essere spontanei e autentici.

L’identità dell’Io è quella dimensione psicologica che consente di realizzarsi, di diventare e rimanere se stessi, in relazione alle altre persone, nell’ambiente sociale e culturale dove si vive. L’identità dell’Io consente di essere autocoscienti, di percepire la continuità della nostra esistenza nel tempo e nello spazio e di rendersi conto che anche gli altri sono capaci di tutto questo.

Il concetto di ciclo vitale:
Pur ammettendo la suddivisione freudiana delle fasi psicosessuali, Erikson ritiene che sia necessario tener conto del tipo di società e di cultura in cui il bambino vive per poterne spiegare lo sviluppo. Il ciclo di vita è la successione delle tappe attraverso le quali, normalmente, le persone appartenenti a una data cultura passano nel corso dell’intera esistenza. Tali tappe sono contraddistinte da alcuni aspetti fondamentali, siano essi costruttivi o problemi e crisi specifiche. Eikson ritiene che vi siano otto fasi nel ciclo vitale delle persone. Ogni fase comporta una particolare “qualità dell’Io”, a cui corrispondono dei problemi specifici che l’individuo affronta per sviluppare la propria identità personale. L’identità personale è la consapevolezza della propria continuità nel tempo e fa da sintesi delle diverse parti della personalità. Ogni civiltà elabora pratiche educative diverse per far fronte alle esigenze che l’individuo presenta nel corso della sua maturazione. Ciò fa sì che l’organizzazione delle fasi del ciclo vitale varia nelle diverse culture.

Le fasi del ciclo vitale:
1) La fase della fiducia e sfiducia: comprende l’intero primo anno di vita. Se le persone che si occupano del bambino sono affettuose e provvedono in modo affidabile ai suoi bisogni, egli sviluppa nei loro confronti un sentimento di fiducia che tende a estendere a tutte le persone con cui viene a contatto. Se invece tali cure risultano imprevedibili o carenti, il piccolo sviluppa un sentimento di sfiducia verso tali persone e tende ad estenderlo a tutti gli altri.

2) La fase dell’autonomia, vergogna e dubbio: comprende il secondo e terzo anno di vita. In tale fase le energie del bambino sono rivolte al raggiungimento di abilità motorie. Tali abilità lo rendono indipendente dal controllo degli adulti, ma anche più soggetto a situazioni potenzialmente pericolose. L’adulto deve così raggiungere una situazione di difficile equilibrio: deve incoraggiare il bambino all’attività autonoma e proteggerlo dai pericoli. In questo periodo assume grande importanza l’educazione degli sfinteri. Il bambino sviluppa un senso di vergogna e di dubbio sulle proprie capacità, se va incontro a fallimenti. Un numero eccessivo di fallimenti può favorire lo sviluppo di scarsa autostima da parte del bambino.

3) La fase dello spirito di iniziativa e del senso di colpa: comprende il quarto e il quinto anno di vita. I progressi realizzati sul piano cognitivo fanno sì che il bambino riesca a organizzare le proprie attività in vista di uno scopo. Egli si mette alla prova e vuole sperimentare le nuove capacità manuali, motorie e cognitive. Tutto ciò lo rende anche più esuberante e aggressivo. Molti bambini i questo periodo rompono i giochi per vedere come sono fatti dentro. Nascono le prime amicizie, ma anche le prime rivalità con i fratelli e i compagni. L’identificazione con i genitori porta gradualmente il bambino a formarsi un senso di responsabilità morale. La sua naturale esuberanza comporta dei conflitti con gli adulti, i cui rimproveri possono colpevolizzarlo. Il senso di colpa è, comunque, necessario per la formazione del senso morale, ma è anche un pericolo che può frenare eccessivamente la spontaneità infantile. I genitori devono iniziare il piccolo alla vita sociale e favorirne il pieno sviluppo, evitando la strutturazione di una personalità rigida.

4) La fase dell’industriosità e del senso di inferiorità: dai sei ai dodici anni. Il bambino deve far fronte a nuove e più complesse richieste e raggiungere nuove prestazioni. Sviluppa molti interessi e a scuola è impegnato in attività complesse. Il fanciullo si rispecchia nei coetanei con cui si misura e trova conferme nell’approvazione degli adulti. Per un sano sviluppo della persona è fondamentale l’acquisizione dell’autostima. L’identità acquista vera forza solo dal riconoscimento dei vari successi. Il ragazzo può andare incontro all’insuccesso, ma anche gli insuccessi sono importanti perché il fanciullo scopra i propri limiti e cerchi di migliorarsi. Il rischio a cui può andare incontro è di sentirsi inadeguato perché gli adulti non lo stimano. Inoltre, nel confronto con i coetanei, il ragazzo può sentirsi inferiore a loro e tutto ciò può generare in lui sentimenti di fallimento e di incapacità. Il ruolo dei genitori è molto importante per guidare il ragazzo in questo processo. Il fanciullo va riconosciuto dai genitori, o da altri adulti come gli insegnanti, per le sue caratteristiche e attitudini e incoraggiato a esprimere appieno la propria individualità.

5) La fase dell’identità e dispersione: comprende il periodo dell’adolescenza. Il ragazzo deve raggiungere il senso della propria identità nel campo dei ruoli sessuali, occupazionali e sociali.
La fase dell’identità comprende alcuni periodi critici che, specialmente oggi con il prolungarsi del periodo adolescenziale, possono sconfinare nella fase successiva.
Un periodo è caratterizzato dalla diffusione dell’identità: il ragazzo rifiuta l’identità infantile, ma non si impegna ancora in scelte di vita, né esplora nuove forme di identità.
Segue poi il periodo della moratoria in cui il giovane sperimenta identità diverse senza però impegnarsi in scelte definitive: l’adolescente si identifica in personaggi ed eroi del mondo dello spettacolo, della musica e dello sport. Tutto ciò è determinato dalle tendenze del gruppo: paradossalmente si cerca una propria originalità conformandosi alle scelte dei pari. Questa scelta permette di distanziarsi dai genitori e sperimentare nuovi modelli di comportamento, trovando sicurezza nel gruppo.
Con il passare del tempo sono elaborate e interiorizzate forme di comportamento più stabili. Si spiegano passioni e interessi a cui gli adolescenti dedicano gran parte del loro tempo. Ciò non assume una forma definitiva: le scelte possono cambiare, nuove forme possono essere sperimentate, prima di arrivare a una completa assunzione di identità.

Il normale svolgimento di questa fase permette all’adolescente di raggiungere un’identità stabile che gli consentirà di operare delle scelte e di assumere impegni e responsabilità nei confronti di sé e degli altri. Non sempre queste fasi sono attraversate per intero; il giovane può rimanere negli stadi dell’identità diffusa o di moratoria. Ciò accade oggi a molti ragazzi che rimandano le scelte di vita e gli impegni, continuando a dipendere dai genitori senza assumere un’identità matura.
Secondo Erikson il pericolo che minaccia lo sviluppo dell’identità nell’adolescente è la confusione a proposito del proprio ruolo: i giovani possono essere turbati dall’incapacità di scegliere un’identità professionale o dai dubbi circa la propria identità sessuale. In quest’ultimo caso si possono avere manifestazioni delinquenziali e psicotiche che, se vengono diagnosticate e trattate in modo adeguato, non hanno lo stesso fatale che assumono in altri periodi della vita.

6) La fase dell’intimità e isolamento: comprende il periodo della giovinezza. Il giovane adulto vive in questo periodo due tendenze contrapposte: il desiderio di fondere la propria identità con quella degli altri e la tendenza a isolarsi e chiudersi in se stesso, per paura che le altre persone possano sopraffarlo e fargli perdere la propria identità. Il giovane supera tale conflitto quando riesce a sviluppare delle relazioni intime e a creare rapporti di coppia stabili che possono sfociare nel matrimonio. E’ questa anche l’epoca in cui si consolidano le amicizie e avviene la scelta professionale.

7) La fase della generatività e stagnazione: comprende gli anni della maturità. Durante tale periodo l’adulto ha bisogno “che si abbia bisogno di lui” perciò sente la necessità di “generare” in qualche senso, di metter al mondo dei figli e di allevarli, di dimostrare a se stesso di essere capace di fare qualcosa di utile e significativo nel lavoro e in altre attività creative. Se questa forma di arricchimento viene a mancare, le persone regrediscono in un’eccessiva cura di sé che provoca una stagnazione e un impoverimento personale.

8) La fase dell’integrità dell’Io e disperazione: comprende la tarda maturità e la vecchiaia. L’individuo riflette su ciò che è riuscito a realizzare e giunge ad accettarsi per quello che è. Il significato della vita va oltre l’Io individuale comporta la consapevolezza del significato universale dell’esperienza umana, in tal modo la persona accetta anche l’idea della propria morte. La mancata accettazione di se stessi e del senso dell’esistenza provoca invece sentimenti di disperazione.

Per concludere:
L’allungamento della vita media e i mutamenti socioculturali hanno reso lo schema di Erikson sbilanciato rispetto alla realtà odierna. Le fasi che vanno dall’adolescenza in poi andrebbero spostate in avanti da un punto di vista cronologico. Oggi un gran numero di persone invecchia in buone condizioni e perciò non si parla più di vecchi ma di anziani. L’esistenza di un gruppo così numero comporta il ripensamento del ruolo sociale di queste persone ed Erikson ritiene utile consentire loro di continuare ad occuparsi delle questioni riservate alla fase della generatività. Se le persone nella tarda maturità non possono più procreare, possono comunque essere produttivi e creativi.

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