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METODOLOGIA DELLA RICERCA IN PSICOLOGIA
La ricerca in Psicologia dello Sviluppo:
GLI OBIETTIVI DELLA RICERCA IN PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO:
La ricerca in Psicologia dello Sviluppo si pone degli obiettivi che possono essere
raggruppati in due macrocategorie:
1. identificare e descrivere cambiamenti: in questo caso l’oggetto di studio è il
cambiamento ed in particolare capire che cosa cambia con il procedere dell’età e in
quale modo ciò avviene;
2. individuare le relazioni tra variabili: in questo caso l’oggetto di studio è la relazione
tra alcuni aspetti del comportamento, abilità, conoscenze. Tali aspetti prendono il
nome di variabili.
La risposta a queste due tipologie di obiettivi è possibile:
 o attraverso la verifica di un’ipotesi; in questo caso il ricercatore, a partire da una
teoria o dall’analisi di precedenti risultati, formula una previsione relativa alla

relazione tra variabili o al modo in cui cambia nel tempo una variabile;
 oppure attraverso la risposta a degli interrogativi; in questo caso il ricercatore si
pone delle domande.
FASI DEL PROCESSO DI RICERCA:
Il lavoro di ricerca si articola nelle seguenti fasi:
1. Analisi della letteratura, si analizzano i contributi che si sono occupati dell’oggetto di
studio della ricerca fornendo un quadro conoscitivo di ciò che è stato studiato
rispetto all’argomento;
2. Problemi aperti, terminata l’analisi della letteratura si individuano le questioni
aperte, ossia quegli aspetti che non sono stati ancora chiariti o analizzati.
L’indicazione delle questioni aperte è un aspetto importante in quanto introduce il
lavoro di ricerca;
3. Definizione dell’obiettivo/i della ricerca;
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4. Metodologia, in cui verrà definito il disegno di ricerca, i partecipanti alla ricerca, gli
strumenti e le procedure
5. Risultati, in cui si indicano le analisi statistiche utilizzate e si presentano i risultati
ottenuti;
6. Discussione e conclusioni, si analizzano i risultati in relazione all’obiettivo di ricerca
e al quadro della letteratura. Nelle conclusioni, invece, si mettono in luce i possibili
contributi dei dati ottenuti, fornendo suggerimenti per ulteriori approfondimenti.
Rispetto alla metodologia, un aspetto importante sono i disegni di ricerca che
possono essere di diverse tipologie.
DISEGNI DI RICERCA VOLTI A STUDIARE I CAMBIAMENTI IN RELAZIONE AL
TEMPO:
1. Disegno di ricerca longitudinale:
 Funzione: verificare come cambiano nel tempo specifici aspetti del
funzionamento mentale e delle modalità comportamentali in uno stesso
gruppo di soggetti seguito per un periodo di tempo relativamente lungo.
 Descrizione: si scelgono soggetti omogenei per età e con caratteristiche
simili e si decide di osservarli a più riprese o sottoporli ripetutamente alla
stessa prova, raccogliendo informazioni in momenti successivi. L’intervallo di
tempo da una raccolta dati all’altra è variabile (settimane, mesi, anni), in
quanto dipende dall’obiettivo della ricerca e dal fenomeno preso in esame. Il
confronto tra i dati raccolti nei diversi momenti permette di stabilire se e
come sono cambiate le competenze e il comportamento del soggetto
nell’arco di tempo considerato.
 Esempio di disegno di ricerca longitudinale: supponiamo di voler studiare lo
sviluppo del linguaggio da due anno a tre anni. In questo caso
selezioneremo un gruppo di bambini di 2 anni e li seguiremo fino ai tre anni.
A questo punto dovremo stabilire i momenti di rilevazione dei dati, che
devono essere ad intervalli di tempo regolari; nel nostro caso possiamo
pensare di svolgere le rilevazioni ogni 3 mesi. Terminato il periodo di
rilevazione si procede all’analisi dei dati che permetterà di descrivere lo
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sviluppo del linguaggio tra i due e i tre anni, cogliendo i cambiamenti tra i
diversi periodi di rilevazione.
 Vantaggi:
 fornisce informazioni sui cambiamenti che avvengono nei singoli individui;
 consente l’identificazione dei percorsi di sviluppo del fenomeno in
questione;
 permette di rispondere agli interrogativi sulla stabilità nel tempo di
fenomeni o caratteristiche.
 Limiti:
 lenti da condurre e dispendiosi, in quanto non solo richiedono molto
tempo per essere svolti, ma richiedono anche un notevole investimento di
energie (sia dei ricercatori sia dei soggetti) e denaro;
 perdita dei soggetti, in quanto è possibile che dati i tempi lunghi di
conduzione alcuni soggetti non prendano più parte alla ricerca a causa di
motivi accidentali come il cambio di residenza, di scuola etc.;
 effetto abituazione, è possibile che alcuni soggetti si “abituino” alla
ripetizione delle prove a cui sono sottoposti inficiando così i dati;
 invecchiamento degli strumenti di rilevazione e dei modelli teorici, nel
caso di una ricerca condotta nel lungo periodo (10-15 anni) è possibile
che gli strumenti di rilevazione utilizzati all’inizio della ricerca vengano
superati da altri o che i modelli teorici che guidavano il lavoro non siano
più attuali. Se ciò dovesse verificarsi, il ricercatore non può sostituire gli
strumenti iniziali, in quanto introdurrebbe un elemento di disomogeneità
tra le informazioni raccolte al momento iniziale e quelle raccolte con i
nuovi strumenti.
2. Disegno di ricerca trasversale:
 Funzione: l’obiettivo è verificare differenze nello sviluppo in relazione all’età,
confrontando in un unico momento temporale individui di età differenti.
 Descrizione: Si scelgono gruppi di soggetti tra loro simili per alcune
caratteristiche (es. genere, provenienza sociale), ma diversi per età. A
ciascun gruppo di soggetti vengono somministrati gli strumenti con un
metodo identico. Successivamente i dati ottenuti per ciascun gruppo
vengono confrontati tra loro per mettere in luce le differenze.
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 Esempio di disegno di ricerca trasversale: supponiamo di voler studiare lo
sviluppo del comportamento prosociale dai 4 ai 7 anni di età. Adottando un
disegno di ricerca trasversale selezionerò quattro gruppi di soggetti, uno di 4,
uno di 5, uno di 6 e uno di 7 anni, in modo da ricoprire l’arco di tempo che
interessa la mia ricerca, ed osserverò nello stesso momento le modalità
comportamentali di tipo prosociale dei quattro gruppi. Il confronto tra le
diverse modalità prosociali messe in atto dai quattro gruppi mi permetterà di
delineare lo sviluppo di tale modalità comportamentale in bambini dai 4 ai 7
anni.
 Vantaggi:
 in tempi molto brevi si ottiene una grande quantità di informazioni;
 è possibile studiare un arco di sviluppo considerevole aumentando i
gruppi di età.
 Limiti:
 fornisce informazioni solo sulle differenze legate all’età e non sui
cambiamenti che si producono con l’età. Pertanto dà informazioni sui
prodotti e non sul processo di sviluppo;
 non permette di cogliere le differenze individuali nel corso del tempo;
 effetto coorte: variazioni non dovute a differenze tra soggetti, ma dovute
al fatto di appartenere a generazioni diverse. Confrontando soggetti di età
diverse esiste sempre il rischio che i gruppi possano essere disomogenei
per il fatto di essere cresciuti in epoche storiche diverse ed aver fatto
esperienze diverse. Per coorte si intende un gruppo di persone il cui
sviluppo è avvenuto nello stesso periodo e che per questo motivo
condividono una serie di esperienze storiche, sociali ed educative.
DISEGNI DI RICERCA VOLTI A STUDIARE LE RELAZIONI TRA VARIABILI:
Breve premessa:
Quando si intende indagare le relazioni causali tra variabili si fa riferimento a
due termini: variabile indipendente e variabile dipendente. La variabile indipendente
rappresenta la causa ipotizzata, mentre l’effetto è chiamato variabile dipendente,
proprio perché ci si aspetta che dipenda dalla prima.
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Le variabili indipendenti possono essere manipolabili o non manipolabili. Le
variabili manipolabili sono quelle su cui lo sperimentatore può intervenire (ad esempio
fornendo determinati stimoli, oppure suggerendo alle persone che interagiscono con i
bambini di comportarsi in un certo modo, o dando particolari direttive ai bambini stessi).
Le variabili non manipolabili, invece, sono quelle su cui lo sperimentatore non può
intervenire o perché riguardano caratteristiche intrinseche del soggetto, come età,
genere, gruppo etnico, temperamento), o perché riguardano caratteristiche
dell’ambiente su cui non è consentito l’intervento per motivi etici, giuridici o da costi
troppo elevati. Ad esempio, se si volesse studiare l’effetto dell’assenza della figura
materna, della povertà o della carenza alimentare sullo sviluppo cognitivo dei bambini
non potremmo certamente separare i bambini dalle loro madri, o farli vivere in uno
stato di indigenza o far loro patire la fame. L’impossibilità in questo caso è dettata da
motivi etici e giuridici; mentre nessuna norma etica o giuridica vieterebbe ad un
ricercatore di fornire una notevole quantità di denaro o un lavoro ben retribuito ad un
capofamiglia per vedere l’effetto che ciò può avere sullo sviluppo dei bambini. Tuttavia
è molto improbabile che un ricercatore possa disporre delle risorse necessarie per una
ricerca del genere.
A partire dalla possibilità o impossibilità di manipolare la variabile indipendente
si distingue tra disegni di ricerca sperimentali, quasi-sperimenatli, correlazionali.
1. Disegno di ricerca sperimentale:
 Funzione: individuare le relazioni di causa ed effetto tra variabili.
 Descrizione: si selezionano due gruppi di soggetti, tecnicamente denominati
gruppo sperimentale (GS) e gruppo di controllo (GC), e si mettono a
confronto. Nel gruppo sperimentale viene introdotta una variabile di cui lo
sperimentatore vuole verificare gli effetti; mentre nel gruppo di controllo tale
variabile è assente. I membri dei due gruppi devono avere caratteristiche
simili, ossia essere omogenei; garantire l’omogeneità dei due gruppi è un
aspetto importante in quanto consente di ricondurre le differenze riscontrate
dal confronto dei due gruppi, alla manipolazione della variabile indipendente.
Per rendere i gruppi omogenei è possibile ricorrere a due procedure:
 Appaiamento, dopo aver misurato le caratteristiche di base dei soggetti
rispetto alle variabili considerate, si distribuiscono i soggetti in numero
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uguale nel GS e nel GC; in questo modo ciascun soggetto del GS avrà
un suo omologo nel GC.
 Attribuzione casuale, che consiste nel distribuire casualmente i soggetti
nei due gruppi.
Il metodo sperimentale è caratterizzato:
 dalla manipolazione della variabile indipendente;
 dal controllo delle possibili variabili intervenienti che potrebbero
“disturbare” l’andamento della ricerca;
 da specifici criteri per la selezione del gruppo sperimentale e di controllo;
 da alti vincoli posti al soggetto, allo sperimentatore e al setting in modo
da ridurre al minimo i possibili effetti disturbanti allo svolgimento del
progetto di ricerca.
 Esempio di disegno di ricerca sperimentale: supponiamo di voler verificare
se i bambini esposti alla visione di cartoni animati violenti (GS), manifestano
maggiori comportamenti aggressivi nei confronti dei coetanei, rispetto a
bambini non esposti alla visione di tali cartoni (GC). Manipolazione della
variabile: si procede alla suddivisione in gruppo sperimentale e gruppo di
controllo; ai bambini del gruppo sperimentale viene fatto vedere un cartone
animato in cui i protagonisti combattono violentemente tra loro, mentre ai
bambini del gruppo di controllo viene fatto vedere un cartone a bassissimo
contenuto violento. Poi si fanno interagire, in condizioni standardizzate, i
bambini di entrambi i gruppi con i coetanei e se ne osservano le modalità
comportamentali, registrando la frequenza con cui mettono in atto
comportamenti aggressivi nei confronti degli altri. Successivamente si
procede al confronto dei risultati di entrambi i gruppi, verificando se
l’esposizione alla visione di cartoni animati ad alto contenuto violento causi la
messa in atto di comportamenti aggressivi.
 Vantaggi:
 permette di stabilire relazioni di causa-effetto tra variabili;
 consente di controllare i possibili effetti delle variabili intervenienti;
 si riduce la possibilità che l’effetto su un particolare comportamento o
aspetto sia dovuto al caso.
 Limiti:
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 non sempre è possibile manipolare la variabile indipendente (cfr. § “Breve
premessa”);
2. Disegno di ricerca quasi – sperimentale :
 Funzione: verificare i rapporti di causa-effetto tra variabili senza manipolare
la variabile indipendente.
 Descrizione: lo sperimentatore, non potendo manipolare la variabile
indipendente lavora su condizioni preesistenti, individuando un gruppo di
soggetti in cui sia già presente la caratteristica che intende studiare,
confrontandolo con un gruppo di soggetti in cui tale caratteristica non è
presente.
 Esempio di disegno di ricerca quasi-sperimentale: supponiamo che intenda
esaminare gli effetti che l’assenza di cure materne ha sulla disponibilità di
bambini di età prescolare ad esplorare l’ambiente circostante. Non potendo
privare i bambini delle cure della propria mamma, individuerò un campione di
soggetti in cui tale condizione è già presente. Pertanto selezionerò il mio
gruppo sperimentale all’interno di un orfanotrofio, e un gruppo di controllo
costituito da bambini che vivono in famiglia. I due gruppi verranno resi il più
possibile omogenei, equilibrandoli per età, genere, stato di salute etc.
Successivamente osserverò le modalità esplorative dell’ambiente circostante
messe in atto dai bambini appartenenti ai due gruppi e terminata la fase di
osservazione e registrazione confronterò i dati ottenuti dai due gruppi.
Qualora le differenze tra i due gruppi risultassero significative potrò
concludere che esiste una relazione tra l’assenza di cure materne e la
disponibilità del bambino di età prescolare ad esplorare l’ambiente
circostante.
 Vantaggi:
 consente di esaminare i rapporti di causa-effetto tra variabili in quelle
situazioni in cui non è possibile manipolare la variabile indipendente.
 Limiti:
 sebbene tale disegno metta in evidenza i rapporti di causa ed effetto tra
variabili, non è possibile escludere che le differenze rilevate tra i due
gruppi dipendano da altre cause diverse da quelle ipotizzate dal
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ricercatore, come ad esempio aspetti del contesto o dell’esperienza
personale del soggetto che non possono essere tenuti sotto controllo.
3. Disegno di ricerca correlazionale:
 Funzione: verificare se e in che misura esiste un’associazione tra le variabili
prese in esame. Pertanto non si indagano i rapporti tra causa ed effetto tra
variabili, ma solo se esse sono tra loro associate.
 Descrizione: il ricercatore si chiede se tra due variabili ci sia o meno
un’associazione e per rispondere a tale domanda misurerà entrambi le
variabili sul campione della ricerca e attraverso l’analisi del coefficiente di
correlazione stabilirà se tra le due variabili esista o meno un’associazione.
La correlazione tra le due variabili può essere:
 Positiva: le due variabili cambiano nella stessa direzione, ossia
all’aumentare dell’una aumenta anche l’altra oppure se diminuisce l’una
diminuisce anche l’altra;
 Negativa: le due variabili seguono direzioni opposte, per cui
all’aumentare dell’una diminuisce l’altra;
 Nulla: tra le due variabili non c’è associazione.
 Esempio di disegno di ricerca correlazionale: supponiamo di voler verificare
se c’è un’associazione tra le modalità di isolamento sociale e livelli di
prosocialità in bambini della scuola primaria. Somministrerò ai partecipanti
alla ricerca due strumenti volti rispettivamente a rilevare le modalità
comportamentali di tipo isolato e quelle di tipo pro sociale. Terminata la
rilevazione, procederò all’analisi correlazionale e verificherò il grado di
associazione tra le due variabili prese in considerazione.
 Vantaggi:
 permette di cogliere le relazioni tra le numerose variabili che
caratterizzano lo sviluppo del bambino, ad es. tra tratti del temperamento
e comportamenti sociali oppure l’associazione tra il livello di attenzione e
lo sviluppo del linguaggio etc;
 consente di affrontare la questione della stabilità nel tempo o se certe
capacità correlano con abilità future;
 Limiti:
 non consente di provare le relazioni causali tra fenomeni.
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QUALI STRUMENTI UTILIZZARE?
Gli strumenti a cui è possibile fare riferimento per la rilevazione dei dati possono
essere di tipo:
1. osservativo, che utilizzano l’osservazione diretta attraverso una rilevazione del
comportamento. In questi casi è possibile sia trascrivere su dei fogli alcune
annotazioni sia preparare delle liste di comportamenti di cui verificare la presenza.
2. non osservativo, in questo caso la fonte di informazione non è il ricercatore che
osserva e registra ciò che accade, ma può essere il soggetto stesso oppure altri
vicini a lui (es. genitori, coetanei, insegnanti).
STRUMENTI DI TIPO OSSERVATIVO:
1. Check list:
 Descrizione: lo strumento si presenta come un elenco di comportamenti (es.
picchia, tira calci, non sta seduto etc.) dove annotare quelli che si
manifestano durante il momento di osservazione. Ogni comportamento
presente nella check list, viene “spuntato” tutte le volte che viene osservato
dall’osservatore. Pertanto è possibile che un comportamento venga
“spuntato” più volte.
 Vantaggi:
 obbliga il ricercatore a restringere il numero di comportamenti da
osservare e di darne quindi una definizione precisa.
 Svantaggi:
 l’uso corretto dipende dalla validità dello strumento, nel senso che lo
strumento deve essere ben costruito e preciso rispetto a ciò che si
intende osservare.
2. Schema di codifica:
 Descrizione: strumento caratterizzato da un’insieme di categorie di
comportamento (ad esempio comportamenti aggressivi e comportamenti
prosociali). La scelta e la conseguente definizione delle categorie che
andranno a caratterizzare lo schema di codifica sono strettamente legate
all’obiettivo della ricerca.
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 Vantaggi:
 fissa un limite per le cose da osservare, rappresentando una tecnica
mirata di registrazione dei dati;
 permette di misurare il comportamento di un individuo e confrontarlo
quantitativamente con quello di altri.
 Svantaggi:
 l’uso corretto dipende dalla validità dello strumento, nel senso che lo
strumento deve essere ben costruito e preciso rispetto a ciò che si
intende osservare.
3. Scala di valutazione:
 Descrizione: consiste nella formulazione di un giudizio sul grado di possesso
di una determinata caratteristica da parte del soggetto osservato. Il
ricercatore definisce a priori e con precisione le caratteristiche da misurare,
individuando dei comportamenti osservabili che le riflettono. A partire
dall’osservazione il comportamento osservato del soggetto viene collocato in
un punto all’interno della scala, a seconda del grado in cui si manifesta a
giudizio dell’osservatore.
 Vantaggi:
 obbliga il ricercatore a restringere il numero di comportamenti da
osservare e di darne quindi una definizione precisa.
 Svantaggi:
 strumento soggettivo, in si basa sulla valutazione del ricercatore.
STRUMENTI DI TIPO NON OSSERVATIVO:
Nella scelta degli strumenti di tipo non osservativo è necessario tener conto dell’età dei
partecipanti alla ricerca, ad esempio con bambini di età prescolare è opportuno fare
attenzione al linguaggio usato e utilizzare materiale visivo (es. uso di fotografie).
1. Questionario:
 Descrizione: si tratta di un “modulo” formato da domande precise e poste in
un ordine preciso, a cui il soggetto deve rispondere. I questionari possono
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essere di tipo autovalutativo (self-report), in cui è il soggetto stesso a fornire
direttamente le informazioni richieste, o eterovalutativi, in cui si chiede ad
altri di valutare il comportamento del soggetto (es. coetanei, genitori,
insegnanti).
 Vantaggi:
 possibilità di ottenere un’ampia quantità di informazioni;
 basso costo in termini economici e temporali.
 Svantaggi:
 le caratteristiche psicologiche, cognitive e affettive di chi compila il
questionario possono influenzare negativamente l’attendibilità delle
risposte;
 il soggetto può non essere sincero nelle risposte date;
 il soggetto tende a dare certe risposte in conformità alla desiderabilità
sociale, in modo che siano coerenti con i valori della società a cui
appartiene.
2. Test standardizzato:
 Descrizione: tale strumento prevede un valore normativo di riferimento; i
punteggi ottenuti vengono confrontati a tale valore. Solitamente i dati ottenuti
con questo tipo di strumento sono considerati dati quantitativi.
 Vantaggi:
 La numerosità degli item che costituiscono un test consente di indagare
caratteristiche del soggetto nella loro globalità (es. la personalità, gli stati
d’ansia, le modalità comportamentali, gli aspetti emotivi-affettivi etc.).
 Svantaggi:
 richiedono molto tempo per la somministrazione;
 data la lunghezza del test è possibile che il soggetto si affatichi e pertanto
possa dare risposte imprecise e/o inesatte.
3. Nomine:
 Descrizione: le nomine hanno origine dal Test Sociometrico di Moreno e
sono funzionali a rilevare:
 le relazioni sociali, chiedendo a ciascun membro del gruppo di indicare
con chi vorrebbe e con chi non vorrebbe condividere una determinata
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attività (es. “Con chi vorresti sempre giocare durante la ricreazione”, “Con
chi non vuoi mai giocare durante la ricreazione”);
 le relazioni amicali, chiedendo a ciascun membro del gruppo di indicare i
bambini con cui è molto amico e coloro con cui non gli piace essere
amico (es. “Nella tua classe ci sono bambini con cui sei molto amico/a?”,
“Nella tua classe ci sono bambini con i quali non ti piace essere
amico/a?”);
 le caratteristiche comportamentali dei compagni, chiedendo a ciascun
membro del gruppo di indicare chi mette in atto un determinato
comportamento (es. “Ci sono bambini che aiutano gli altri quando ne
hanno bisogno?” “Ci sono bambini che picchiano o tirano calci e pugni
agli altri?”).
 Vantaggi:
 consente di indagare le dinamiche relazionali di un gruppo;
 facilità di somministrazione;
 Svantaggi:
 fornisce un quadro descrittivo rispetto a ciò che avviene all’interno del
gruppo, ma non consente di spiegare il motivo per cui si è verificata una
determinata situazione.

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