Kretschmer- Approccio disposizionale alla personalità

Se esistono dei tipi umani che si possono ricondurre a una dotazione genetica originale, allora questo tipo si manifesterà innanzitutto nell’aspetto fisico, che è l’aspetto più evidente legato alla genetica. Kretschmer divide gli esseri umani in tre grandi tipologie in base all’aspetto fisico: persone longilinee, persone medie e persone tendenti all’obesità. Questi tipi fisici sono messi in relazione alla personalità: in base alla propria predisposizione genetica che si esprime nella fisicità, ciascuno è predisposto ad avere un determinato temperamento:
• Leptosomici: tipo longilineo. Tendenza psicologica alla schizotimia (umore introverso, propenso alla depressione, scarsa socievolezza: forma attenuata del temperamento schizofrenico).
• Atletici: tipo medio. Tendenza alla ixotimia (elementi di vischiosità).

• Picnici: tipo pingue. Tendenza alla ciclotimia (andamento ciclico dell’umore, forma attenuata del temperamento maniaco-depressivo) → pigrizia intrinseca.
Secondo i comportamentisti si può corroborare questa teoria tipologica con l’apprendimento sociale → una persona che nasce con una certa costituzione fisica troverà nell’ambient in cui vive una serie di attese corrispondenti al temperamento che la sua cultura a una certa fisicità. Per questo i suoi comportamenti corrispondenti a atali attese verranno rinforzati, mentre gli altri ignorati o contrastati.
Ogni individuo rientra strettamente in una casella → la classificazione è assolutamente sintetica, ma il limite è evidente: le sfumature sono molte e inoltre le persone nel corso della vita possono passare da una casella all’altra → strumento troppo rigido.
Teoria dei tratti
La teoria dei tipi evolve verso la teoria dei tratti. Questi sono delle dimensioni comuni a tutti gli individui a differenza dei tipi. Dimensioni strutturali, nomotetiche. A partire da diversi tratti una persona può collocarsi in una certa dimensione di più tratti. La prima dimensione è quella dell’intro o dell’estroversione. La seconda dimensione è la stabilità emotiva, ossia il modo in cui la persona si relaziona relativamente al tono emotivo delle sue relazioni con l’ambiente che si manifesta in un’alta o bassa sensibilità → Abbiamo un quadrato latino e l’individuo viene collocato per come si muove in queste coordinate. La teoria dei tipi è categoriale e dicotomica, mentre quella dei tratti implica delle dimensioni presenti in tutti in varie quantità.
Esponenti delle teorie dei tratti sono Allport, Eysenck. Allport definisce un ‘tratto’ di personalità come la “predisposizione ad agire nello stesso modo in un ampio numero di situazioni”: il tratto si può così generalizzare – in clinica, per es., si distingue un tratto d’ansia (disposizione permanente) da un’ansia di stato (accidentale, legata alla situazione). Solitamente, i tratti hanno la struttura di fattori, ovvero di disposizioni bipolari costituite da un continuum tra due estremi (es.: introversione-estroversione; dominanza-sottomissione; conservatorismo-radicalismo…). La personalità risulta dall’intersecazione dei diversi fattori, in punti diversi (es.: soggetto piuttosto introverso, con tendenza spiccata alla sottomissione e valori medi di conservatorismo…).
Siamo sempre in un approccio per cui il comportamento è spiegato in base alle differenze individuali.
L’analisi fattoriale e il metodo lessicografico
L’approccio lessicografico (inaugurato da Allport e Odbert) assume che la personalità dei singoli rivesta una particolare importanza nell’ambito delle relazioni sociali. Per questo, si presume che il linguaggio contenga, magari in modo implicito e irriflesso, una teoria classificatoria delle principali caratteristiche che rendono ragione delle diverse forme di personalità. Si parte dunque da un’analisi del lessico per individuare i tratti salienti della personalità. Si richiede quindi a un gruppo di ‘giudici’ di raggruppare le varie caratteristiche in gruppi omogenei, dove le caratteristiche sono contigue o simili. L’intuizione di Cattell fu di applicare lo strumento statistico dell’analisi fattoriale a questo insieme di variabili, per ricondurle a un gruppo di categorie padroneggiabili. Giunge così a 16 fattori di personalità, da cui è ricavato uno dei più famosi test di personalità, tutt’ora in uso. Dal modello a 16 fattori di Cattell si è poi evoluto il cosiddetto modello dei big five, che spiega la personalità a partire da cinque grandi dimensioni della personalità.

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