Ominide 177 punti

Il gruppo

I gruppi, intesi come insieme di soggettività in relazione dinamica, si sono rivelati uno dei principali e più produttivi strumenti di lavoro psicologico-clinico nel campo della salute mentale, nel sociale ed in numerose e situazioni di frontiera che non consentono l’uso di setting tradizionali.
Con Lewin, in particolare, si passò dallo studio del singolo allo studio delle relazioni tra il singolo ed il campo di forze all’interno del quale incontra altre entità. Egli definisce il gruppo come totalità dinamica viva, un tutto le cui proprietà sono diverse dalla somma delle sue parti, un sistema di interdipendenza fra i membri e gli elementi del campo.
Per Foulkes, inoltre, il gruppo è un sistema che prende vita dai diversi sottosistemi aperti e comunicanti, costituiti dai singoli individui; è il luogo in cui l’esperienza personale del singolo si rappresenta nella relazione con gli altri membri e non solo nel legame transferale con il terapeuta, creando un vincolo affettivo che diviene un potente mobilizzatore di energie psichiche. Questo scambio relazionale avviene secondo modalità specifiche come la risonanza ed il rispecchiamento; la meta secondo Foulkes è la liberazione, nella vita psichica del paziente, da ciò che impedisce il cambiamento, dai suoi blocchi interni.

Il gruppo è agente attivo ed il conduttore è la guida, ma non il leader, poiché non va avanti conducendo il gruppo verso una particolare direzione, ma segue le tendenze del gruppo stesso.
Secondo l’autore, la famiglia originaria è il primo gruppo di appartenenza, la rete primaria in cui si forma la personalità del futuro individuo; questa rete ha anche un asse verticale che punta al passato e che penetra nella parte più intima del bambino in formazione, il cui comportamento viene modellato in modo decisivo dal gruppo familiare originario.
L’individuo è, inoltre, fin dalla nascita in rapporto con una struttura collettiva, la cultura, che lo fonda nei suoi saperi, nei suoi piaceri, nel suo linguaggio e nella sua coscienza a priori di sé.
Foulkes, ha introdotto il termine “gruppoanalisi”, specificando che non è una psicoanalisi degli individui in gruppo né un trattamento psicologico di gruppo da parte di uno psicoanalista, ma una forma di psicoterapia praticata dal gruppo nei confronti del gruppo, compreso il conduttore, che ha come obiettivo lo studio delle reti mentali collettive presenti nell’individuo.
La gruppoanalisi ha sviluppato una visione della vita mentale dell’individuo umano, centrata su relazioni inter e transpersonali interiorizzate.
Il transpersonale è, in particolare, la condivisione fondamentale dell’esperienza umana, è un’insieme di relazioni che investono la persona senza che questa possa riconoscerle come fatti propri, inerenti cioè a eventi collegati alla propria identità; è dunque l’impersonale collettivo che attraversa la nostra identità più intima senza che il nostro potere cognitivo possa minimamente concettualizzarlo; è la rete delle relazioni inconsce nella quale è sedimentato il patrimonio biologico e culturale della specie umana attraverso la quale si fonda la vita psichica dell’uomo (Giannone).
Napolitani propone, inoltre, il dispositivo dialettico Idem/Autòs per spiegare la peculiarità dell’identità psicologica, segnandone le differenze rispetto a quella biologica: l’Idem fa riferimento alla ripetitività dei codici, a quel bagaglio di conoscenze che trova espressione nell’attitudine dell’individuo ad apprendere, come se fossero propri, i segni dell’intenzionalità e degli affetti e i modi relazionali che il proprio ambiente gli trasmette; l’Autòs, invece, è espressione della creatività dell’uomo, della sua predisposizione ad una conoscenza trasformativa del mondo, che lo spinge alla rivisitazione dei codici appresi attraverso l’esercizio della creatività, della simbolopoiesi (tendenza a comprendere il mondo e riconcepirlo sulla base di un’autonoma attribuzione di senso). L’identità implica dunque la combinazione di processi d’identificazione (Idem) e di spinte trasformative o processi creativi di simbolopoiesi (Autòs).
Nella visione gruppoanalitica la patologia nasce dall’impossibilità di trasformare simbolicamente la cultura familiare al fine di elaborare un pensiero autentico, soggettivo ed individuale; è la diretta conseguenza di una matrice familiare satura, che non offre all'individuo uno spazio mentale che gli consenta di pensarsi come "altro" rispetto alla matrice stessa (Pontalti e Menarini).
La sofferenza psichica viene vista, dunque, come una dimensione che attiene al mondo relazionale interno ed esterno del paziente; la guarigione risulta da un cambiamento di tali modalità relazionali e la cura consiste nel “prendersi cura” delle proprie relazioni, attraverso un’analisi della propria gruppalità interna (presenza in ogni individuo di identificazioni fondative e modelli relazionali, che corrispondono ai gruppi familiari di origine, ai gruppi di riferimento e ai loro codici culturali). In tal senso dunque l’incontro terapeutico è inteso come un incontro tra gruppi al di là che si tratti di una terapia familiare, individuale o gruppale.
Lo strumento gruppo è in particolare una delle più cospicue possibilità che il lavoro di cura psichica ha a sua disposizione, poichè è per sua natura dinamico e in perenne evoluzione, e in esso il terapeuta è il primo paziente, poiché è sempre coinvolto nel processo gruppale, nelle identificazioni, nei rispecchiamenti e nelle risonanze che in esso avvengono.
É possibile identificare quattro tipologie di gruppi: i gruppi di formazione, volti a favorire il raggiungimento di obiettivi personali e lo sviluppo di competenze che possano migliorare il rapporto individuo-ambiente; i gruppi di lavoro, maggiormente utilizzati nelle organizzazioni, che hanno come obiettivi principali lo svolgimento di un compito ed il processo di apprendimento per i partecipanti; i gruppi di discussione, che hanno come finalità quella di prendere decisioni riguardanti specifiche problematiche oppure di indagare gli atteggiamenti dei partecipanti rispetto ad una questione e i gruppi di psicoterapia, gli unici con finalità terapeutiche cioè volti alla cura e al cambiamento della struttura di personalità dei soggetti coinvolti.
Tra i parametri fondativi del gruppo ritroviamo i concetti di set e setting: il set si riferisce ai fattori procedurali ed immediatamente visibili, ovvero tempi delle sedute, pagamento, scelta dei pazienti e scelta del tipo di gruppo; mentre il setting fa riferimento a tutto ciò che attiene alla mente del terapeuta che va a fondare il gruppo (teorie di riferimento, tipo di training personale e professionale, motivazioni, aspettative). Con l’espressione composita di set(ting) si indica il fatto che sia i fattori procedurali sia quelli attinenti al terapeuta contribuiscono con il loro intreccio alla fondazione del campo psico-relazionale del gruppo.
Il set(ting) inizialmente è una costruzione mentale e procedurale del terapeuta; sono tuttavia i pazienti ed i loro problemi che determinano in buona parte i contenuti del discorso e le modalità di interazione: la matrice del gruppo è dunque frutto della co-costruzione di tutti gli attori in scena.
Gli elementi di base del gruppo di lavoro (gruppo psicodinamico che esprime queste variabili, a prescindere dal fatto che operi in ambito organizzativo, sociale, terapeutico o formativo) necessari e sufficienti per fondarlo, osservarlo e comprenderlo, nella pratica professionale, sono: obiettivo, metodo, ruoli, leadership, comunicazione, clima, sviluppo.
L’obiettivo è il risultato atteso dal gruppo di lavoro; deve essere chiaro e condiviso, costruito sulle risorse disponibili, perseguibile e valutato; la sua definizione è legata a due aspetti: i bisogni, le aspettative e le motivazione dei membri ed il formarsi del senso di appartenenza nel gruppo.
Il metodo è l’insieme dei principi e dei criteri che orientano, strutturano e guidano l’attività di gruppo; richiede la discussione attraverso il dialogo ed il confronto, la pianificazione dell’uso del tempo, l’uso di strumenti di problem solving e l’analisi delle risorse e dei vincoli del gruppo, in termini di conoscenze, strumenti, ostacoli e limiti. I vantaggi che derivano dalla definizione di un metodo sono: la sicurezza nel poter affrontare un compito, la maggiore concretezza nelle decisioni e la maggiore efficacia nell’utilizzo delle risorse disponibili.
Il ruolo è l’insieme dei comportamenti che ci si aspetta da chi occupa una posizione all’interno del gruppo, in funzione del riconoscimento ad ognuno delle proprie specificità e dell’ottimizzazione delle differenze; è il risultato di un confronto ed accordo tra i singoli membri del gruppo.
Il ruolo deve essere assegnato in relazione al sistema di competenze dei membri ed è finalizzato alla loro valorizzazione; il modo di ricoprirlo è influenzato dalla conoscenza che l’individuo ha dello specifico ruolo, la motivazione a ricoprirlo, la consapevolezza in merito al suo sistema di competenze e le sue modalità relazionali con gli altri componenti del gruppo.
La leadership è espressione della funzione di influenzamento e dell’assunzione di responsabilità; deve essere coerente con obiettivi, caratteristiche, storia e cultura del gruppo, flessibile, definita da ruoli chiari e circoscritti ed orientata al compito ed alle relazioni. Le sue funzioni principali sono: l’efficienza nel garantire la sopravvivenza del gruppo, il mantenimento della relazione tra i membri e del clima affettivo del gruppo, prestando attenzione anche ai bisogni e obiettivi individuali, e la creazione di scambi, reti e sinergie tra interno ed esterno, mediante la costruzione di un codice condiviso che coniuga il linguaggio del lavoro con quello delle emozioni.
La comunicazione permette il funzionamento del gruppo garantendo lo scambio di informazioni, orienta le relazioni interpersonali ed alimenta la collaborazione ed il conflitto. Una comunicazione efficace deve essere sia informativo che trasformativo, cioè volta al cambiamento, deve essere finalizzata agli obiettivi del gruppo e allo sviluppo della collaborazione e di un clima ottimale. Componenti principali del processo di comunicazione sono il confronto, lo scambio, l’ascolto, l’esposizione ed il feedback.
Il clima è l’insieme di opinioni, di sentimenti e di percezioni dei membri, che colgono la qualità dell’ambiente del gruppo, della sua “atmosfera”, ed è funzione dei modelli culturali del gruppo.
Importanti indicatori climatici sono il sostegno, il calore, il riconoscimento dei ruoli, l’apertura ed i feedback; i fattori che influiscono sulle condizioni climatiche sono la leadership, il metodo, i ruoli e la comunicazione. Il clima è ottimale quando c’è giusto sostegno e calore, i ruoli sono riconosciuti attraverso la valorizzazione delle capacità dei membri, la comunicazione è aperta e trasparente e fornisce feedback chiari e accettabili sui comportamenti e sui risultati.
Lo sviluppo identifica la crescita parallela del sistema di competenze sia del gruppo di lavoro che dei suoi singoli membri; può rilevarsi attraverso specifiche capacità: la capacità strategica, che permette al gruppo di esistere e sopravvivere come unità sovraindividuale; la capacità innovativa, che consente al gruppo di integrare i sottosistemi e di sviluppare una sinergia con l’ambiente esterno; la capacità informativa, che consente gli scambi del gruppo con l'ambiente esterno e il funzionamento del feedback interno; la capacità operativa, che consente l’esecuzione dei compiti.
Sono molteplici le potenzialità del lavoro con i gruppi: il gruppo è luogo di condivisione di esperienze e di rispecchiamento, non è giudicante e, inoltre, consente l’emergere di dinamiche interne che altrimenti rimarrebbero latenti, agendo poi come contenitore che supporta.

Hai bisogno di aiuto in Psicologia?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email