Enuresi ed encopresi

1. Cosa sono?
Enuresi ed encopresi sono disturbi dell’evacuazione. Si parla di disturbi dell’evacuazione, quando il bambino non ha un controllo sfinterico adeguato all'età. Per enuresi intendiamo l’emissione attiva completa e incontrollata di urina dopo che sia stata raggiunta la maturità fisiologica in genere acquisita tra i 3 e i 4 anni.
L'enuresi è quindi un'alterazione del controllo sfinterico urinario, può essere primaria se il bambino non ha mai raggiunto il controllo della minzione, secondaria se il bambino ha raggiunto il controllo e successivamente lo ha perso.
Il disturbo è molto diffuso, circa il 20% dei bambini di 5 anni ne soffre, andando gradualmente a decrescere salendo con gli anni, colpisce prevalentemente i maschi piuttosto che le femmine.
Con encopresi invece è definito il disturbo caratterizzato dall'emissione involontaria ed inconsapevole delle feci. A differenza dell’enuresi, l’encopresi è quasi sempre diurna. Coinvolge circa l’1% dei bambini di 5 anni ed è più frequente tra i maschi che tra le femmine. Raramente diventa cronica, ma può persistere anche in modo intermittente per anni. L’encopresi è primaria, se il bambino non hai mai raggiunto il controllo fecale, secondaria, se ha raggiunto il controllo fecale e successivamente l’ha perso.

2. Sintomi e diagnosi
Per poter diagnosticare l'enuresi si devono presentare i seguenti sintomi:
• Ripetuta emissione di urina/feci nel letto o nei vestiti;
• Il comportamento è clinicamente significativo, come manifestato o da una frequenza di 2 volte alla settimana per almeno 3 mesi consecutivi o dalla presenza di disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, scolastica o di altre aree importanti del funzionamento;
• L’età cronologica è di almeno 4-5 anni;
• Il comportamento non è dovuto esclusivamente all'effetto fisiologico diretto di una sostanza o di una condizione medica generale (diabete, ecc.).
Generalmente l’evacuazione è involontaria, ma può anche essere volontaria (disturbo oppositivo provocatorio o disturbo della condotta). Quando l’evacuazione è involontaria l'encopresi è spesso associata a costipazione, intasamento e ritenzione; in questi casi si ha come conseguenza, un’incontinenza da eccessivo accumulo di feci. Il continuo contatto con le pareti del retto causa l’assuefazione del sistema sensoriale propriocettivo viscerale e determina nel bambino l’incapacità di percepire la sensazione di riempimento del retto e l’impossibilità di controllarsi.
3. Eziologia
I disturbi dell’evacuazione hanno spesso un’origine di natura psicologica, ma occorre prima di tutto sottoporre il bambino ad un esame medico approfondito ed escludere tutte le possibili cause organiche e funzionali, tra le quali si riconoscono per l'enuresi infezioni urinarie, diabete mellito e insipido, malattie convulsivanti, uropatie ostruttive, malformazioni dell'apparato urinario, disturbi del sonno. L'encopresi invece è sintomo di un disagio profondo legato ad un rapporto non gratificante con i genitori. Anche il fattore ereditario e la predisposizione genetica possono avere un peso.
La pratica clinica ci dice che soprattutto le forme secondarie, sia per l’enuresi che per l’encopresi, sono frequentemente da ricondurre ad ansia o tensioni emotive dovute ad eventi stressanti che sopraggiungono nella vita del bambino, per esempio la nascita di un fratellino o il trasferimento in un’altra città. In molti casi, situazioni del genere evolvono positivamente, se affrontate con la necessaria comprensione e rassicurazione affettiva da parte della famiglia.
Tuttavia è necessario tenere presente che se i disturbi persistono nel tempo possono caricare il bambino di altra ansia oltre a quella che è all’origine del problema. La consapevolezza della malattia farà in modo che il bambino eviti molte situazioni sociali per paura di non controllare il problema, vivrà in un costante stato di allarme al pensiero che gli altri “se ne potrebbero accorgere”, proverà vergogna, rabbia, tristezza, senso di inadeguatezza, tenderà a chiudersi e ad isolarsi e la sua autostima sarà messa a dura prova. In questi casi occorre intervenire rapidamente. In ogni caso il bambino non deve essere mai colpevolizzato e punito. E’ fondamentale, invece, mostrargli comprensione e volontà di affrontare insieme il problema.
4. Trattamento
Quando un bambino manifesta uno di questi disturbi occorre per prima cosa, rivolgersi al proprio pediatra e richiedere un accertamento medico approfondito. Esami clinici mirati potranno verificare se siano presenti patologie che giustifichino il problema. In assenza di patologie mediche, è bene rivolgersi ad un terapeuta dell’età evolutiva, che attraverso la valutazione psicodiagnostica e l’analisi funzionale, potrà pianificare un trattamento mirato. La terapia cognitivo-comportamentale ha mostrato nel tempo la sua validità per il trattamento di questo disturbo, e l’applicazione di selezionate tecniche comportamentali appare essere estremamente efficace.
E’ importante tenere in considerazione che un’atmosfera familiare distesa, senza una costante apprensione per la sua enuresi, riduce tanto la tensione nervosa quanto i “benefici secondari”. Dovrebbe, inoltre, essere maggiormente coinvolto nella vita familiare e non tenerlo in disparte. La tolleranza e la malleabilità fanno parte integrante del processo di guarigione. Ogni bambino ha diritto alla propria libertà, a qualche insuccesso scolastico, a qualche incapacità o ricaduta d'efficienza.
Per nessuna ragione non deve essere considerata la guarigione dell’enuresi come una fine assoluta dei problemi.
L’enuresi è soltanto una spia dei problemi affettivi del bambino: sono quelli che bisogna innanzitutto risolvere. Dobbiamo sostenere il bambino, rilassarlo e decolpevolizzarlo, farlo cooperare alle attività terapeutiche, metterlo al corrente, come fanno certi autori, del meccanismo funzionale della minzione.
I genitori hanno ugualmente bisogno di essere sostenuti (non colpevolizzati) per meglio sopportare questa affezione spesso considerata come vergognosa ed essere informati della condotta più utile e vantaggiosa a favorire l’educazione sfinterica. In certi casi, questo atteggiamento di sostegno non è sufficiente e deve essere presa in considerazione una psicoterapia.

Hai bisogno di aiuto in Psicologia?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email