Invalsi terza media 2018, una rivoluzione: ecco perché le prove sono cambiate

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Di Redazione

Un bilancio a caldo, quasi in tempo reale, sui test Invalsi versione 2018. A farlo è direttamente Roberto Ricci, Responsabile area prove dell’istituto Invalsi, ospite della Web Tv di Skuola.net proprio il giorno della partenza delle prove nelle scuole. C’era grande attesa per la ‘prima volta’ dei questionari somministrati ai ragazzi di terza media con il nuovo sistema: quiz diluiti in tre settimane e slegati dall’esame finale; meno domande e durata delle singole prove portata da 75 a 90 minuti; una materia in più, l’Inglese, a far compagnia ai tradizionali Italiano e Matematica. Ma soprattutto la grande novità, lo svolgimento delle prove esclusivamente online, davanti allo schermo di un computer.

Prove al computer e online: ecco la novità principale

Inevitabile partire dall’introduzione di un sistema computer based. “L’utilizzo del pc – dice Ricci - ci mette al passo coi tempi e cambia la prospettiva da cui guardiamo al futuro; un sistema del genere ci permetterà, un domani, di proporre test sempre più attuali, più adatti alle nuove generazioni. Inoltre, con la prova su carta il test era fine a sé stesso. Ora, invece, le scuole sono incentivate a sviluppare un’infrastruttura che poi rimarrà loro in dote, per lavorare sulle competenze digitali dei ragazzi”.

Tre le prove: oltre Italiano e Matematica entra l’Inglese

Ma anche la lingua straniera e l’apparente semplificazione delle prove (meno domande e più tempo a disposizione) hanno destato non poca curiosità. Sul test d’inglese, Ricci sottolinea come “le relazioni – nello studio, nel lavoro, nella vita in generale - ormai siamo calate in una dimensione internazionale. Inevitabile adattarsi a questo stato di cose”.

Meno domande e testi più lunghi

Mentre, sulla durata dei questionari, la critica principale fatta ai nuovi Invalsi è l’eccessiva lunghezza: “Dai primissimi dati – continua il responsabile prove Invalsi - è stato riscontrato che gli studenti, in media, ci mettono meno di novanta minuti. Ma abbiamo preferito ‘annoiare’ i ragazzi piuttosto che mettere loro l’ansia di dover finire in un tempo relativamente breve. Anche in considerazione della nuova formula”.

Perché gli Invalsi sono stati tolti dall’esame

Ma, senza girarci troppo intorno, la notizia che in molti aspettavano era l’anticipazione della prova Invalsi, non più parte dell’esame di terza media: “Era una richiesta – ricorda Ricci – che il mondo della scuola ci ha fatto sin dal primo giorno dalla loro introduzione, dieci anni fa. Non si voleva che il risultato influisse sul voto finale. Oggi cambia l’obiettivo che diventa quello di osservare più serenamente gli obiettivi di crescita raggiunti dai ragazzi, indipendentemente dall’esito.”

Il valore delle prove resta intatto

Anche se, lo stesso Ricci, difende la bontà delle prove: “Fissando il test in un periodo precedente all’esame, si è voluto separare l’Invalsi dal momento del voto di scuola, che deve tener conto non solo degli obiettivi didattici conseguiti ma anche del punto di partenza, diverso per ogni ragazzo. Questo, una prova standardizzata – come l’Invalsi - non te lo permette. Allo stesso tempo, però, c’è bisogno di avere una fotografia del livello di apprendimento generale degli studenti in una fase precisa del loro percorso di crescita”.

No al boicottaggio del test Invalsi

Per questo resta ferma la condanna per chi decide di boicottare i test: “In terza media non si può evitare di svolgere le prove, perché altrimenti gli studenti non potranno sostenere gli esami – afferma Ricci - ma gli insegnanti potrebbero ugualmente, in qualche modo , denigrare i contenuti della prova. Quando però si ha una funzione educatrice, agendo così si mette in crisi l’immagine dell’intero sistema scolastico.”
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