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XVII secolo: Il problema del rinnovamento del metodo pedagogico


Nel XVII secolo, i filosofi provano l’esigenza di fissare dei metodi nuovi, rigorosi e soprattutto e soprattutto più produttivi. La esigenza si ha in pedagogia i cui massimi esponenti sono Ratke, Comenius e i Giansenisti delle piccole Scuole.
Questo succede perché in ambito educativo si fanno avanti problemi nuovi derivati dall’inserimento all’interno dei contenuti dell’insegnamento della nuova scienza e i nuovi metodi scientifici. Inoltre la riforma protestante aveva creato una situazione educativa tale da far scaturire problemi importanti e soprattutto urgenti. Erano sorte le prime scuole popolari e le scuole medie umanistiche avevano conosciuto un grande sviluppo. Le scuole professionali, con lo scopo di avviare ad un mestiere non esistevano ancora, però Lutero aveva più volte sottolineato l’importanza e la dignità del lavoro manuale e la necessità che i ragazzi di modeste condizioni imparassero un mestiere. Tuttavia riteneva sufficiente per raggiungere tal fine il tirocinio fatto in famiglia o in una bottega. Soltanto in alcune città commerciali olandesi, tedesche o inglesi esistevano scuole a carattere pratico in cui si insegnava a leggere e scrivere in lingua volgare o si impartiva lo studio della contabilità e dell’aritmetica. Queste scuole, però erano in regresso perché la borghesia commerciale che le aveva volute ora orientava i propri figli verso le tradizionali scuole classiche. Le uniche scuole professionali esistevano all’interno delle Università per preparare esclusivamente i medici, gli avvocati e i notai. Possiamo considerare professionali anche le Accademie o scuole di prìncipi in cui si impartivano tutti gli insegnamenti ritenuti utili per la futura classe dirigente e quindi con un curriculum piuttosto moderno ed ampio. La prima scuola di questo tipo sorge in Francia ad opera di Pluvinel, scudiere di Enrico IV, imitata dalle Ritterakademien tedesche ed inglesi. Tuttavia la prima scuola veramente completa ed organica nel modi conciliare la teoria con la pratica fu la Queen’s Elizabeth Academy, anche questa destinata ad educare coloro che per nascita avrebbero in seguito ricoperto incarichi pubblici importanti.
Invece nelle scuole classiche, frequentate dai figli della piccola nobiltà e della borghesia mancavano insegnamenti moderni come scienze, storia e geografia e il mondo del commercio e dell’industria non vi aveva accesso. Contro le tecniche materiali o discipline tecnico-professionali, come si direbbe oggi, esistevano dei forti pregiudizi. Un esempio ci è dato dai Promessi Sposi: a Ludovico, il futuro Fra’ Cristoforo, il suo avversario lancia l’ingiuria di vile meccanico e ciò chiarisce bene quale fosse la mentalità del tempo in un’ Italia spagnoleggiante.
La nuova scienza richiedeva rapporti sempre più stretti fra arti pratiche e studi teorici: si avevano progressi tecnici in tutti i campi (navigazione, artiglieria, stampa) e questo richiedeva conoscenze geografiche, di cosmografia, di astronomia, di ottica, di meccanica. Pertanto si creava un solco sempre più profondo fra l’istruzione impartita correntemente e le esigenze dell’economia e della nuova tecnologia. È ovvio che l’enciclopedismo di un Rabelais o di un Campanello acquistavano attualità in una situazione così problematica. Tuttavia come ampliare l’ambito degli insegnamenti presenti nelle scuola se ciò che si insegnava era difficilmente assimilabile dalla maggior parte dei ragazzi? Le scuole popolari erano frequentate mal volentieri e i giovani provenienti da famiglie umili non vedevano l’ora di iniziare un lavoro manuale. Anche kle scuole umanistiche sempre più gettonate erano in crisi a causa di metodi mnemonici e di un formalismo che rasentava la pedanteria. Era chiara che bisognava cambiare metodo affinché l’allievo imparasse meglio, imparasse più rapidamente ed imparasse dell’altro in modo di dargli la possibilità di potersi inserire agevolmente in un modo più ricco e complesso di quello a cui lo stava preparando la scuola tradizionale. L’Umanesimo non si era mai preoccupati di arricchire il giovane con contenuti nuovi, perché questi, eventualmente sarebbero stati dati dalla vita. La vecchia scuola si basava sulla grammatica, sulla logica, sulla retorica e su contenuti che ormai non avevano più nulla di formativo. Ad aggravare la situazione interveniva l’uso della lingua volgare che la scuola né usava, è approfondiva. Pertanto l’Umanesimo ed il Rinascimento per non diventare sterili, avevano bisogno di rinnovare i metodi educativi per formare un giovane che sarebbe stato veramente in grado di capire il significato di un mondo sempre più complesso.
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