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John Broadus Watson nasce il 9 gennaio 1878 a Travelers Rest, nella Carolina del Sud (Stati uniti). Sua madre, Emma Kesiah, è una fervente seguace della chiesa battista, dalla morale rigida e intransigente, che cerca di trasmettere
al figlio, per il quale sogna un futuro da ministro del culto.
Costretto suo malgrado a frequentare fin dalla più tenera età le funzioni religiose, il giovane Watson in seguito maturerà per tutta risposta una forte avversione per ogni forma di religione. Il padre, Pickens, è invece una personalità decisamente anticonformista, con forti problemi di alcolismo e spesso nei guai con la legge. Quando John ha tredici anni, il padre abbandona definitivamente la famiglia, che lascia in uno stato di forte povertà, per andare a vivere con due donne indiane. L’avvenimento segna fortemente il carattere del figlio, la cui adolescenza sarà caratterizzata da una condotta particolarmente violenta: a scuola si rende protagonista di ripetuti pestaggi ai danni di compagni neri e non rispetta in alcun modo l’autorità degli insegnanti. Viene arrestato due volte per comportamenti violenti. Quella che sembra una deriva verso una condotta simile a quella paterna viene interrotta, all’età di 16 anni,

dall’ammissione alla Furman University, ottenuta grazie ad alcune conoscenze della madre Emma. Watson si dimostrerà un eccellente studente, conseguendo prima la laurea in psicologia e poi un dottorato di ricerca presso l’Università di
Chicago, dove inizierà la sperimentazione animale su sollecitazione di R. J. Angell. La tesi di dottorato di Watson, dal titolo “Animal Education”, riscuote ampi consensi, tanto che gli viene assegnato l’incarico di assistente presso il
dipartimento di filosofia dell’università, al tempo diretto da J. Dewey. L’anno dopo si sposa con una sua studentessa, Mary Amelia Ickes, sorella di Harold Ickes, che diverrà un influente politico americano (ministro degli interni fra il 1933 e il 1946). La Ickes proviene da una famiglia molto ricca e Watson, che fino ad allora aveva avuto forti problemi di sussistenza, trova finalmente una serenità economica. La coppia avrà due figli ma l’unione verrà subito messa a dura prova perché Watson parallelamente al ménage familiare intratterrà relazioni sentimentali con varie studentesse del campus, suscitando il disappunto delle autorità universitarie, che eserciteranno pressioni talmente forti su di lui da
indurlo a lasciare l’insegnamento a Chicago. Watson approderà quindi nel 1908 alla prestigiosa John Hopkins University di Baltimora, nel Maryland, dove avrà modo di condurre i suoi più importanti esperimenti e pubblicherà i suoi due famosissimi saggi, Psychologist as the Behaviorist Views It (1913) e An Introduction to Comparative Psychology (1914). Nel 1915 è eletto presidente della American Psychological Association, direttore della “Psychological Review” e del “Journal of Experimental Psychology”. Negli anni successivi si dedicherà allo studio del comportamento infantile ma, al culmine della carriera, incapperà nell’ennesimo “incidente amoroso”, poiché la moglie scoprirà la relazione intrattenuta da Watson con una sua studentessa, Rosalie Rayner (divenuta poi sua assistente e con la quale condurrà il celebre esperimento del “Piccolo Albert”). Ottenuto il divorzio, Watson sposerà subito la Rayner ma ciò non basterà a evitare la richiesta di dimissioni da parte della John Hopkins University. Abbandonato il mondo accademico, Watson, che nel frattempo aveva avuto altri due figli dalla sua nuova compagna, attraverserà un periodo difficile economicamente fino a che, trasferitosi a New York, sarà assunto da una prestigiosa compagnia di pubblicità – la J. Walter Thompson Company – di cui diventerà in seguito vice-presidente. In pochi anni si afferma come una delle maggiori autorità in ambito pubblicitario ma non rinuncia alla sua passione per la psicologia: nel 1925 pubblica “Behaviorism” e nel 1928 “Psychological Care of Infant and Child”, unanimemente considerati due testi fondamentali del comportamentismo. Qualche anno dopo, tuttavia, la sua vita è di nuovo sconvolta: nel 1935 muore improvvisamente, a 35 anni, Rosalie, la sua seconda moglie. Il contraccolpo per Watson sarà durissimo: pur continuando con successo la sua attività di pubblicitario, cade in depressione e diviene dipendente dall’alcol. Abbandona definitivamente l’attività di ricerca e si ritira in una fattoria nel Connecticut. Negli anni successivi riesce a liberarsi dall’alcolismo ma nel 1954 lo colpisce l’ultima tragedia: suo figlio William si suicida. Watson trascorrerà gli ultimi anni della sua vita in uno stato di prostrazione sempre più profondo, dal quale non riesce a uscire nonostante riceva nel 1957 la medaglia d’oro da parte dell’American Psychological Association. Poco prima di morire brucia tutti i suoi lavori inediti e l’imponente carteggio privato. Muore a New York, il 25 settembre 1958.

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