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John Dewey è stato uno dei massimi esponenti dell’attivismo, una dottrina pedagogica secondo la quale l’attività spontanea del fanciullo è un elemento educativo determinante. Tale concezione è caratterizzata dal puerocentrismo: il bambino è posto al centro dell’atto educativo e le tecniche didattiche sono adattate alle sue esigenze, ai suoi bisogni e alle sue peculiarità.
Il pedagogista americano ha avuto modo di mettere in pratica tale teoria pedagogica con l’esperimento condotto a Chicago, attraverso il quale venne realizzata una scuola-laboratorio che teneva conto del nuovo contesto industriale. D’altronde, la scuola, in quanto istituzione sociale, non può non adattarsi ai cambiamenti della società.
L’industrializzazione che caratterizzò la seconda metà dell’Ottocento e il primo Novecento aveva determinato l’allontanamento dal contatto spontaneo con la natura e dalle esperienze di partecipazione al processo lavorativo, che erano, invece, indispensabili per un processo formativo effettivo.

Per questo motivo, Dewey realizzò tale scuola-laboratorio in cui l’attività pratica e manuale, affiancata a quella intellettuale, assolveva un ruolo educativo fondamentale: i fanciulli imparavano facendo.
Il progresso formativo conduce il bambino alla graduale conoscenza della tradizione culturale e del progresso compiuto dall’umanità nel corso del tempo , attraverso l’esperienza diretta, fondata sull’attività pratica che vede il fanciullo protagonista.
L’educazione è caratterizzata da un aspetto psicologico e da uno sociale, attraverso i quali il fanciullo trasforma gradualmente le proprie potenzialità in competenze, preparandosi per inserirsi nella società nel migliore dei modi.
Il lavoro manuale condotto nelle scuole-laboratorio è dunque il presupposto per la democratizzazione della società: in un contesto democratico, ogni singolo individuo contribuisce allo sviluppo sociale attraverso il proprio lavoro ed è indispensabile possedere delle competenze per assolvere il proprio ruolo nel migliore dei modi.
La scuola assolve una funzione sociale poiché media tra la famiglia e la società: parte dal contesto familiare del bambino per proporgli delle esperienze di vita semplificate. In questo modo, l’individuo può inserirsi nella società attraverso l’educazione democratica, fondata sul lavoro manuale, che porta alla maturazione di competenze individuali e abilità sociale, in quanto è basato sulla cooperazione.  
È indispensabile che l’educatore comprenda le potenzialità del fanciullo. Infatti, l’educazione alla democrazia non può non essere democratica, ovvero adattarsi alle peculiarità dell’educando; in caso contrario risulterebbe una pressione esterna, contradditoria con il contesto sociale

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