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Gli stimoli-mezzo


Vygotskij è il primo studioso a manifestare una critica articolata al comportamentismo classico e alla convinzione, all’epoca imperante, che le condotte umane, analogamente a quelle animali, potessero essere lette e interpretate secondo lo schema stimolo-risposta, come sostenuto dalla teoria riflessologica di Pavlov, Bechterev e Bykov. Vygotskij non nega il ruolo rilevante giocato dai riflessi condizionati nella strutturazione del comportamento animale ma contesta che lo studio delle sole reazioni visibili possa essere di qualche utilità per spiegare il comportamento umano, guidato da movimenti interiori, da elaborazioni psichiche complesse non osservabili a occhio nudo e, soprattutto, dalla coscienza, che Vygotskij, riprendendo la lezione marxiana,intende soprattutto come coscienza sociale,come consapevolezza delle proprie radici storiche e culturali. Ogni attività umana, in altri termini, si realizza secondo un processo che parte da un’idea – partorita da una mente cosciente – e persegue uno scopo.
Se, dunque, la sequenza S-R è alla base dei processi psichici elementari (come gli istinti) e anche dei riflessi acquisiti o condizionati, nei processi psichici superiori (l’attenzione, la
percezione, la volontà) intervengono ulteriori tipi di stimoli, espressione diretta del comportamento del soggetto e da questi utilizzati come strumenti (priem) per intervenire sull’ambiente. Si tratta di metodologie, strategie,
artifici che Vygotskij condensa nella definizione di stimolo-mezzo. È un passaggio fondamentale, quest’ultimo, che modifica qualitativamente il rapporto fra stimolo e reazione.
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