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Rousseau: educazione naturale e negativa


L’Emile un romanzo pedagogico con lo scopo di rendere concreti i criteri sostenuti da Rousseau applicati su di un fanciullo affidato ad un precettore che si identifica con l’autore stesso. Emile è orfano, nobile e ricco:
• orfano in quanto non si giustificherebbe la presenza di un precettore visto che i precettori migliori sono i genitori
• nobile perché così sarà sempre una vittima strappata al pregiudizio, per citare le parole stesse di Rousseau
• ricco, per poter immaginare un tipo di educazione molto elaborata e complessa che crea intorno al fanciullo situazioni stimolanti; reagendo a tali stimoli il discente si educa.
I cinque libri, in cui è articolata l’opera, seguono lo sviluppo di Emile dalla nascita fino alla paternità e cioè:
• il I e il II libro vanno fino a 12 anni, ed è il periodo della vita in cui predomina il senso,
• il III abbraccia il periodo 13-15 anni, in cui predomina il senso dell’utilità,
• il IV descrive il raggiungimento dell’età della ragione, che corrisponde a 15 anni, momento in cui si sviluppa anche il senso morale, e quindi i problemi religiosi,
• il V è riservato all’educazione femminile, all’inserimento di Emile nella vita sociale e al matrimonio con Sophie.
Per Rousseau esistono tre tipi di educazione il cui armonico concorso produce un’educazione perfetta
1) educazione della natura
2) educazione delle cose
3) educazione degli uomini
Un aspetto fondamentale dell’educazione voluta da Rousseau è l’esclusione del discente dall’educazione della società e degli uomini in genere perché essa è incontrollabile. Si tratta quindi di un’educazione negativa o del metodo inattivo, che vede applicato la celebre frase: Per formare quest’uomo che cosa dobbiamo fare?.... impedire che nulla sia fatto. In pratica si tratta di non intralciare od affrettare il processo naturale di maturazione del fanciullo, ma attendere che l’educazione naturale faccia il suo corso. La natura dell’uomo segue tre fasi: senso, utilità e ragione che si affermano uno dopo l’altra e maturano spontaneamente ed ogni momento è condizionato dal precedente.
La pedagogia di Rousseau è estremamente ottimista. Il primo compito dell’educatore è di dare la possibilità al discente di fare le proprie esperienze, esperienze fatte sulle cose e non all’interno dei rapporti umani. Gli uomini possono intervenire solo predisponendo le condizioni necessarie. Delle tre specie di educazione, Rousseau accetta soltanto quella della natura, che egli definisce educazione naturale, respinge quella degli uomini che definisce educazione negativa ed utilizza quelle delle cose rendendola più possibile conferme all’educazione naturale (educazione indiretta)
Pertanto, nel processo educativo, la relazione fondamentale è quella esistente fra individuo ed ambiente naturale, rapporto che tuttavia non sminuisce il rapporto educatore/educando, anzi il compito dell’educatore viene valorizzato perché egli si realizza nel preparare situazioni concrete di efficace valore educativo.. In altre parole si potrebbe dire che la relazione educando/educatore si attua attraverso la relazione educando/ambiente che così da immediata diventa mediata. In questo modo sono coinvolte indirettamente altre persone seppur con ruolo secondario. Per esempio, Emile impara a leggere perché riceve biglietti di invito che non è in grado di decifrare e che gli altri non vogliono decifrare per lui per punirlo da precedetti atti sgarbati. Comunque il comportamento di queste terze persone è sempre controllato e previsto dall’educatore, anzi in alcuni casi di contatto fra educando e terze persone si risolve in una sorta di contratto sociale. L’unica cosa che Rousseau rifiuta categoricamente è il capriccio cioè la tendenza a servirsi degli altri a proprio piacere perché più tardi si può trasformare in ipocrisia ecc…. Tutti gli altri desideri del fanciullo sono legittimi. Rousseau rifiuta anche ogni forma di sentimentalismo educativo ed è per questo che prima dell’età della ragione ogni rapporto umano e ridotto notevolmente e forse in ciò si può intravedere una reazione all’educazione ossessivamente sentimentale ricevuta da Rousseau da parte del padre. Rousseau rifiuta anche ogni abitudine: ne accetta una sola cioè quella di non contrarne alcuna. Pertanto nel metodo del filosofo francese non c’è alcun posto per le favole, per le storie sentimentali e per le lezioni teoriche: ogni cosa viene imparata in modo attivo: il linguaggio, tramite la conversazione e la lettura, le scienze, tramite esperimenti pratici costruiti dall’educando stesso. Può darsi che a volte sia necessario anticipare qualche nozione col metodo intuitivo; a questo, tuttavia, dovrà seguire al più presto l’applicazione attiva. L’emulazione non esiste perché Emile è sono emulo di se stesso.
Con l’arrivo dell’età della ragione l’educazione assume delle dimensioni diverse: alla ragione sensitiva subentra la ragione vera e propria; il ragazzo comincia ad esprimere giudizi che implicano idee astratte e l’istinto cede il campo alla coscienza morale. È il momento in cui Emile si interessa delle biografie, della storia, degli studi scientifici approfonditi, come si trattasse di una seconda rinascita, come afferma Rousseau stesso.
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