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Educazione e sviluppo affettivo

Studiare i contributi che la psicanalisi ha dato alla pedagogia attraverso i suoi studi sullo sviluppo, significa capire come i risultati (in questo caso in campo affettivo) abbiano fornito agli educatori degli strumenti utili a capire quelle che sono le caratteristiche proprie dello sviluppo affettivo (così come cognitivo e sociale) del soggetto.

Freud


Se vogliamo individuare le dinamiche affettive del comportamento, bisogna risalire, come per lo sviluppo cognitivo, alla loro origine, che Piaget individuò nei riflessi.
Per quanto riguarda lo sviluppo affettivo Freud individua, invece, come origine “la libido”, ovvero una carica energetica che il bambino possiede fin dalla nascita e che lo porta a sviluppare la sua sessualità, che prima è parziale e solo successivamente diventa matura.
Per Bruner (che fu un interprete del pensiero di Freud), Freud applica un “modello idraulico” per spiegare la libido: tale energia pulsionale nasce a monte e cerca qualche via di uscita arrivando così a valle, raggiungendo una momentanea gratificazione attraverso le zone erogene (cioè le zone del corpo attraverso cui la libido trova soddisfazione).
Per cui, lo sviluppo affettivo è determinato da tutta una serie di comportamenti che il soggetto mette in atto per permettere proprio il defluire della carica pulsionale.

Secondo Freud, è possibile individuare fasi ben distinte dello sviluppo psico-sessuale, che si differenziano tra loro in base delle zone erogene via via interessate dall’investimento libidico nelle varie età di sviluppo:
o La fase orale (primo anno di vita): durante questa fase la zona investita dalla libido è la zona orale, per cui il neonato non prova pieno soddisfacimento solo attraverso l’alimentazione, ma anche grazie a qualsiasi oggetto portato alla bocca. Questo è il motivo per il quale il bambino in questa fase tende a mettere tutto in bocca, dai giocattoli alle coperte ecc..
o La fase anale (da 1 a 2 anni): nella fase successiva la zona erogena privilegiata è quella anale, legata all’uso degli sfinteri e al piacere provocato dall’espulsione delle feci. Ciò avviene perché, in seguito allo sviluppo fisiologico del bambino, si ha una maggiore innervatura della zona anale e la muscolatura si potenzia, permettendo al bambino un controllo degli sfinteri che prima non aveva (per questo prima usava il pannolino). Questa forma di erotismo viene anche potenziata soprattutto dalla madre che, avendo tolto al bambino il pannolino, lo incoraggia a controllarsi, nel rispetto delle regole igieniche, e così facendo gli da’ delle gratificazioni.

o La fase fallica (dai 2 ai 5 anni): l’attenzione del bambino si sposta nella zona genitale, dove rimarrà anche nel corso dell’età adulta.
Secondo Freud se il bambino vive male questa fase dello sviluppo, venendo sgridato, può andare incontro a fenomeni come:
- la fissazione (il soggetto arresterà la fase di sviluppo non evolvendosi),
- o la regressione (dopo un percorso normale il bambino ritorna ad una fase precedente).


All'inizio il bambino non possiede altro che il principio di piacere, ovvero l'Es.
Man mano che cresce inizia a fare esperienze che gli permettono di capire la distinzione tra il proprio corpo e una realtà esterna che deve affrontare, in quanto essa può ostacolare il soddisfacimento dei suoi bisogni e desideri.

Questa è, come abbiamo visto, una conquista cognitiva descritta anche
- da Piaget in termini di rapporto che il bambino istituisce con gli oggetti,
- da Vigotskij parlando di rapporto del bambino con gli adulti di riferimento che insegnano il linguaggio sociale;
- mentre Freud (in termini di sviluppo affettivo) parla di progressivo spodestamento dell’Es come conseguenza del rafforzamento dell’Io, ovvero di passaggio dal principio di piacere al principio di realtà.

Questo passaggio, come abbiamo detto, avviene attraverso delle esperienze quali ad esempio "l'angoscia di separazione".
Il bambino, non possedendo ancora l’idea di oggetto permanente, rimane turbato quando la mamma, che lo aveva nutrito e accudito, si allontana dal suo campo percettivo e per lui “scompare”.
Questa è una delle prime esperienze che aiuta il bambino a intuire la distinzione tra se stesso e la realtà, e quindi a percepire il suo io corporeo come una realtà distinta dalle altre.

Questo passaggio è quindi necessario per giungere alla coscienza dell’Io. Ma prima di giungervi, il bambino si percepisce come oggetto tra gli oggetti, cioè nomina se stesso così come nomina le cose; e questo sta a significare che si considera separato dalle cose ma ancora non è presente in lui quella autocoscienza completa che è l’Io.

Tutto questo per dire che ad un certo punto dello sviluppo affettivo,
l’energia pulsionale deve fare i conti con la realtà fisica e sociale: dallo scontro nasce l’Io come presa di coscienza dell’ opposizione tra soggetto e mondo esterno che, al principio di piacere, oppone il principio di realtà.

Successivamente si svilupperà il Super-Io, ovvero l’insieme delle norme interiorizzate.
Ciò avverrà in seguito all’esperienza edipica, alla quale il bambino va in contro al termine della fase fallica.

Quindi il bambino che ama la madre e vede il padre come un rivale vive il complesso di Edipo, mentre al contrario la bambina che ama il padre e vede la madre come rivale, vive il complesso di Elettra.
Allo stesso tempo si vive anche un sentimento di angoscia legato al tabù dell’incesto e all’impossibilità di soddisfare il desiderio a causa dei modelli ambientali che lo bloccano e generano questi sentimenti di colpa. Il suo superamento avviene con l’identificazione del bambino col genitore del proprio sesso, e ciò porta alla scelta del sesso psicologico appropriato.
Solo a questo punto, come abbiamo detto, si sviluppa il Super – Io, paragonabile ad un censore nei confronti dell’Io, ad un giudice che media tra gli impulsi dell’Es e la morale del Super – Io.

Il bambino riesce a vivere il complesso edipico perché è già in possesso di diversi meccanismi di difesa:

 Rimozione: è un meccanismo psichico inconscio per il quale ciò che viene reputato inaccettabile dall’io viene rimosso, cioè non diventa ricordo e va a costituire l’inconscio.
La rimozione agisce di frequente come “rimozione preventiva”, producendo insicurezza e ansia.
 Repressione: simile alla rimozione, è diverso per il semplice fatto che è un processo conscio. Per cui il bambino reprime i desideri che considera inaccettabili.
 Regressione: un individuo, di fronte ad una situazione che gli appare paralizzante, ritorna ad una fase di sviluppo precedente.
(Esempio: il caso del ragazzo che, con la nascita del fratellino, non riesce più ad occupare in famiglia il centro della scena, e ritorna a comportamenti infantili.)
 Razionalizzazione: è il meccanismo attraverso il quale un individuo giustifica in una maniera almeno apparentemente razionale un proprio fallimento o un proprio atto socialmente o moralmente sconveniente. (Esempio: la volpe della favola a proposito dell’uva per giustificare il proprio fallimento)
 Formazione reattiva: si ha nel momento in cui il carattere ambivalente di un desiderio fa si che venga accentuata la dimensione positiva rispetto a quella negativa. (Esempio: il bambino prova inconsciamente odio nei confronti del fratellino, ma sente di doversi prendere cura di lui).
 Proiezione e identificazione: sono 2 meccanismi di difesa opposti.
- La proiezione consiste nel “proiettare” sull’altro una caratteristica che non si sa neanche di avere. Di solito sono atteggiamenti o desideri che il soggetto trova insopportabili, per cui ad esempio il soggetto aggressivo penserà che sia il suo amico ad essere aggressivo e se la prenderà con lui.
- L’identificazione, al contrario, avviene quando il soggetto interiorizza una caratteristica che appartiene a qualcun altro che su di lui esercita un certo carisma (ad esempio una qualità che vedo in un personaggio dello sport, un compagno di classe ecc..)
 Sublimazione: è la tendenza ad incanalare certi desideri inaccettabili per dare loro un’espressione socialmente accettata. (Esempio: il chirurgo canalizza la sua pulsione aggressiva e ciò gli permette di fare interventi lunghi ore e parecchio delicati).
 Aggressività: è il meccanismo volto a scaricare la tensione prodotta da conflitti e/o frustrazioni mediante la «punizione» o la «distruzione» della causa da cui ha tratto origine.
L’individuo può dirigere la propria aggressività verso se stesso, ma il più delle volte è diretta verso l’esterno.


o La fase di latenza: il soggetto la riscontra al termine del complesso edipico, infatti scompaiono i sentimenti edipici per il genitore di sesso opposto e quelli di contrasto per il genitore dello stesso sesso, e anzi, il fanciullo si esprime in maniera molto affettuosa con entrambi.
Ciò avviene in seguito alla formazione del Super-Io che, essendo all’inizio molto rigido, fa si che il fanciullo non abbia più attenzioni per la sfera sessuale. Ciò determina, appunto, il periodo di latenza, ossia un periodo di calma, in cui all’attenzione per la gratificazione della libido, il fanciullo sostituisce il rispetto delle regole, la riuscita scolastica, l’inserimento sociale ecc…
o La fase genitale: La fase genitale ha inizio con la pubertà, protraendosi poi per tutta la vita dell'individuo, consentendogli di sviluppare relazioni significative con il sesso opposto, grazie all'energia libidica nuovamente concentrata nella zona genitale.
Secondo Freud, se si sono generate fissazioni durante le precedenti fasi, non ci sarà sufficiente energia sessuale per permettere un pieno sviluppo della fase genitale. A questo proposito, è necessario risolvere ogni eventuale fissazione al fine di ottenere un completo ed equilibrato sviluppo psicosessuale.

Erikson


Uno degli autori che ha approfondito e ampliato le intuizioni freudiane è E. Erikson.
Egli infatti entrò in buoni rapporti con la famiglia Freud e, incoraggiato da Anna Freud, cominciò a studiare psicoanalisi presso la Società di Psicoanalisi di Vienna.

Erikson diede vita alla teoria dello sviluppo psicosociale (puntando soprattutto sull’azione esercitata dalla società, che modella la personalità nel corso della vita).

Nella sua opera più famosa, “Infanzia e società” (1950) considera il processo di sviluppo dell’individuo nel ciclo dell’intera vita, delineando 8 tappe, in ognuna delle quali viene presentata una coppia di opposizioni che rappresenta il conflitto che l’individuo deve risolvere prima di procedere nello stadio successivo.
Questi 8 stadi di sviluppo individuati da Erikson sono posti in parallelo agli stadi dello sviluppo psicosessuale definiti da Freud; infatti, fino alla pubertà, le fasi descritte dai due autori coincidono tra loro, mentre le seguenti descritte da Erikson sono tre fasi innovative di vita adulta.

• La fase “orale” di Freud corrisponde alla fase “incorporativa” di Erikson ( 0 – 1 anno) o di FIDUCIA/SFIDUCIA:
 Per Freud, con il passaggio dalla suzione allo svezzamento, il bambino prova sentimenti di amore/odio verso la madre, considerandola cattiva, fino a quando non sentirà più la mancanza della suzione.
 Per Erikson dato che il bambino nel primo anno di vita è totalmente dipendente dall’adulto, deve avere un altro significativo che si prende cura di lui.
Se ciò non avviene, il bambino svilupperà la sfiducia, al contrario, se c’è chi si occupa di lui, svilupperà fiducia.
Una volta sviluppato uno di questi 2 tratti della personalità, esso sarà parte del soggetto per tutta la vita.

• La fase “anale” di Freud corrisponde alla fase “muscolare” di Erikson ( 1 – 3 anni) o di VERGOGNA, Dubbio/autonomia:
 Freud afferma che la defecazione rappresenta una sorta di regalo che il bambino fa alla madre per provare la sua obbedienza, mentre con la ritenzione vuole che gli sia concessa attenzione da parte dei genitori.
 Per Erikson, i bambini imparano ad essere autonomi in molte attività, fra cui andare in bagno, camminare e parlare o a dubitare delle proprie capacità, questo se i genitori concedono libertà in alcune aree e intransigenza in altre, altrimenti svilupperanno il senso di vergogna.

• La fase “fallica” di Freud corrisponde alla fase “spaziale” di Erikson ( 3 – 6 anni) o di spirito di iniziativa/senso di colpa:
 Per Freud, in questa fase si sviluppa il complesso di Edipo che il bambino supera poi con lo sviluppo del Super-Io.
 Anche per Erikson si risolve così il legame edipico, per cui si ristrutturano i rapporti affettivi con la madre e si stabiliscono relazioni più ampie e meno esclusive.
Ciò porta i bambini a voler intraprendere molte attività che, a volte, prevaricano i limiti imposti dai genitori, per cui si sentono in colpa.

• Il periodo di “latenza” di Freud corrisponde alla fase “produttiva” di Erikson (6 – 11 anni) o di Industriosità/ senso di inferiorità:
 Per Freud, in questo periodo il bambino vive questo periodo di “calma” in cui viene meno l’investimento libidico, per cui inizia a concentrarsi su altri aspetti della sua vita, soprattutto sociale (il bambino cerca di socializzare, cerca di riuscire bene a scuola ecc…).
 Erikson, in riferimento a quanto detto da Freud, sostenne che i bambini in questa fase o imparano ad essere competenti e produttivi o si sentono inferiori e incapaci di fare bene qualsiasi cosa.

• La fase “genitale” di Freud corrisponde alla fase dell’ ”adolescenza” di Erikson (12-20 anni) o di
Identità/confusione dei ruoli:
 In questa fase avviene, secondo Freud, una riattivazione delle pulsioni sessuali e l’amore è altruistico e non più finalizzato alla gratificazione personale.
 Questa fase, per Erikson, è molto importante perchè, gli adolescenti cercano di rispondere alla domanda “chi sono?”
Il cercare una risposta a questa domanda può portare alla creazione di un’identità, oppure, se essa non si sviluppa, può nascere il senso di dispersione, che può provocare insicurezza e confusione circa i ruoli che il soggetto si troverà a ricoprire in futuro.

Freud conclude la descrizione delle fasi dello sviluppo psicosessuale con la fase genitale
Erikson continua la descrizione dello sviluppo della personalità delineando altre tre fasi:

• La fase della giovinezza ( 20-35 anni) o di intimità o isolamento:
I giovani adulti cercano di instaurare rapporti intimi con gli amici e una relazione amorosa con un’altra persona, oppure si isolano dagli altri.
A determinare quale sia la tendenza prevalente tra le 2 è il senso di identità, che si è precedentemente sviluppato durante l’adolescenza. Possono infatti esistere soggetti che avendo costruito un’identità solida sono più propensi a creare relazioni intime con gli altri, mentre altri soggetti tendono ad isolarsi perché sentono che sviluppando una relazione significativa, la loro identità si annulla.

• La fase dell’età adulta (35-65 anni) o di Generatività/stagnazione:
Durante la quale gli adulti sono produttivi, impegnati in un lavoro soddisfacente e si costruiscono una famiglia, oppure diventano stagnanti e inattivi.

• La fase dell’età senile (65 anni in poi) o di Integrità/disperazione:
In questa fase, l’anziano fa un bilancio di quella che è stata la sua vita, e si rende conto che se ha vissuto una vita piena e ha dato un senso alla sua esistenza, accetterà serenamente la morte;
se invece prova una mancanza di integrità la esprime attraverso il sentimento di disperazione, secondo cui l’individuo capisce che il tempo è troppo breve per cominciare un’altra vita diversa.
Superata la disperazione, c’è la consapevolezza di poter offrire alle nuove generazioni un esempio di chiusura di uno stile di vita.

In ambito pedagogico tutto questo equivale a dire che l’educatore deve necessariamente conoscere ogni compito di sviluppo delle varie età, e dare al soggetto ciò di cui ha bisogno per vivere bene un dato compito di sviluppo.


ADLER
Adler è considerato un discepolo dissidente di Freud.
La sua posizione si caratterizza per l’attenzione posta alla psicologia individuale, poiché parla di comprensione della vita affettiva del soggetto nella sua unicità. Per questo motivo egli rifiuta le generalizzazioni parlando di procedimento individualistico.

Se per Freud era necessario delineare chiaramente e analiticamente il passato del soggetto per poter comprendere a pieno i suoi comportamenti e la sua personalità,
per Adler è necessario, non solo ricostruire il suo passato per meglio capire il suo presente, ma bisogna individuare la meta verso cui egli tende, ovvero il disegno di vita personale del soggetto, quindi il senso della sua esistenza, il suo modo di essere e l’energia che possiede che lo porta a proiettarsi nel suo futuro e a raggiungere degli obbiettivi.

 Sempre tenuto conto della meta, afferma che ogni fenomeno psichico ha un senso, un significato, all'interno di essa: cioè qualsiasi azione che il soggetto compie (anche azioni apparentemente normali svolte a causa di una motivazione inconscia), è finalizzata al raggiungimento della meta, alla quale il soggetto tende inconsciamente. Quindi la personalità è proprio "continua preparazione ad una meta".
- Prendiamo come esempio il caso di un uomo di buone maniere che conosce una ragazza e decide di fidanzarsi. Il ragazzo però tende ad imporre alla ragazza degli ideali troppo rigidi ai quali la ragazza non vuole più sottostare, quindi lo lascia. Il ragazzo, dopo aver avuto un collasso nervoso ed essersi rivolto ad un analista, scoprì che il realtà il suo atteggiamento di superiorità era dovuto al fatto che aveva già inconsciamente intenzione di lasciare la ragazza. E questo perché, stando alla ricostruzione dell’analista, la sua infanzia era stata infelice perché aveva vissuto da solo con la madre, sviluppando una visione negativa della realtà matrimoniale.
Il soggetto ovviamente non era consapevole di tutto questo, tanto che nella vita di tutti i giorni faceva delle scelte normali. Semplicemente la sua meta era il celibato, ma lui non lo sapeva.

La carica energetica che spinge il soggetto a raggiungere la meta, Freud la chiama libido, mentre Adler la chiama sentimento di personalità.

Il sentimento di personalità però, può essere non riconosciuto dagli altri, o peggio, ferito.
Ciò significa che l’educatore può quindi trovarsi davanti a delle condotte di inferiorità e di inadeguatezza che possono anche far sviluppare una personalità nevrotica.
In questi casi egli deve avere l’atteggiamento della comprensione e della relazione compartecipante, cioè deve sapere che durante l’età evolutiva il soggetto al quale non viene riconosciuto il suo sentimento di personalità sarà un soggetto che può star male da un punto di vista psico-affettivo.
L’educatore prima di indirizzare il soggetto verso uno psicologo deve cercare di comprendere il suo sentimento di personalità e, attraverso una situazione compartecipante , aiutarlo a giungere ad una maggiore padronanza di sé.
Secondo Adler spesso sono gli educatori che non comprendendo il sentimento di personalità del soggetto lo frustrano e lo bloccano determinando così un senso di inferiorità.
 Quest’ultimo può portare il soggetto o a chiudersi in sé stesso considerandosi incapace, oppure se il sentimento di personalità è molto forte ma non viene riconosciuto dagli altri, il soggetto, non volendo vivere con questo senso di inferiorità, reagisce con aggressività.


Jung

Nella tradizione del pensiero pedagogico l’obiettivo principale dell’educazione è sempre stato quello di formare una personalità equilibrata.
Jung parla di equilibrio tra introversione ed estroversione, infatti attraverso l’analisi psicologica risulta evidente che l’equilibrio tra le molteplici dimensioni della personalità costituisce un’esigenza profonda del soggetto, perché se si concentra solo in un’unica direzione, può risentirne psicologicamente e fisicamente.

• Un soggetto estroverso pensa, sente e agisce in maniera direttamente corrispondente alle circostanze obiettive, cioè la sua vita è tale che la realtà esterna del mondo fisico e sociale rappresenta un fattore determinante, quindi per il soggetto è più importante guardare e adattarsi alle richieste esterne che pensare a se stesso.
Tutto il suo agire infatti si orienta in base alle persone e alle cose; quindi la persona estroversa focalizza tutta la sua attenzione verso la realtà esterna, non dedicandosi alla propria interiorità, di conseguenza anche i principi morali del comportamento, e quindi le sue azioni, ciò che pensa, viene dettato dall'esterno. E' proprio per questo motivo che è una persona conformista, dogmatica e tende all’assolutismo ideologico.

Spesso si pensa che essere estroversi sia meglio di essere introversi, ma in realtà l'estroversione, se sta dominando l'altra dimensione psichica, rappresenta l'incapacità di autonomia.
Il tipo estroverso è un tipo "normale", nel senso che si inserisce nella realtà di fatto, senza alcuna difficoltà, adattandosi professionalmente o a livello di scelte. Nonostante il soggetto sia normale, adattandosi troppo alla realtà esterna, tiene in scarsa considerazione le sue esigenze e necessità soggettive, proiettando tutto verso l'esterno. Questa non curanza delle esigenze personali si esprime in problemi che vengono somatizzati, cioè si esprimono, a livello inconscio, attraverso dei malesseri fisici. Il pensiero fisso è risultare normali e capaci nell'affrontare le varie situazioni che si presentano.

La reazione dell'inconscio: L'uomo che è impegnato nella carriera può avere altri desideri, come quello di crearsi una famiglia o rispondere ad un bisogno di affetto, però rimangono inconsci e possono essere interpretati solo attraverso l'analisi dei suoi sogni. Coscientemente desidera tutto ciò che è legato ad una realtà esterna, però questo significa sacrificare la realtà intima che a livello inconscio si esprime. Quindi nel soggetto è necessaria la convivenza delle 2 istanze.
• Il soggetto introverso invece dirige tutta la sua attenzione verso se stesso, quindi non conosce bene la realtà esterna e non si pone il problema di sapersi adattare, e quando lo fa non mette in gioco tutto se stesso, per questo motivo viene considerata una persona chiusa, riservata o insicura, e ciò viene confermato anche dagli altri. Ma questo accade poichè non esprime tutta la sua personalità e le sue qualità.
Lo sguardo di ciò che avviene nel mondo intimo li affascina, quindi sono soggetti che analizzano molto l'interno, preferendo vivere bene i sentimenti, le riflessioni, le emozioni ecc..
Proprio a causa di ciò evitano situazioni di socializzazione dove non trovano soddisfazione.
Anche nella comunicazione non vi è coinvolgimento e persuasione, a tal punto che sono gli altri a dover fare grandi sforzi per riuscire ad accogliere un soggetto introverso.
Dietro questi comportamenti però non vi è consapevolezza, rientra a far parte di un "comportamento normale" per il soggetto.
Dal punto di vista razionalistico ed estroverso questi soggetti vengono ritenuti inutili fra tutti gli uomini. Però il fatto che ci siano tipologie diverse di persone ci fa capire che il mondo è ricco e vario. Al di la di questo il tipo introverso è anche spirituale e può essere promotore di civiltà.
Bisogna quindi affermare che è importante possedere un equilibrio fra l'introversione e l'estroversione.

Da un punto di vista pedagogico, la lezione di Jung agli educatori è volta a far si che essi si impegnino a fornire a tutti i mezzi necessari per compensare le carenze e i vuoti che inevitabilmente un soggetto si trova ad avere, e che deve superare se vuole esprimere al meglio la sua personalità.
Per lui è importante non solo che la scuola dispensi conoscenze in questo senso, ma che presti attenzione soprattutto alla qualità del rapporto educativo dell’educatore con la classe e soprattutto con il singolo alunno.

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