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Modelli pedagogici di fine Settecento

Fin dal Medioevo le istituzioni educative in Italia e in Europa erano state monopolizzate dalla Chiesa. Col Settecento c’erano stati vari cambiamenti e una differenziazione dei modelli pedagogici.
La pedagogia dal Medioevo al Seicento si era occupata quasi esclusivamente della preparazione intellettuale e religiosa degli allievi, visti come futuri uomini, mentre nel Settecento si è imparato a prendere in consegna il “soggetto in educazione” nella sua totalità di spirito, corpo, sensi, ragione e sentimento e a fornirgli una formazione globale, tecnica e professionale, ma anche etica, civile e politica; lo si è immaginato come futuro uomo e cittadino, ma riconoscendolo nella sua diversità dall’adulto, rispettando e valorizzando la sua individualità di bambino o di ragazzo o di ragazza. In precedenza si riteneva che il destino dell’uomo fosse deciso fin dalla nascita da Dio e dalla natura; grazie all’Illuminismo la fiducia nella Ragione e nell’esperienza aveva portato a ritenere che il destino dell’uomo era legato all’educazione, cioè a tutto il complesso delle esperienze e delle situazioni storico-ambientali nelle quali l’uomo si trovava inserito fin dal primo istante di vita.
In Francia le istituzioni scolastiche tradizionali resistettero quasi intatte fino al 1789. La monarchia francese, a differenza di altre nazioni, non aveva dotato il paese di un sistema d’istruzione pubblica. Con la Rivoluzione Francese, in primo luogo, fu eliminato l’ordinamento scolastico de\V ancien regime, caratterizzato dal monopolio della Chiesa sull’educazione e dal carattere religioso dell’insegnamento. L’Assemblea Nazionale, nel settembre 1789, decise il trasferimento dell’istruzione sotto il controllo pubblico.
Tutti i beni del clero, comprese le scuole e i collegi, furono messi a disposizione della nazione. Nel 1791 i preti furono esclusi dall’insegnamento pubblico. Gli illuministi vedevano nella diffusione dell’istruzione e della cultura uno strumento decisivo di emancipazione e di libertà per l’uomo e una premessa per il raggiungimento dell’uguaglianza. Ma questi progetti si interruppero con l’avvento di Napoleone.
Con le riforme del periodo napoleonico l’insegnamento si basò di nuovo sulle lingue classiche e la matematica; la disciplina tornò a essere rigida e di tipo militaresco, la prospettiva pedagogica si modellò sulla base delle esigenze della borghesia nazionale. Sotto Napoleone la finalità dell'educazione non era più quella di formare cittadini liberi, ma sudditi devoti e preparati a servire con dedizione lo Stato nell’amministrazione e nell’esercito. Napoleone il 15 luglio 1801 firmò il Concordato con la Santa Sede, col quale riconosceva la religione cattolica come religione della maggioranza dei francesi; dal canto suo, il Papa rinunciava a rivendicare i beni ecclesiastici incamerati dai rivoluzionari e riconosceva la Repubblica. Il Concordato doveva conciliare a Napoleone il favore dei cattolici francesi, dato che cancellava la tradizione laica della Rivoluzione. A seguire, nel 1802, tu istituita l’istruzione obbligatoria e gratuita, distinguendo i vari gradi di scuole e affidandone la guida all’università; nel 1806 furono creati i licei e si provvide alla preparazione dei maestri elementari nelle scuole normali e dei professori secondari nella Ecole Normale Supérienre, fondata a Parigi nel 1808, le cui idealità ispiratrici erano la religione cattolica, la fedeltà all’imperatore, l’obbedienza agli insegnanti. Il dispotismo imperiale e il Concordato con la Chiesa cattolica consolidarono il carattere autoritario del nuovo sistema scolastico.
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