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L’educazione dell’uomo borghese

L’opera di carattere più specificamente pedagogico del filosofo inglese John Locke, Pensieri sull’educazione (1693), fu scritta pensando all’educazione di una determinata classe della società inglese: i figli dei borghesi (i gentlemen} e degli uomini d’affari del suo tempo, anche se in varie parti dell’opera sono trattati argomenti validi per tutti.
Per Locke ciascuno deve obbedire alla ragione e dominare le proprie passioni, pertanto il problema educativo, cioè la formazione dell’uomo alla virtù, riguarda la natura umana. Se pure è vero che il comportamento varia a seconda della classe sociale di appartenenza, tuttavia tutti coloro che ricevono un’educazione dovrebbero manifestare una bontà interiore, cioè una civiltà. In particolare, la categoria dei borghesi non può addurre scuse alla negligenza e all’ignoranza in quanto ha la possibilità di estendere le proprie conoscenze e la propria educazione. Come si vede, si tratta di una prospettiva molto concreta: specialmente i gentlemen che si muovono nel mondo e devono trattare con molte persone, per comportarsi nella maniera più corretta e per orientarsi hanno bisogno delle arti trasmesse dall’educazione; la cultura rientra nei fini dell’educazione e contribuisce al conseguimento della virtù se rispetta quello che risulta necessario alla natura umana, cioè la conoscenza della morale e la conoscenza dei propri compiti nel mondo, attraverso lo studio di varie discipline. La cultura serve alla virtù se diventa assimilazione e riflessione personale; solo chi riesce a conquistare la virtù con uno sforzo personale si educa davvero.
Ci si educa e dunque si diventa migliori non attraverso l’incorporazione mnemonica di nozioni ma attraverso un processo di assimilazione interiore delle conoscenze. Il processo di formazione che Locke ipotizza per i ragazzi delle famiglie borghesi è molto preciso: la formazione avviene stando a contatto con l’esterno e con l’esperienza; l’esperienza deve essere interiorizzata, deve consentire lo sviluppo delle capacità del singolo e l’acquisizione di idee. Ma questo non basta ancora. L’esperienza deve esteriorizzarsi nel rapporto con gli altri. Come si è detto, Locke intende trattare dell’educazione di una determinata categoria di persone, i futuri gentlemen, dunque prospetta un tirocinio idoneo per coloro che, diventati adulti, dovranno possedere una cultura solida, una buona capacità di trattare con gli altri e un carattere fermo.
Se i genitori borghesi ne hanno la possibilità, è preferibile che scelgano per i loro figli un’educazione privata che può garantire una migliore formazione morale e preservare dal vizio i ragazzi. Un precettore privato, per Locke, saprà tenere nella giusta considerazione il temperamento dell’allievo e saprà modulare il programma di studio alle sue esigenze. Locke poneva su piani diversi i figli dei gentlemen e i figli delle categorie povere della società perché il possesso della proprietà determinava le differenze e da ciò derivava che i diritti dei gentlemen erano maggiori dei diritti degli altri Questa sua attenzione all’educazione dell’uomo borghese rappresenta una caratteristica e allo stesso tempo un limite della sua prospettiva pedagogica.
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