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John Locke

John Locke un filosofo del 1600 inglese ed egli fa una riflessione filosofica sulla mente dell'uomo. Questa riflessione la ritroviamo nel suo testo "il saggio all'intelletto"
Locke studia i poteri e i limiti della mente dal quale ritiene che gli esseri umani giungono alla conoscenza attraverso l'esperienze. Co questa sua affermazione dichiara di essere contrario all'innatismo, che è il pensiero che ritiene che le conoscenze le regole e i principi morali siano già all'interno di ogni essere vivente. Il filosofo nega questo pensiero perché afferma che l'uomo è dotato di intelletto, cioè di un cervello, con la quale riesce a prendere delle decisioni razionali e a conoscere il mondo. Egli pensa che l'innatismo sia sbagliato anche nel campo della religione perché ritiene che se fosse così non ci sarebbero diverse idee sulla natura di dio e conseguenza non esisterebbe l'ateismo e l'agnosticismo. Per dimostrare la propria tesi prende anche in considerazione i bambini, gli idioti e i selvaggi nella quale non vediamo queste idee innate e ritiene che non bisogna dire che queste idee si presenteranno in futuro perché se fossero innate le dimostrerebbero subito. Conclude la su tesi affermando che le idee morali e varie conoscenze si acquisiscano solamente attraverso l'esperienza diretta che porterà ad un imperativo etico. Locke non fu l'unico ad affermare l'importanza dell'esperienza infatti anche il pedagogista francese Montaigne seguiva il suo stesso pensiero. Sul piano religioso Locke sostiene che non bisogna accettare le imposizioni dogmatiche della chiesa e anche sul piano politico l'uomo non deve agire in maniera passiva.

Empirismo di Locke

Locke scrive anche il "Secondo trattato sul governo civile" nel quale analizza il cambiamento dal passaggio dallo stato naturale dell'uomo allo stato civile. Il filosofo pedagogista argomenta dicendo che l'uomo allo stato di natura vive in piena libertà ed è uguale a suoi simili quindi passa allo stato civile in modo che il sovrano possa mantenere questi diritti naturali infatti se il sovrano non adempie al suo dovere di mantenere i diritti di questi uomini, il popolo ha il diritto di ribellarsi per riottenere i diritti che gli sono stati negati. Con questo suo pensiero possiamo capire che Locke è un esponente del liberalismo, corrente che sostiene che il sovranno non debba avere dei poteri assoluti ma deve garantire ii diritti naturali dei cittadini. Contro la posizione del liberalismo si presenta l'assolutismo. Questa corrente ritiene che nello stato civile il sovrano abbia tutti i diritti che gli spettano senza contare la voce del popolo. Questa idea viene appoggiata dal massimo esponente dell'assolutismo Hobbes. Anche lui espone la sua teoria del passaggio allo stato naturale a quello civile. Egli ritiene che l'uomo allo stato di natura sia aggressivo ed egoista, quindi lo stato di natura è rappresentato da una serie di conflitti tra individuo e questo porta gli uomini a sottostare a uno stato assolutista nella quale c'è solo sovrano abbandonando le condizioni deplorevoli dello stato di natura e ad affidarsi completamente al sovrano. Per raffigurare questa immagine di questo stato Hobbes scrive il "Levitano" dove nell'immagine di copertina viene presentato un sovrano il quale detiene i poteri: esecutivo, legislativo e religioso.
Locke nella sua opera "Pensieri sull'educazione" raccoglie una serie di riflessioni inviate al'amico Clarke nella quale spiega come deve svolgersi l'educazione. Egli ritiene che il soggetto che deve esse educato il gentleman, la classe emergente dell' Inghilterra che si dedica all'industria, al commercio e alla finanza. Il percorso ideato per il gentleman inglese è chiamato curriculo. Il percorso educativo secondo Locke deve essere finalizzata all'attività del giovane uomo di affari. Quindi pone l'attenzione sulle caratteristiche psicologiche del soggetto, cerca di far approcciare l'individuo alla cultura siccome è destinato a lavorare in diversi ambienti in modo di far emergere una capacità critica, quindi il soggetto deve avere una mentalità aperta verso le altre culture, ed anche qui notiamo un collegamento con Montagne il quale affermava che non dobbiamo avere una mente chiusa ma dobbiamo aprirci e comprende le culture differenti. Locke intende incidere sul piano del metodo affermando che i contenuti devono essere impartita in maniera ludica in modo tale che il soggetto abbia un buon approccio con lo studio. Egli intende anche incedere sul piano dei contenuti ritenendo che le materie centrali della cultura umanistica (retorica. grammatica,logica, latino e greco) siano messe ai margini e che vengano centralizzate l'apprendimento della lingua materna e la conoscenza tramite le esperienze. Oltre la lingua madre Locke affianca anche una seconda lingua: il francese, che bisogna apprendere non attraverso la grammatica a con il parlato. (Il latino non deve essere insegnato perché una lingua morta). Ritiene anche che la storia sia fondamentale ma non incentrate sull'argomento della guerra ma con quelle della civiltà. Alla storia viene affiancata la geografia e la cronologia in modo da poter collocare un evento sia nello spazio che nel tempo. Anche la matematica, geometria, e astronomia sono importanti. Locke tiene conto anche delle caratteristiche psicologiche dell'età sottolineando che i bambini certe volte possano distrarsi e quindi il docente deve cercare di riuscire a riportare l'attenzione dell'alunno. Egli difende questo atteggiamento dei bambini giustificando dicendo che fanno parte dell'indole dei bambini e quindi per natura sono portati a distrarsi e a stancarsi delle medesime cose quindi l'insegnante è portato a variare argomento cercando di suscitare la curiosità del bambino. Locke suggerisce di riconoscere che i ragazzi sono in grado di capire siccome sono dotati di ragione, quindi sostiene che bisogna ragionare anche con loro su i contenuti che devono apprendere.
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