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Vita e teoria di Melanie Klein


Melanie Klein fu una psicoanalista austriaca –britannica, nota per i suoi lavori nel campo della psicoanalisi infantile e per la sua teoria in merito alle relazioni oggettuali.
Nacque a Vienna il 30 Marzo del 1882. L’ambiente in cui visse era culturalmente attivo: il padre aveva intrapreso gli studi di medicina, mentre la madre e il fratello maggiori erano affascinati alla letteratura e alla musica. La sua vita fu scossa da due lutti familiari: la morte della sorella di 9 anni e la morte del fratello di 25 anni.
Anche lei come il padre, intraprese gli studi di medicina dai quali si ritirò pochi anni dopo.
Si sposò con un chimico industriale, Arthur Klein, con il quale ebbe tre figli.
Nel 1910, seguì il marito a Budapest e lì venne in contatto con la teoria di Freud.
Nel 1919, lesse il suo primo lavoro ‘’lo sviluppo di un bambino’’ davanti ai membri della Società Psicoanalitica di Budapest.
Nel 1920, al congresso dell’Aja conobbe Karl Abraham, fondatore del celebre Policlinico Psicoanalitico di Berlino e con il quale intraprese l’analisi dell’applicazione della psicoanalisi alle psicosi. Nonostante i pochi mesi di lavoro insieme, quest’esperienza influenzò la teoria della Klein.
Nel 1921, a causa della relazione contrastante col marito, si trasferì a Berlino con i suoi figli.
In quegli anni, Melanie Klein, ebbe modo di entrare in contatto con Anna Freud, figlia si Sigmund, che era diventata membro della società psicoanalitica di Vienna. Entrambe si erano dedicate alla psicoanalisi infantile, ma ciò che le differenziò furono i pensieri totalmente diversi:
• La Klein ritiene che un bambino è analizzabile già dalla primissima infanzia,mentre la Freud ritiene che è troppo presto analizzarlo così piccolo;
• Anna Freud ha un approccio maggiormente pedagogico, mentre la Klein ha un approccio più psicologico;
• Un punto in comune è invece l’osservazione diretta dei bambini e il disegno; (La Klein,però, non si fermò a studiare solo i bambini, ma anche i pazienti psicotici,poiché era del parere che il funzionamento interno del paziente psicotico adulto,fosse simile all’inconscio del bambino)
La società psicoanalista tedesca sosteneva il pensiero di Anna Freud, mentre le idee della Klein trovarono accoglienza presso la società psicoanalista inglese (presieduta da Ernst Jones). Nel 1926,su invito dello stesso Jones, Melanie si trasferì a Londra. Morì nel 1960, all’età di 78 anni.
Differenze con Sigmund Freud:
• Per Freud le istanze della psiche (es-io-super-io) avevano valore metaforico, mentre per la Klein l’io esiste dalla nascita;
• Per Freud la vita del bambino è un meccanismo di rimozione,mentre per la Klein si basa su una triade: scissione-introiezione-proiezione;
• La Klein considerò troppo ‘’statico’’ il termine fase che Freud aveva utilizzato per definire le tappe dello sviluppo psicosessuale (orale- anale – fallica). Lei preferì adottare il termine posizioni, per delineare la qualità relazionale dello sviluppo della psiche;
• Si differenzia da Freud perché lui sosteneva che la patologia per eccellenza fosse la nevrosi, mentre secondo lei esistono pazienti anche più gravi dei nevrotici: come gli psicotici;
• Per Freud l’angoscia del nevrotico è la castrazione (a causa di un brutto superamento del complesso edipico),mentre per la Klein il sintomo degli psicotici è l’angoscia di frammentazione o annichilimento;
• La Klein sosteneva che il complesso edipico fosse precedente rispetto all’età in cui Freud lo aveva posizionato (per lei è da 0-3 anni);
• Infine la Klein nella sua teoria introduce l’uso di piccoli oggetti manipolabili e anche di una scatola, perché secondo lei essa rappresenta il luogo in cui il bambino deposita tutte le sue preoccupazioni;
Teoria

La teoria della Klein si fonda sulle relazioni oggettuali.
La Klein pensa che l’io sin dalla nascita, si trovi coinvolto in un conflitto tra la pulsione della vita e quella della morte,che avviene in quelle che lui chiama ‘’relazioni oggettuali’’ : ovvero,le relazioni con i vari oggetti del mondo, quali possono essere parziali (nella posizione schizoparanoide) e totali (nella posizione depressiva).
Dato che l’io si trova immerso in questo drammatico conflitto, anche gli oggetti, per lui, assumono le caratteristiche delle stesse pulsioni che lo affliggono.
Un esempio di oggetto è il seno: nella fase dell’infanzia,la relazione con la madre riveste un’importanza particolare per lo sviluppo psichico del bambino, perché da ciò dipende la salute stessa del bambino. Lui percepisce il seno materno come un oggetto parziale rispetto all’intera madre ,dotato di caratteristiche proprie e onnipotenti. Per lui esso è un oggetto che ha molto valore e che gli suscita emozioni forti,soprattutto per la funzione che svolge.

Il bambino percepisce il seno come un oggetto buono quando esso lo soddisfa, lo nutre,lo calma ,lo gratifica,lo sazia,gli da calore; mentre lo percepisce cattivo quando esso non lo soddisfa, gli genera angoscia e gli fa provare il senso della fame.
(Gli oggetti dovrebbero intendersi come oggetti del desiderio,cioè, come quegli oggetti capaci di soddisfare un desiderio. Il desiderio è come se fosse il motore dell’azione del bambino: tale stato di bisogno provoca in lui uno squilibrio nell’organismo e fa venire la necessità di tornare allo stato di quiete)
Nella relazione con la madre non vi sono,pertanto, solo sentimenti come l’amore e la gratitudine, bensì anche sentimenti distruttivi,quali l’invidia, l’odio,la rabbia,la paura di insoddisfazione e annientamento.
Con Melanie Klein, il neonato non è più visto come un essere immerso in una sorta di beatitudine ma,al contrario, in preda ad emozioni spesso molto angoscianti e devastanti, riconducibili all’angoscia di frammentazione e annichilimento (es. la fame).
Il neonato che ha fame,infatti, avverte le sensazioni corporee della fame anche ‘’psicologicamente’’ e attribuisce il disagio della fame ad un comportamento malevolo intenzionale,che gli causa sofferenza.
Per questo lei paragona l’infanzia del bambino ad una situazione tipica della schizofrenia che, se non superata, provoca una malattia: la nevrosi (più leggera) o la psicosi (più grave).

Posizione schizoparanoide: Tale posizione avviene tra i 3-4 mesi di età, quando il bambino avverte la madre in modo parziale, cioè, come colei che gli soddisfa i bisogni primari (oggetto buono quando lo fa stare bene e oggetto cattivo quando lo fa stare male).

In questa fase il bambino non prova dei sensi di colpa per le pulsioni aggressive contro la madre quando lo frustra, perché lui lo vede come una punizione o una vendetta contro la madre. (es: il pianto del bambino)
Questo perché il bambino non riconosce ancora la madre come un ‘’oggetto totale’’, cioè come colei che comprende sia degli aspetti positivi e negativi, ma la percepisce come un oggetto ‘’positivo’’ o ‘’negativo’’.

Posizione depressiva: Tale posizione avviene dopo i 4 mesi. Il bambino inizia a percepire la madre come ‘’oggetto totale’’,che presenta in sé sia aspetti buoni che cattivi. Il bambino, quindi, sente i suoi impulsi distruttivi,come pericolosi, in quanto danneggiano la madre.
Da ciò dipendono il senso di colpa e l’angoscia depressiva, che vengono superate con la sublimazione dell’aggressività (attraverso lo sfogo di una pulsione verso un’attività artistica,sportiva,intellettuale).
La Klein sostiene che è fondamentale il passaggio dalla posizione schizoparanoide a quella depressiva, poiché ciò potrebbe comportare una strutturazione psicotica nel bambino (il bambino vedrebbe nella madre solo le qualità negative,senza vedere quelle che lo hanno gratificato).
Ovvero,senza il passaggio da una posizione all’altra, il bambino continuerebbe a vedere la madre solo come un oggetto parziale negativo.

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