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L’importanza della memoria, della fantasia e della storia


La pedagogia di Giambattista Vico si trova espressa nell’orazione De nostri temporis studiorum ratione (Il metodo degli studi del nostro tempo), ma anche nella Scienza nuova e nel Carteggio, in cui numerose lettere attestano l’importanza che egli attribuiva ai problemi dell’educazione. La sua filosofia intendeva avere un carattere pratico e non era staccata dalla pedagogia: fra i due ambiti di pensiero riconosceva legami stretti in quanto la prima ricerca una spiegazione della vita e la seconda ricerca i mezzi più idonei all’attuazione dei fini morali e civili degli uomini.
Vico, a differenza di Cartesio, considera l’uomo in tutta la sua interezza, nel complesso di tutte le sue facoltà. L’uomo è sì ragione, come affermava Cartesio, ma anche senso e fantasia, a quest’ultima qualità assegna un’importanza fondamentale in quanto si manifesta nella storia civile di tutti i popoli. Rivalutando la fantasia, ne deriva come conseguenza la rivalutazione di alcune discipline che derivano da essa, come la poesia e le arti.
Secondo Vico, l’educazione deve occuparsi, nel periodo della fanciullezza, della formazione e dello sviluppo della fantasia attraverso alcune discipline che ne permettono il potenziamento. Rivendica il valore di un’educazione umanistica, rivolta alla formazione etica ed estetica dell’uomo più che a conoscenze di carattere scientifico.
Vico studia l’anima umana e vede i singoli bisogni per ogni età. Nella giovinezza è sviluppata la fantasia, dunque lo studio deve rivolgersi a certe discipline che possono aiutare a coltivarla: pittura, poesia, oratoria e giurisprudenza; più avanti il ragazzo potrà essere orientato allo studio della logica e all’elaborazione delle idee, proponendo lo studio di matematica, fisica, metafisica, morale e teologia. Parlando di educazione estetica, Vico intende non solo le materie artistiche, come canto e disegno, ma tutte le discipline che possono dare ai ragazzi il senso della loro attività. L’educazione dei ragazzi è estetica non tanto in ordine al suo contenuto ma in quanto permette allo spirito di acquistare coscienza della sua libertà e autonomia, cioè coscienza di sé come spontaneità.
Storicamente il concetto di sapienza poetica caratterizza tutto il periodo della storia dell’umanità e comprende tutto quello che col tempo è diventato sapienza ragionata. Il mondo civile delle nazioni è nato e si è sviluppato in virtù dell’atteggiamento fantastico dell’umanità.
L’educazione per Vico si può intendere anche come educazione spontanea quanto l’allievo deve svilupparsi partendo dalle proprie forze; la scienza non deve essere imposta da altri con metodi pedanti, ma deve quasi arrivare a scoprirla da sé attraverso il ragionamento e l’esperienza. Questo non significa che il maestro vada abolito, anzi, è necessaria una figura che indirizzi il ragazzo allo studio della scienza.
Il maestro deve essere in grado di guidare l’allievo in modo che egli ritenga di essere arrivato da sé all’apprendimento della verità. L’educazione si attua in quante si riesce a trasformare lo stimolo esteriore in una tendenza interiore dell’animo, f piacere o l’utilità nel senso del dovere. L’educazione non può cominciare da ciò che è esteriore: solo ciò che presenta qualche interesse vero può essere compreso e afferrato dal ragazzo. La pedagogia di Vico svolge tutti i presupposti della sua filosofia che, fondandosi sulla realtà della storia, vede nel mondo il riflettersi della vita dello spirito.
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