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F. Hegel, Il pensiero pedagogico


Secondo Hegel, la pedagogia ha per oggetto il processo mediante il quale lo spirito individuale si solleva fino all’autocoscienza e tale processo viene descritto nella “Fenomenologia dello spirito”. L’individuo deve ripercorrere i gradi di formazione dello Spirito universale, secondo figure già elaborate e definite dallo Spirito, come si trattasse di una strada già tracciata e preparata. In questo modo succede che noi, nell’osservare ciò che nei tempi passati teneva all’erta lo spirito degli adulti che ora si è abbassato fino a diventare un gioco dei ragazzi o comunque che è diventato nozione, riconosciamo nel processo pedagogico la storia della civiltà. Pertanto, da questo punto di vista, l’educazione è la conquista, da parte dell’individuo di ciò che lo Spirito universale ha già conquistato e realizzato. Tutto questo ha, comunque, scarsi riferimenti con l’esperienza concreta dell’educazione.
Tuttavia, Hegel si è soffermato sul processo educativo dell’uomo in altri scritti come nei discorsi inaugurali tenuti nel ginnasio di Norimberga di cui fu rettore dal 1809 al 1815. Egli afferma che gli studi umanistici sono un modo per nutrirsi dei sentimenti e degli ideali degli antichi che ci permettono di renderci estranei a noi stessi, dal nostro vivere familiare e banale. Quindi essi rispondono ad un’esigenza di separazione che è molto viva nell’adolescente. Il muro con cui si viene a realizzare tale separazione è rappresentato dalla cultura e soprattutto dalla lingua degli antichi. In altre parole, si può affermare che la cultura classica implica una rinuncia ad ogni immediatezza di pensiero e di espressione e ci impone che si cominci a comprendere il pensiero altrui col rinunciare alle proprie opinioni. Si tratta, tuttavia, di una rinuncia provvisoria in quanto imparando a pensare con la testa gli antichi, alla fino impariamo a pensare con la nostra propria testa.
Hegel considera la vita umana divisa in quattro età: l’infanzia, l’adolescenza, la maturità e la vecchiaia. L’infanzia è il periodo in cui il soggetto è in pace con se stesso e con il mondo cioè vive nell’innocenza e in pieno accordo con se stesso e con il mondo che lo circonda. Questo stato felice viene infranto dall’adolescenza perché il giovane tende ad opporsi al mondo, ma viene ripristinata dalla maturità in cui l’uomo considera l’ordinamento etico del mondo come già compiuto, almeno nelle sue linee essenziali. Infine il vecchio è colui che vive soltanto nei ricordi del passato ed al quale il futuro sembra che non debba apportare nulla di nuovo. Il quadro dell’infanzia, come considerata da Hegel, alla luce del materiale di osservazione di cui disponiamo oggi è piuttosto convenzionale e ingannevole. Meglio caratterizzata è, invece, l’età adolescenziale: è risaputo che in tale momento della vita il ragazzo entra in contrasto con il mondo e si immagina di essere chiamato a modificarlo o a riplasmarlo secondo dei nuovi criteri. Erroneo e convenzionale è anche il concetto della maturità umana vista coma una tranquilla accettazione del mondo..
Per quanto riguarda i metodi educativi, Hegel entra in polemica con Rousseau: per Hegel la pedagogia del gioco è una stortura perché prescrive all’educatore di abbassarsi alla mentalità infantile degli educandi invece di sollevare questi ultimi verso la serietà dei problemi da affrontare. Di conseguenza, Hegel insiste sull’esigenza di una disciplina rigorosa che non permetta ai ragazzi di agire secondo la propria volontà e sul carattere necessariamente astratto dell’ istruzione nel senso che l’educazione deve assolutamente bandire ogni riferimento a cose sensibili.
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