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Nell’autunno del 1969, Gardner inizia a lavorare al Project Zero fondato dal filosofo Nelson Goodman, il quale era rimasto particolarmente affascinato da una recente scoperta della neurologia: le due metà del cervello, pur essendo
apparentemente simmetriche, svolgono attività mentali diverse. L’emisfero sinistro governava i processi linguistici, quelli di analisi e categorizzazione; in altre parole, presiedeva il pensiero logico-razionale. L’emisfero destro, invece, appariva coinvolto nella percezione degli stimoli visivi, nella rappresentazione mentale dello spazio e del tempo, nel riconoscimento dei volti e delle espressioni facciali, nella percezione e nella produzione della musica. Per questi motivi, si riteneva che potesse essere sede da una parte del pensiero creativo e artistico e, dall’altro, del lato affettivo ed emotivo del comportamento. Questa scoperta aveva suggerito a Goodman la possibile esistenza di due sistemi di simboli essenzialmente diversi: i simboli di tipo digitale – come i numeri e le parole –, che apparivano governati dall’emisfero sinistro, e i

simboli olistici e analogici – che popolano la pittura, la scultura, la danza e molte altre manifestazioni artistiche –, che sembravano di pertinenza dell’emisfero destro. Nello stesso periodo in cui Gardner lavorava a Harvard, vi
insegnava anche Norman Geschwind, neurologo di fama internazionale; Gardner lo invitò a tenere una conferenza presso il suo gruppo di ricerca e rimase affascinato dalle sue teorie. Con le parole di Gardner: “Restammo incantati dalle sue storie. Geschwind ci descrisse i bizzarri profili cognitivi che ogni tanto capitava di incontrare nelle cliniche neurologiche: pazienti che sapevano scrivere e nominare gli oggetti, ma avevano perso la facoltà di leggere le parole (pur conservando quella di leggere i numeri); pazienti che non ricordavano di essere mai stati in un certo luogo, eppure riuscivano facilmente a trovare la strada per raggiungere quel posto apparentemente sconosciuto; pazienti normalmente dotati dell’udito, che non riuscivano a capire i discorsi pronunciati da altri ma parlavano correntemente e sapevano intendere la musica. […] Quando
l’intensa riunione con Geschwind si concluse, nella mia mente era avvenuto un cambiamento che si traduceva in una fondamentale scelta di carriera: avrei cercato di ottenere un finanziamento post-laurea per lavorare in
un’unità neurologica con Geschwind e la sua équipe”.

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