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Froebel-le idee pedagogiche

Il metodo di Froebel si basa sull’importanza del gioco. Accanto al gioco c’era il canto, entrambi intesi come momenti fondamentali dell’attività ludica ed estetica, centrali nel lavoro nei Giardini.
Nell’opera L’educazione dell’uomo, Froebel partiva da un presupposto religioso per definire l’infanzia: vedeva Dio fortemente presente nella natura e trascendente a essa, come sua unità e suo centro motore. Era un punto di vista profondamente cristiano in base al quale la natura umana è buona, in quanto partecipa dell’opera divina, e in modo particolare lo è quella dei bambini. L’educazione deve guidare e condurre l’uomo alla «chiarezza su di sé e in se stesso, alla pace con la natura e all’unione con Dio. Perciò deve innalzare l’uomo alla conoscenza di se stesso e dell’uomo, alla conoscenza di Dio e della natura e alla vita pura e santa da essa condizionata». Nell’infanzia è depositata la voce di Dio, spetta all’educazione lasciarla sviluppare attraverso una comunicazione profonda con la natura e la costituzione di un’armonia fra soggetto e mondo, senza «prescrivere, determinare, intromettersi». Il vero educatore è quello che riesce a tenere un duplice atteggiamento: saper concedere e saper proibire, sapere unire e saper separare, saper dare delle indicazioni e saper assecondare i desideri dei bambini, saper essere attivo e saper essere anche passivo, fermo e mobile, determinare e concedere. Anche lo scolaro dovrebbe imparare ad avere questo atteggiamento duplice. La formula universale dell’istruzione, per Froebel, è questa: «Fai questo e guarda quale è la conseguenza del tuo agire e a quale conoscenza esso ti conduce!>>. Per Froebel bisogna sviluppare la capacità creativa del bambino, la sua volontà di calarsi nel mondo-natura, di conoscerlo, dominarlo, partecipando col sentimento e, attraverso l’arte, bisogna favorire la sua attività creativa con colori, ritmi, suoni e figure.
L’attività specifica del bambino è, come già detto, il gioco. L’educatore, attraverso il gioco, può scoprire gli interessi di ciascun bambino e regolare senza costrizione la sua attività. Per questo ideò una serie di oggetti che riproducevano le forme geometriche elementari che chiamò poeticamente “i doni” e che dovevano essere offerti al bambino in ordine di complessità crescente. I doni sono sei:
1 una palla di stoffa, perché la sfera è la forma perfetta;
2 la sfera, il cubo, il cilindro per suscitare nel bambino la conoscenza della legge dei contrari; i tre oggetti, infatti, metteranno in opposizione il movimento della sfera con la stabilità del cubo e troveranno la sintesi nel cilindro che si muove ed è stabile;
3. un cubo diviso in otto cubetti allo scopo di suscitare le idee di divisione e di rassomiglianza e di promuovere nel bambino il desiderio di dividere il tutto nelle sue parti e poi ricostruirlo nella forma primitiva o in altre forme;
4. un cubo diviso orizzontalmente in mattoni, per suscitare le idee di lunghezza, larghezza, spessore, altezza;
5 un cubo diviso in ventisette cubetti, per suscitare l’idea delle diagonali e delle frazioni;
6.un cubo diviso orizzontalmente in ventisette mattoni, per rafforzare le idee finora trasmesse.
Questi doni, nell’intenzione di Froebel, hanno anche un valore simbolico in quanto i bambini con la loro fantasia attribuiscono a ciascun dono dei significati particolari.
Froebel inoltre consigliava di utilizzare il disegno come manifestazione dell’attività creatrice del bambino e come mezzo di conoscenza degli oggetti.
Inoltre attribuiva grande valore al giardinaggio come mezzo di conoscenza della natura.
I giardini d’infanzia ipotizzati da Froebel devono essere luoghi dove i bambini possono stare insieme in quanto sono spazi attrezzati per il gioco e il lavoro infantile, per le attività di gruppo, come il canto, organizzati da una maestra giardiniera che guida le attività, senza che queste assumano mai una forma organica e programmatica, come avviene nelle scuole.
Nel giardino, al centro dell’attività, c’è l’intuizione delle cose; predomina il gioco: ci sono aiuole e spazzi verdi, in modo da stimolare le più diverse attività del bambino, sotto la guida dell’educatore.
Una parte del giardino doveva essere coltivata dalla comunità della scuola e un’altra parte distribuita ai singoli alunni: nel complesso il giardino deve essere inteso come l’ambiente idoneo per alimentare lo sviluppo dello spirito infantile. Il “giardino d’infanzia” è una metafora, perché i bambini sono come fiori delicati da coltivare, ma è anche una realtà perché quando è possibile l’asilo si deve aprire su un portico, un giardino, un’area verde dove la natura possa offrire il concerto e la tavolozza delle sue stagioni. Froebel matura le sue idee sui giardini d’infanzia fra il 1836 e il 1840, partendo dalla sua capacità di penetrare nel mondo infantile. Nei giardini d’infanzia si doveva proporre la lettura di fiabe, il canto e il gioco. Come si vede, una visione estremamente moderna per i suoi tempi, che si diffuse in poco tempo in tutto il mondo. Anche in Italia, dopo il 1841, sorsero molti istituti frebeliani. Nel 1885 il ministro Coppino raccomandò l’istituzione di un Giardino d’infanzia presso tutte le scuole normali femminili.
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