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Giulio Cesare Ferrari (1868-1932) è stato uno psichiatra italiano e afferma che del soggetto con difficoltà deve emergere la parte funzionale e non il suo deficit.
Il 2 Luglio 1899 si inaugura a San Giovanni in Persiceto il primo Istituto Medico Pedagogico italiano per frenastenici. L’Istituto è destinato alla cura e all’educazione dei fanciulli deficienti o tardivi nello sviluppo mentale; si contano ben 64 ospiti, la maggior parte provenienti da Reggio Emilia. L’Istituto è fornito di Scuole speciali, di officine e laboratori, di palestra e di ginnastica medica e ortopedica. Vi sono poi ambienti per il teatro e la musica.
Vi sono sezioni separate per maschi e per femmine, per gli agiati e per i poveri, per i puliti e per i non puliti. Nel 1902 gli accolti risultano 221 e la sede viene trasferita a Bertalia. Con la nomina a Direttore dell’Istituto, Ferrari può mettere in atto quelli che sono i suoi convincimenti sul piano metodologico.

Ferrari suddivide i fanciulli in:
- Deficienti correggibili: ai quali può essere impartita un’istruzione professionale che permetta loro di vivere in società, anche se sotto la tutela di un ente;
- Deficienti più gravi: possono usufruire di un addestramento che li porti a svolgere mansioni di tipo automatico;
- Assolutamente ineducabili: possono godere delle cure educative dell’Istituto per poi essere affidati alle famiglie e vivere in compagnia.
Nel 1907 Ferrari lascia la direzione dell’Istituzione Medico Pedagogico di Bertalia, con il rammarico di non essere riuscito a renderlo pubblico. Vince un concorso per direttore di Manicomio a Imola, dove assume la direzione, per l’educazione e la rieducazione dei giovani criminali.
Successivamente gli allievi con disabilità vengono integrati nella scuola di tutti.
La sede di Bertalia chiude con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale poiché l’Istituto viene utilizzato dall’esercito a scopo bellico.

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