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Educazione umanistica: caratteri generali

Il primo carattere dell’educazione umanistica è di essere integrale, cioè rivolta a sviluppare tutti li aspetti della personalità dell’uomo: aspetti fisici, intellettuali, estetici e religiosi. Integrale non significa enciclopedico perché gli umanisti rifiutano ogni sorta di erudizione spicciola. Pertanto, l’educazione dell’Umanesimo coincide con l’ ideale latino dell’humanitas e con quello di paideia (= formazione dell’uomo) di Platone. Le materie di studio non venivano studiate per se stessa ma perché cin grado di poter sviluppare in modo armonico tutte le facoltà dell’individuo e venivano integrate con attività sportive ed artistiche.
Il secondo carattere è quello di essere aristocratica, cioè riservata a pochi, questo anche perché la richiesta di cultura proveniva soprattutto da nuove classi sociali, sia economiche che politiche. Tuttavia, molti umanisti, accettavano come sola legittima l’aristocrazia dell’insegno ed hanno operato per permettere l’ascesa sociale di giovani umile origine, come ha fatto Vittorino da Feltre. Qualcuno come Moro nell’ Utopia arrivano ad affermare l’assoluta uguaglianza di partenza la stessa dignità per tutti. In questo concetto si ritrova il messaggio del cristianesimo originario.
In ogni caso, gli umanisti non si occuparono mai di educazione popolare e trascurarono l’educazione artistica se esa prevedeva un qualche contatto con l’ambiente artigianale: i pittori, gli architetti e gli scultori si formavano nelle botteghe dei maestri e col tirocinio. Questo pregiudizio per le attività manuali portava ad ospitare nelle scuole solo coloro che erano destinati nella vita ad occupare posizioni di privilegio o professioni liberali. Sono esistiti casi di grandi mercanti che hanno procurato ai figli una compiuta educazione umanistica anche se poi essi hanno deciso che avrebbero esercitato comunque il mestiere del padre.
Un pregiudizio che gli Umanisti superarono interamente fu l’ accesso delle donne alla cultura; l’ educazione delle fanciulle di alto rango era pressoché identica a quella riservata ai fanciulli e a volti si è arrivati ad una vera e propria coeducazione.
I maggiori trattatisti italiani furono
1) Leonardo Bruni che afferma la necessità delle nozioni e della perizia letteraria
2) Bernardino da Siena in quale tratta della necessità di legale l’interesse allo studio
3) Maffeo Vegio da Lodi, che ripudia con forza ogni forma di punizione
4) Enea Silvio Piccolomini, con la frase Verbera servos decent non liberos (= le sferzate si addicono agli schiavi, non agli uomini liberi)
5) Jacopo Sadoleto da Modena che sostiene l’importanza della famiglia e dell’ambiente nell’educazione infantile
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