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Giambattista Vico- le idee pedagogiche

I motivi pedagogici negli scritti di Vico si possono trovare nella Scienza nuova e nelle Orazioni inaugurali, tenute ai corsi di eloquenza fra il 1699 e il 1708 all’Università di Napoli. La più celebre di queste orazioni, la De nostri temporis studiorum ratione, contiene una polemica sul confronto fra il sapere nei tempi antichi e quello contemporaneo a Vico fra la fine del XVII e l’inizio dei XVIII secolo. Vico afferma che fra il sapere vecchio e quello nuovo c’è un certo equilibrio: noi moderni abbiamo scoperto molte cose che gli antichi non sapevano, ma allo stesso tempo essi sapevano molte cose che noi non sappiamo; noi abbiamo mezzi per far progressi in un certo campo della cultura; essi ne ebbero altri per un altro campo. Questo atteggiamento implica una negazione del concetto di progresso della conoscenza.
Secondo Vico, dalle scuole del suo tempo escono giovani che non sanno muoversi prudentemente nella vita pubblica e non sanno imprimere ai loro discorsi né il calore che viene dal carattere né il colore che viene dal sentimento. Il mondo nel quale i giovani dovranno entrare da grandi non è composto di linee, numeri e specie algebriche, ma è il mondo storico, fatto di politica, di guerre e di leggi, di moralità e di arte. Vico critica il fatto che al suo tempo il fine dell’educazione è l’analisi esatta, logica, razionale della natura; la sua idea, al contrario, è che debba essere data più importanza alla sfera del probabile e del “verosimile”, cioè trito quello che riguarda il mondo umano e sociale. Secondo Vico, il culto esasperato del metodo razionale (tipico del suo tempo) ha svalutato le scienze morali: il mondo della storia, della poesia, del diritto e della politica.
In realtà, questa per lui è la vera finalità dell’educazione.
Secondo la ricostruzione che Vico propone della storia dell’umanità, l’apparire del linguaggio segna il distacco fra la ferinità e la civiltà: pertanto l’educazione deve cominciare dalla lingua, promuovendo lo sviluppo della memoria. Nella storia dell’umanità e nel processo evolutivo della persona, il primo linguaggio è poetico. Il suo consiglio è di far leggere agli allievi i poeti, gli storici, gli oratori favorendo il rafforzamento della fantasia. Infine si può far studiare la geometria lineare Per Vico, l’ingegno è la facoltà di scoprire il nuovo e la ragione è l’organo della verità dimostrativa. Vico identifica il conoscere col fare, per lui la verità umana è quella che l’uomo compone e produce mentre la conosce.
Vico attribuisce alla psiche del bambino un carattere specifico con la prevalenza del fattore immaginativo-estetico; inoltre il sapere autentico si identifica con l’attività creativa del soggetto.
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