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Michel de Montaigne - Caratteristiche del nuovo metodo di insegnamento


Per riuscire a formare un tipo d’uomo positivo, i maestri devono rinnovare il metodo d’insegnamento. A questo proposito, le indicazioni di Montagne sono le seguenti:
• Come prima cosa un buon insegnante deve seguire le attitudini del bambino, osservandolo mentre agisce, vedendo come si comporta, ascoltandolo mentre parla; egli deve far “trottare” il bambino davanti a sé per determinare il ritmo del suo passo, altrimenti rischierà di andare troppo in fretta o troppo lentamente, con risultati disastrosi in entrambi i casi.

• Non £ possibile insegnare a tanti alunni diversi usando lo stesso metodo. La diversità degli esseri umani è un dato di fatto, dunque, per quanto è possibile, il metodo d’insegnamento deve essere individualizzato.
• Quanto alla valutazione, non deve basarsi sulla capacità del bambino di ricordare a memoria, ma sulla sua capacità di giudicare. E in che modo si valuta la maturità di giudizio? Vedendo se un allievo riesce ad applicare i principi appresi a casi di-versi e a tradurre in pratica la teoria.
• Non si deve insegnare applicando il principio di autorità.
• Il bambino deve imparare a non dare dei giudizi “a priori.”: deve leggere, riflettere, confrontare e scegliere. Se non si sentirà in grado di scegliere, è preferibile che resti nel dubbio, dato che anche la libertà di giudizio è una dimostrazione di uno spirito maturo.
• È importante che il bambino (e poi il ragazzo) sia disposto ad apprendere da tutti: dai sapienti, dagli operai, dagli artigiani, dalla vita e dalle cose stesse.
Da qui segue, nel modello educativo di Montaigne, l’importanza di frequentare le persone più diverse, conversare, viaggiare, leggere (specialmente libri di storia che mettono a contatto coi grandi del passato). Bisogna che 1 ragazzi imparino a osservare l’universo in tutta la sua immensa varietà. Riflettere, infatti, sulla varietà delle opinioni, dei costumi e delle leggi, insegna a riconoscere i propri limiti; meditare sui rivolgimenti della fortuna induce a dare meno importanza ai piccoli fatti che ci accadono; ricordarci delle migliaia di uomini che sono morti prima di noi incoraggia a non temere di andarci a unire a loro nell’altro mondo.
I Saggi di Montaigne rappresentano un’opera magistrale che dimostra le potenzialità formative dell’autobiografia: si tratta in verità di una scrittura argomentativa su tematiche specifiche, ma ciascun saggio parte dall’interiorità dell’autore, dalla sua personale esperienza della vita e dalla sua capacità di riflettere su di essa. Egli stesso apprende scrivendo e, contemporaneamente, insegna ai suoi lettori. Il poeta contemporaneo Sergio Solmi ha tatto notare che lo stile dei Saggi di Montaigne manifesta il medesimo bisogno che si trova nei diari, nelle autobiografie e nelle confessioni, cioè un bisogno di tenersi costantemente aggiornati su di sé.
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