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La cultura europea agli inizi del 500

La civiltà del Rinascimento aveva riguardato solo una parte della popolazione europea. Per la grande maggioranza di essi la vita era proseguita secondo ritmi antichi, tutto pareva immobile: la maggior parte delle persone non sapeva né leggere né scrivere, non conoscevano nemmeno la loro età, perché solo in pochi casi le nascite erano segnalate alle parrocchie. Tutto restava incerto e approssimativo; l’alimentazione continuava a essere prevalentemente a base di cereali (avena, orzo, grano, segale, miglio); la pulizia personale era scarsa, le malattie devastavano intere regioni; si propagavano con rapidità perché la popolazione era debole per la scarsa alimentazione e perché non erano seguite le norme igieniche. La violenza era abituale e ovunque c’erano furti e assassini. I ladri e i briganti erano torturati, impiccati, squartati di fronte alla folla; la notte metteva paura, gli abitanti dei casolari sbarravano le porte e vedevano dappertutto diavoli e streghe vagare nelle campagne; la guerra era vista e accettata come un flagello ineliminabile e ricorrente. L’esistenza della maggior parte della gente comune in Europa era questa.
Eppure, nonostante ciò, fra il 1480 e il 1580 gli spazi, le conoscenze, il sapere degli europei si allargarono in modo incredibile. Si cominciarono a studiare le correnti degli oceani, i venti, il percorso dei fiumi, l’andamento delle coste, delle montagne, dei laghi; furono disegnate le prime precise carte geografiche. La terra fu esplorata e i mari furono attraversati. Questa spinta a conoscere partì dall’Europa a ondate successive: prima furono i portoghesi e gli spagnoli; poi gli inglesi e gli olandesi. Tutti posero le basi di una lunga supremazia europea sul mondo. Alcune circostanze possono spiegare questa grande espansione:
• la realizzazione di navi resistenti, sicure, maneggevoli e soprattutto idonee ai lunghi viaggi in mare aperto come le caravelle e le caracche;
• l’uso delle armi da fuoco, in primo luogo i cannoni;
• l’unione di questi due strumenti, la nave e il cannone, in un’unica macchina come la nave da guerra con l’artiglieria a bordo divenne rapidamente un insuperabile mezzo d’attacco, rispondendo perfettamente alle mire espansionistiche degli europei;
• l’ansia di trovare nuove terre da cui trarre oro, argento, spezie, schiavi, merci di cui l’Europa aveva bisogno;
• la spinta religiosa che portava a voler diffondere ovunque i principi del Cristianesimo.
Riguardo alla fase esplorativa ed espansionistica dell’Europa verso le terre del mondo nel 1500 lo storico Fernand Braudel (1902-1985) pone alcuni interrogativi interessanti: si chiede se questa forza espansionistica sia derivata dalla superiorità della sua cultura e delle sue tecniche oppure il contrario, cioè se movendosi verso altre terre l’Europa è diventata sempre più forte e grande.
L’agricoltura restava la base dell’economia europea: la maggior parte delle persone continuavano a vivere isolate nelle campagne o in piccoli villaggi; le foreste erano molto estese, così come le paludi e i campi incolti. La gente nasceva, si sposava, moriva, in pratica non allontanandosi mai dal luogo natio. Eppure, contemporaneamente, sempre più gruppi di persone si spostavano, facevano circolare le idee e le novità: erano i mercanti che portavano le merci nei mercati delle varie città, gli attori, i musicisti, i saltimbanchi, gli studenti, i professori, gli intellettuali.
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