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Bacone- l’arte di scoprire


All’arte di scoprire è dedicata l’opera Novum Organum (1620). Bacone avvertiva l’esigenza di una nuova riorganizzazione del sapere, per la diffusione delle tante conoscenze nuove che mettevano in discussione il concetto stesso di “invenzione”. Per i logici umanisti l’invenzione era frutto di discorsi e argomentazioni; secondo Bacone, invece, inventare significa scoprire ciò che non si conosce e non ricordare o richiamare ciò che già sappiamo, come avviene quando si mette insieme un discorso o un’argomentazione.
Per Bacone, teoria e pratica, ragione ed esperienza non vanno contrapposte l’una all’altra. Coloro che si basano solo sull’esperienza (gli empiristi) sono come le formiche che raccolgono ciò che già esiste, lo accumulano e lo consumano; coloro che si basano solo sulla ragione (i razionalisti) sono come i ragni, che ricavano da se stessi gli argomenti delle proprie dimostrazioni. L’atteggiamento che Bacone ritiene corretto è simile a quello delle api: partono da ciò che esiste e lo trasformano. Allo stesso modo lo scienziato deve unire teoria e pratica. Per elaborare l’esperienza occorrono strumenti: bisogna definire il procedimento e serve un metodo. Bacone considera corretto partire dall’esperienza e, col procedimento induttivo, procedere gradualmente dal particolare verso livelli di generalità sempre maggiori.
La ricerca richiede una parte “distruttiva” e una “costruttiva”: il sapere va costruito dalle fondamenta, abbandonando i modi di pensare vecchi e accettati senza controllo. Il primo libro del Novum Organum è dedicato alla trattazione delle fonti di errore che possono allontanare l’uomo dalla verità. Bacone dice che gli errori sono come delle immagini fra l’uomo e la natura; li indica col termine latino idòla (che significa “immagini", ma anche “fantasmi”): sono come degli ostacoli sul cammino della verità, in parte provenienti dalla natura stessa dell’uomo, in parte dovuti all'influenza di modi di pensare acquisiti. L’uomo deve esserne consapevole per poterli superare. Dopo aver trattato gli idòla Bacone affronta il problema della ricostruzione del sapere, un sapere basato sull’esperienza e volto all’instaurazione del regno dell’uomo. Ritiene necessario ricorrere ad aiuti dell’intelletto, cioè a regole che facilitino la ricerca rendendola completa e sicura. Una regola generale consiste nell’affidarsi alla scrittura, non solo alla memoria: si devono registrare ordinatamente i risultati delle esperienze costruendo delle tavole, intese come strumenti per raccogliere le osservazioni in modo sistematico e uniforme tra i vari ricercatori. Bacone individua tre tipi di tavole:
• tavole della presenza in cui si registrano le circostanze presenti quando il fenomeno si produce;
• tavole dell’assenza in prossimità nelle quali si registrano tutti i casi nei quali il fenomeno che si studia è assente;
• tavole dei gradi in cui si registrano le circostanze varianti col variare del fenomeno.
Per esempio, se si vuole cercare quale sia la natura del calore, occorrerà costruire una prima tavola in cui raccogliere i casi in cui il calore è presènte (tabula praesentiae); una seconda tavola in cui si registreranno casi simili ai primi, ma nei quali il calore non è presente (tabula absentiae); una terza, infine, in cui si registreranno casi di variazioni del calore {tabula graduum).
Il procedimento attraverso il quale, partendo dall’esperienza, si può arrivare a teorie fondate, si presenta nel pensiero di Bacone molto complesso. In base ai dati raccolti nelle tavole si può arrivare a formulare un’ipotesi provvisoria, una “prima vendemmia” o “interpretazione iniziale” che ci consenta di trovare una prova attraverso la quale poi si possa stabilire una legge. Per procedere oltre occorrerà ancora un lungo cammino: Bacone enumera parecchi altri aiuti dell’intelletto, ma non conduce a termine la sua trattazione.
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