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Il verismo

Anche in Italia iniziarono tentativi in direzione di una maggiore attenzione alla realtà contemporanea.
Lungo questa strada si erano mossi alcuni critici e narratori risorgimentali come Cattaneo e Nievo.

La nascita del verismo

Tra i dibattiti del Realismo emersero i termini ‘vero’ e ‘verismo’ per indicare una letteratura che si accosta alla realtà. Il verismo riprese l’impersonalità dal Naturalismo francese, ma se ne distaccò sul piano tematico (maggiore attenzione al mondo rurale rispetto a quello urbano) e sul piano ideologico (i veristi erano più moderati). In Italia, infatti, c’era arretratezza, rispetto alla Francia, più evoluta e alle prese con lo sviluppo industriale.
I maggiori esponenti del Verismo, oltre a Verga, furono Luigi Capuana e Federico De Roberto.

Il verismo nasce in Sicilia con Verga e Cattaneo

Rappresenta la realtà contadina e borghese; anche il linguaggio è popolare ed è basato su detto, superstizioni.

Caratteristiche:

1. Regressione dell’autore: il narratore onnisciente si nasconde dalla narrazione e non interviene mai.
Regredisce a uno stato primitivo e sospende il giudizio, nascondendosi.
2. Straniamento: il narratore, di fronte alle cose particolari della realtà, sospende il giudizio, prende le distanze e si estranea da ciò che succede, si eclissa, lasciando che sia il lettore a giudicare.
3. Discorso indiretto libero: il narratore, poiché vuole rappresentare la realtà “nuda e cruda”, usa un linguaggio che si avvicina a quello del popolo. Riporta immediatamente le parole dei protagonisti, così da calare direttamente il lettore nella realtà.

Nel momento in cui il narratore si nasconde, si parla di impersonalità dell’arte, ovvero che l’opera sembra essersi fatta da sé perché il poeta non interviene mai.

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