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Il Simbolismo è un movimento poetico nato in Francia nel 1886.
Alla base del Simbolismo vi è l’idea (che va completamente contro la scientificità del positivismo) che oltre la realtà percepita con i sensi, vi sia un’altra realtà più profonda che solo il poeta può scoprire, grazie al potere evocativo della parola che, secondo i poeti simbolisti, è dotata della virtù “magica” di evocare, appunto, ciò che si nasconde dietro le apparenze.
Dal momento che che le parole acquistano un significato simbolico (diventano cioè simboli capaci di far intuire verità sconosciute, facendo così passare in secondo piano il significato dei termini usati), grande importanza riveste l’aspetto fonico e musicale del linguaggio.

Quindi alla base della poetica simbolista c’è un linguaggio capace di cogliere e far emergere particolari elementi di questa realtà nascosta (o se vogliamo, dell’Assoluto), attraverso l’uso di figure retoriche come:


    metafora
    analogia
    sinestesia

I precedenti letterari che hanno portato alla nascita del simbolismo
il Simbolismo è ispirato dall’esperienza del Parnassianesimo (un movimento letterario che sosteneva l’ideale di una poesia ispirata ai canoni della bellezza e di perfezione classica), il cui esponente principale fu Gautier, il quale sosteneva che l’arte è assolutamente indipendente dalle esigenze economiche, infatti è a lui si deve lo slogan “l’arte per l’arte”.

Tra i precursori dei poeti simbolisti si ricorda anche Nerval, che anticipò temi come:


    quello dell’alienazione del poeta rispetto alla società
    quello dell’esaltazione della vita sregolata e “maledetta”
    quello della scoperta di una realtà nascosta che può essere scoperta solo dell’artista

Baudelaire
Ma il principale precursore del Simbolismo, considerato anche e soprattutto iniziatore della poesia moderna, è Charles Baudelaire.
Baudelaire contribuì a creare il concetto di “poesia pura”, cioè di una poesia che non ha intenti civili o morali, ma che punta solamente alla suggestione delle parole e dei simboli ( che aprì quindi la strada al simbolismo).
Così come i parnassiani, egli disprezzava la realtà presente, ma a differenza di Gautier non cercava consolazione nei modelli classici, bensì nell'alcool e nelle droghe. Questo stato d'animo di perenne malinconia e di disperazione che non ha alcuna causa concreta e che pertanto non può essere superata, viene definita da Baudelaire col nome di “spleen”.

Alla base della poesia di Baudelaire c’è la “poetica delle corrispondenze”, secondo la quale la natura è un mistero che l'uomo comune può solo avvertire, mentre è compito del poeta far emergere le corrispondenze che esistono tra tutte le cose e che legano tra loro tutti i fenomeni sensibili, formando un'unità.
Il poeta riesce a decifrare queste corrispondenze grazie all'intuizione e all'immaginazione, e li esprime attraverso il linguaggio simbolico.

I “poeti maledetti”
Baudelaire, con la sua raccolta poetica “I fiori del male”, apre la stagione dei “poeti maledetti”.

I poeti maledetti sono così chiamati perché:


    conducono una vita sregolata
    fanno uso e abuso di alcol e droghe
    rifiutano la morale e il conformismo borghesi

I massimi esponenti di questa nuova generazione (prima di loro Baudelaire fu il primo poeta maledetto) furono:


    Verlaine
    Rimbaud
    Mallarmè

Verlaine
Verlaine è probabilmente il poeta più vicino a Baudelaire, con il quale condivide:
la condotta di vita ribelle e anticonformista
l’inquietudine e la noia esistenziale
la ricerca di un linguaggio ricco di corrispondenze.
Ciò che invece caratterizza proprio Verlaine è:
il gusto del vago e del malinconico
l'uso di versi brevi
la ricerca di musicalità effetti fonici.

La sua prima raccolta di liriche aveva il titolo “poemi saturnini” in omaggio alla sua musa ispiratrice, la Malinconia, che nell'antichità era ritenuta un’ emanazione del pianeta Saturno.

Inoltre si occupò di curare l'antologia poetica dal nome “I poeti maledetti”.

Rimbaud
Rimbaud (amico di Verlaine), nonostante si dedicò alla poesia solo per quattro anni, rivoluzionò la poesia moderna, introducendo il concetto di “poeta veggente” che ha il compito di indagare l'ignoto (attraverso il “deragliamento dei sensi”, cioè abbandonandosi liberamente alle sue allucinazioni e alle sue visioni) e deve esprimerlo poeticamente mediante una lingua nuova “dell'anima per l'anima” fatta di simboli e allusioni.

Mallarmè
Pensava che essere un poeta fosse un privilegio perché significava avere accesso ai significati misteriosi e alle corrispondenze tra le cose.
Secondo Mallarmè, la poesia doveva servire per evadere dalla quotidianità dell'esistenza e per cogliere, attraverso un linguaggio oscuro e simbolico, l'essenza profonda delle cose.
Infatti si impegnò per ricercare la “parola pura”, priva di significati ,che riuscisse quindi a rendere l'idea di quella realtà nascosta che simbolisti ricercavano, solamente attraverso la musicalità che quella determinata parola possedeva; e per questo la sua poesia finì col diventare oscura, cioè non facile da capire.
Anche se venne incluso da Verlaine tra i poeti maledetti, passò una vita appartata e lontana dagli eccessi, pubblicando pochissimo. Ciononostante è considerato il poeta simbolista per eccellenza.

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