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Il romanzo storico

Anche in Italia nell'età romantica si affermò il nuovo genere del romanzo. Gli ambienti letterari tradizionalisti e classicisti guardavano al romanzo con profondo disprezzo, ritenendolo un genere inferiore, adatto tutt'al più per i lettori ignoranti e sprovveduti. Tale disprezzo nasceva in primo luogo da pregiudizi retorici: il romanzo era un genere “nuovo”, “anfibio”, non rispondente a nessuno dei generi narrativi tradizionali, ritenuti sacri e intangibili dalla mentalità classicista; pesavano su di esso anche pregiudizi moralistici, in quanto pensavano che il romanzo rappresentasse in maniera troppo viva la realtà vissuta e le passioni. Questi pregiudizi erano dovuti al clima stagnante della cultura italiana, ancora attaccata alla tradizione gloriosa del passato.
Il romanzo era stato, in Europa, l’espressione letteraria più tipica della visione del mondo, dei gusti e degli interessi della borghesia, prossima a divenire classe dominante. Il romanzo moderno si era infatti affermato per la prima volta con Defoe, Richardson e Fielding, in Inghilterra, dove già nel Settecento la borghesia era avanzata e forte.

In Italia, l’esigenza del romanzo si presentò proprio nel momento in cui la borghesia cominciava a formarsi.
La difesa di questo nuovo genere è stato uno dei punti principali della battaglia romantica sviluppatasi a partire dal 1816. I romantici riconoscono che al momento attuale il romanzo è effettivamente un genere inferiore, ma sono anche convinti che uno scrittore di valore possa impadronirsene e nobilitarlo.
Manzoni, è colui che ha capito più a fondo l’importanza dello strumento romanzesco. Sin dalla prima introduzione al Fermo e Lucia, si dimostra convinto del fatto che il romanzo abbia dignità pari a tutti gli altri generi e che sia indispensabile introdurlo in Italia per colmare una lacuna culturale e per avviare un processo di svecchiamento della letteratura nazionale. Difatti Manzoni usa proprio il romanzo come strumento espressivo per eccellenza della sua visione del mondo e per realizzare il suo ideale di letteratura.
Il romanzo si afferma in Italia essenzialmente come romanzo storico. La sua fioritura si ha nel 1827, quando escono I promessi sposi di Manzoni, La battaglia di Benevento di Guerrazzi, Il castello di Trezzo di Bazzoni, La Sibilla Odoleta di Varese, Il Cabrino Fondulo di Lancetti.
Il pubblico italiano che si andava formando, non più composto da letterati ma da lettori comuni, aveva fame di romanzi, del nuovo genere che rispondeva ai suoi gusti e ai suoi interessi. Tale pubblico era conquistato dalla forma narrativa in prosa che faceva leva proprio su una serie di espedienti per incatenare l’attenzione; era una prosa comprensibile, lontana da quella accademica e aulica della tradizione.
Nei decenni successivi, i romanzi storici invasero il mercato, ottenendo quello che si può definire un “di massa” e assumendo caratteristiche proprie della letteratura di consumo.
All'interno del genere si manifestano diverse scuole. Vi sono innanzitutto gli coloro che seguivano Walter Scott come Giovan Battista Bazzoni e Carlo Varese, che ricalcano da vicino la formula del loro maestro. I manzoniani, tra cui si può ricordare Massimo D’Azeglio, si ispirano a episodi e figure del capolavoro del maestro, ma soprattutto cercano di riprodurre il tono ironico della narrazione.
Francesco Domenico Guerrazzi rappresenta invece una corrente antitetica a quella manzoniana moderata e cattolica: lo scrittore era infatti democratico e anticlericale, ammiratore di Byron e del suo eroismo attivistico.
Se il romanzo storico domina la scena, si riscontra tuttavia anche qualche esempio di romanzo di ambientazione contemporanea, inteso a rappresentare le condizioni della società del tempo.
In Italia il romanzo contemporaneo ha poca diffusione: evidentemente lo studio realistico della società presente esigeva una maturità di strumenti concettuali e narrativi che la cultura italiana era lontana dal possedere. Nel 1839 Antonio Ranieri pubblica Ginevra, l’orfana della Nunziata, un romanzo che ha forti intenti di denuncia sociale. Nell'anno successivo Niccolò Tommaseo pubblica Fede e Bellezza, un romanzo che tratta complessi problemi psicologici.
Una svolta, poco dopo la metà dell’Ottocento, è rappresentata dal capolavoro di Ippolito Nievo, Le confessioni di un italiano, in cui si rievocano le vicende di ottant'anni di storia italiana, dalla società ancora feudale alla vigilia della Rivoluzione francese fino al 1848. Il romanzo di Nievo segna la fine dello schema del romanzo storico di Scott, inaugurando una maniera di narrare dove le vicende psicologiche individuali si collegano ai grandi processi politici e sociali.

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