Concetti Chiave
- Durante l'età romantica in Italia, il romanzo era visto con disprezzo da ambienti classicisti che lo consideravano un genere inferiore e non conforme ai canoni tradizionali.
- In Europa, il romanzo si affermò come espressione della borghesia emergente, con autori come Defoe e Richardson che ne segnarono l'inizio nel Settecento.
- I romantici italiani, a partire dal 1816, difesero il romanzo, riconoscendo inizialmente la sua inferiorità ma sostenendo che potesse essere nobilitato da scrittori di valore.
- Manzoni riconobbe l'importanza del romanzo come strumento espressivo, utilizzandolo per rinnovare la letteratura italiana e colmare lacune culturali.
- Il pubblico italiano, composto da lettori comuni, mostrava un forte interesse per i romanzi, attratti da una prosa accessibile e coinvolgente rispetto alla tradizione accademica.
Il disprezzo per il romanzo
Anche in Italia nell'età romantica si affermò il nuovo genere del romanzo. Gli ambienti letterari tradizionalisti e classicisti guardavano al romanzo con profondo disprezzo, ritenendolo un genere inferiore, adatto tutt'al più per i lettori ignoranti e sprovveduti. Tale disprezzo nasceva in primo luogo da pregiudizi retorici: il romanzo era un genere “nuovo”, “anfibio”, non rispondente a nessuno dei generi narrativi tradizionali, ritenuti sacri e intangibili dalla mentalità classicista; pesavano su di esso anche pregiudizi moralistici, in quanto pensavano che il romanzo rappresentasse in maniera troppo viva la realtà vissuta e le passioni. Questi pregiudizi erano dovuti al clima stagnante della cultura italiana, ancora attaccata alla tradizione gloriosa del passato.
Qual è l'affermazione del romanzo in Europa?
Il romanzo era stato, in Europa, l’espressione letteraria più tipica della visione del mondo, dei gusti e degli interessi della borghesia, prossima a divenire classe dominante. Il romanzo moderno si era infatti affermato per la prima volta con Defoe, Richardson e Fielding, in Inghilterra, dove già nel Settecento la borghesia era avanzata e forte.
In Italia, l’esigenza del romanzo si presentò proprio nel momento in cui la borghesia cominciava a formarsi.
La battaglia romantica per il romanzo
La difesa di questo nuovo genere è stato uno dei punti principali della battaglia romantica sviluppatasi a partire dal 1816. I romantici riconoscono che al momento attuale il romanzo è effettivamente un genere inferiore, ma sono anche convinti che uno scrittore di valore possa impadronirsene e nobilitarlo.
Manzoni e il romanzo storico
Manzoni, è colui che ha capito più a fondo l’importanza dello strumento romanzesco. Sin dalla prima introduzione al Fermo e Lucia, si dimostra convinto del fatto che il romanzo abbia dignità pari a tutti gli altri generi e che sia indispensabile introdurlo in Italia per colmare una lacuna culturale e per avviare un processo di svecchiamento della letteratura nazionale. Difatti Manzoni usa proprio il romanzo come strumento espressivo per eccellenza della sua visione del mondo e per realizzare il suo ideale di letteratura.
Il romanzo si afferma in Italia essenzialmente come romanzo storico. La sua fioritura si ha nel 1827, quando escono I promessi sposi di Manzoni, La battaglia di Benevento di Guerrazzi, Il castello di Trezzo di Bazzoni, La Sibilla Odoleta di Varese, Il Cabrino Fondulo di Lancetti.
Il pubblico italiano e il romanzo
Il pubblico italiano che si andava formando, non più composto da letterati ma da lettori comuni, aveva fame di romanzi, del nuovo genere che rispondeva ai suoi gusti e ai suoi interessi. Tale pubblico era conquistato dalla forma narrativa in prosa che faceva leva proprio su una serie di espedienti per incatenare l’attenzione; era una prosa comprensibile, lontana da quella accademica e aulica della tradizione.
Nei decenni successivi, i romanzi storici invasero il mercato, ottenendo quello che si può definire un “di massa” e assumendo caratteristiche proprie della letteratura di consumo.
Scuole e correnti del romanzo storico
All'interno del genere si manifestano diverse scuole. Vi sono innanzitutto gli coloro che seguivano Walter Scott come Giovan Battista Bazzoni e Carlo Varese, che ricalcano da vicino la formula del loro maestro. I manzoniani, tra cui si può ricordare Massimo D’Azeglio, si ispirano a episodi e figure del capolavoro del maestro, ma soprattutto cercano di riprodurre il tono ironico della narrazione.
Francesco Domenico Guerrazzi rappresenta invece una corrente antitetica a quella manzoniana moderata e cattolica: lo scrittore era infatti democratico e anticlericale, ammiratore di Byron e del suo eroismo attivistico.
Il romanzo contemporaneo in Italia
Se il romanzo storico domina la scena, si riscontra tuttavia anche qualche esempio di romanzo di ambientazione contemporanea, inteso a rappresentare le condizioni della società del tempo.
In Italia il romanzo contemporaneo ha poca diffusione: evidentemente lo studio realistico della società presente esigeva una maturità di strumenti concettuali e narrativi che la cultura italiana era lontana dal possedere. Nel 1839 Antonio Ranieri pubblica Ginevra, l’orfana della Nunziata, un romanzo che ha forti intenti di denuncia sociale. Nell'anno successivo Niccolò Tommaseo pubblica Fede e Bellezza, un romanzo che tratta complessi problemi psicologici.
La svolta con Ippolito Nievo
Una svolta, poco dopo la metà dell’Ottocento, è rappresentata dal capolavoro di Ippolito Nievo, Le confessioni di un italiano, in cui si rievocano le vicende di ottant'anni di storia italiana, dalla società ancora feudale alla vigilia della Rivoluzione francese fino al 1848. Il romanzo di Nievo segna la fine dello schema del romanzo storico di Scott, inaugurando una maniera di narrare dove le vicende psicologiche individuali si collegano ai grandi processi politici e sociali.
Domande da interrogazione
- Perché il romanzo era disprezzato dagli ambienti letterari tradizionalisti in Italia?
- Qual è stata l'importanza del romanzo nella formazione della borghesia europea?
- Qual è il contributo di Manzoni al romanzo storico in Italia?
- Come ha reagito il pubblico italiano all'emergere del romanzo?
- Qual è la novità introdotta da Ippolito Nievo nel romanzo italiano?
Il disprezzo per il romanzo nasceva da pregiudizi retorici e moralistici, considerandolo un genere inferiore e non conforme ai generi narrativi tradizionali, ritenuti sacri dalla mentalità classicista.
Il romanzo si è affermato come espressione letteraria tipica della borghesia, che stava diventando classe dominante, con autori come Defoe e Richardson che hanno segnato il suo sviluppo in Inghilterra.
Manzoni ha riconosciuto la dignità del romanzo e lo ha utilizzato come strumento per colmare una lacuna culturale in Italia, contribuendo alla fioritura del romanzo storico con opere come "I promessi sposi".
Il pubblico italiano, composto da lettori comuni, ha accolto con entusiasmo il romanzo, attratto dalla prosa comprensibile e dalle forme narrative che rispondevano ai suoi gusti e interessi.
Con "Le confessioni di un italiano", Nievo segna una svolta nel romanzo storico, collegando le vicende psicologiche individuali ai grandi processi politici e sociali, superando lo schema tradizionale del romanzo storico di Scott.