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In Francia Balzac dà vita al romanzo realista (non più romantico), con il quale ritrae la società del tempo. Scrive 100 romanzi, intitolati “La commedia umana” (studi di costume, filosofici, analitici). Da qui nasceranno il Naturalismo in Francia (nel 1860 con Flaubert, Zola, Maupassant, Goncourt) e il Verismo in Italia, movimento che è un riflesso del Naturalismo.

Dal 1940 al 1980 c’è un buco in Italia, una situazione di stasi del romanzo storico.
Gli unici scrittori rilevanti di questo periodo sono:
- Domenico Guerrazzi: “La battaglia di Benevento” (battaglia avvenuta nel 1266), romanzo medievale (Manfredi vs Carlo d’Angiò).
- Massimo d’Azeglio: “Ettore Fieramosca” o “La disfatta di Barletta” (ambientazione: 1502 = guerra franco-spagnola per Napoli, 13 italiani vs 13 francesi).
- Tommaso Grossi: “Marco Visconti” (ambientazione: Milano, 1300 = ostacola l’amore tra Ottorino Visconti e Bice del Balzo).

Rispetto ai “Promessi sposi”:
- Questi romanzi abbracciano un’epoca storica che va dal 1200 al 1500, e non il 1600, perché gli autori temono il confronto con Manzoni, inoltre anche il 1700 non è affrontato, perché si sarebbe parlato di contemporaneità.
- C’è un minor rispetto della verità storica, ci sono meno documentazioni e più invenzione.
- I personaggi sono abbozzati e poco approfonditi anche sul piano psicologico.
- Vi è una sciatteria linguistico-stilistica.

Niccolò Tommaseo è uno scrittore poliedrico (tratta di storia e di poesia, scrive romanzi e il primo dizionario di lingua italiana dopo quello della Crusca). Scrive “Fede e bellezza”, una storia di peccato legato alla seduzione e di riscatto/redenzione (aspetto storico + psicologico). Manzoni lo definisce un misto non ben riuscito di sensualità e misticismo, di “giovedì grasso e venerdì santo”.

Ippolito Nievo (garibaldino), che muore tragicamente in un naufragio nel 1861 a 31 anni, poco prima di morire scrive un romanzo pubblicato postumo: “La confessioni di un italiano” (di un ottuagenario, in origine). Racconta in prima persona le vicende di Carlino Altoviti, che racconta la sua vita dal 1775 al 1855: è il primo esempio di romanzo contemporaneo a cui si aggiunge la componente autobiografica (romanzo storico, sociale, di confessione, di formazione).

Romanzo sociale e psicologico: “La pisana” (intuito femminile) è quasi un anticipo della figura dell’inetto (incapace a vivere) Carlino (figura ripresa da Svevo e Pirandello).

Non ottiene molto successo, ma viene rivalutato nella seconda metà di 1900.

Ci sono anche scritti memorialistici: “Le mie prigioni” di Silvio Pellico (vicende vissute allo Spielberg per il “Conciliatore” + carboneria). Denuncia gli orrori di questa prigionia senza un taglio di odio. Quest’opera fece più male all’Austria di una battaglia perduta.

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