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Romanticismo e Alessandro Manzoni

Contestualizzazione storico-culturale

Con il congresso di Vienna (1814-1815) ebbe inizio l’età della restaurazione, dominata dalle potenze che avevano sconfitto Napoleone (Inghilterra, Russia, Prussia) cui si unì la Francia restaurata.
Al concilio, von Metternich propose il ritorno al trono dei legittimi sovrani, ristabilendo la situazione politica prima dell’ascesa di Bonaparte .
Per quanto riguarda l’Italia, il cancelliere sostenne che quest'ultima era solo << un'espressione geografica >>, non una realtà nazionale: propose pertanto una ripartizione del territorio in otto stati, che vennero assegnati ai diversi rappresentanti del congresso. Il clima creatosi dopo il congresso destò nel popolo un malcontento generale, che portò alla creazione di moti rivoluzionari che scoppiarono in diversi punti del continente (moti carbonari in Italia); vennero tutti soffocati nel sangue dai sovrani tranne quello in Grecia, che ottenne la liberazione dal dominio ottomano-turco. Vi erano tensioni anche in Piemonte, geograficamente più vasto ma politicamente instabile; nel Lombardo-Veneto si diffusero idee liberali e carbonare, mentre gli intellettuali tentavano i primi avvicinamenti alle esigenze della società. Il Granducato di Toscana, invece, veniva considerato un'isola di tolleranza, sede di un vivo movimento culturale e di coscienza nazionale. Nei primi dell’ 800 si arrivò a un punto di non ritorno, quando nel 1830 in Francia nacque un’insurrezione nazionale che rovesciò il governo assolutistico di Carlo X e mise al trono Luigi Filippo d’Orleans proclamandolo Re dei “francesi” e non più della “Francia". La nuova monarchia detta monarchia di luglio prevedeva che il potere del sovrano fosse limitato dal parlamento ;questi presupposti scaturirono in Italia la nascita del movimento della “Giovine Italia” fondato nel1831 da Giuseppe Mazzini che proponeva : << cacciata dello straniero>> ovvero gli austriaci, la Repubblica e l’unità d’Italia, e intendeva integrare questi presupposti con l’educazione del popolo, perciò i mazziniani promossero per una ventina d’anni una serie di tentativi insurrezionali .L’esito di queste prove attirò molte critiche su Mazzini, prese così piede il movimento dei liberali moderati che puntava a realizzare uno stato unitario.

n' importante svolta nella lotta all'assolutismo fu segnata dalla rivoluzione europea del 1848, cioè l'insurrezione generale dei popoli contro l'ordine della restaurazione. Essa rese visibili tre fenomeni ormai inarrestabili: il fallimento del disegno politico stabilito al congresso di Vienna, l'emergere di tensioni nazionalistiche e sociali e l'ascesa della borghesia sociale. Questa ondata rivoluzionaria investì per prima la Francia, dove un movimento di artigiani, operai e borghesi rovesciò la monarchia e proclamò la repubblica; da Parigi la miccia della rivolta si estese rapidamente in tutta Europa. Nel giro di qualche anno ovunque, anche se duramente, i sovrani e le aristocrazie vennero tolti dal potere, ma non tardarono ad arrivare squilibri: in Francia, infatti, il movimento dei bonapartisti fece eleggere a presidente della repubblica Luigi Bonaparte che, una volta al potere, diede vita ad un governo autoritario, trascurando il popolo a favore dei ceti medi e nel 1852 fu proclamato imperatore dei francesi.
Nel periodo in cui Manzoni scrive, l’Europa è scossa da un movimento culturale denominato Romanticismo. Le sue origini vanno rintracciate nello "sturm und drang" tedesco e nelle manifestazioni pre-romantiche settecentesche.
Il Romanticismo nacque in Germania nel 1798 e da qui si diffuse in tutta Europa; se i pre-romantici avevano già iniziato a manifestare aspetti di rottura e ribellione verso la tradizione, con questo nuovo movimento prevale uno spirito più costruttivo, ponendosi non solo come un fenomeno di protesta ma anche come un movimento di trasformazione della società.
A causa però dell’ampiezza dell’Europa, la letteratura romantica mostrò una forte disomogeneità: gli studiosi evidenziano infatti molte e profonde differenze tra i vari tipi di Romanticismo. Vengono evidenziati due forme fondamentali di questo movimento, quella tedesca e quella latina; la prima risulta più legata al pre-romanticismo, caratterizzata dal soggettivismo e da temi irrazionali; inoltre la figura del poeta risulta staccata dalla società, per la quale prova ostilità e ribellione. La seconda si diffonde in Italia e in parte della Francia e rimane più vicino ai temi della storia e della realtà; secondo la loro idea, il poeta deve insegnare il vero agli uomini del suo tempo, esaltando perciò la figura del poeta-maestro e non più del poeta-ribelle. Esistono comunque elementi che accomunano entrambi i fenomeni: i poeti romantici si sforzano prima di tutto di riscoprire i sentimenti e dare importanza alla passione ed alla fantasia, eliminando definitivamente le regole e la ragione illuministica; viene esaltata l'individualità, sottolineando che ogni uomo presenta sostanziali differenze dagli altri; sostengono inoltre che chiunque può diventare poeta in un momento, poiché la poesia deve nascere come una sorta di istinto, senza modelli che limitano l'ispirazione ed ovviamente, ciò che viene creato, è un qualcosa di unico ed irripetibile; rivendicano la loro lontananza dall'arte classica, che descriveva forme perfette ma non coerenti al vero e danno particolare importanza al mondo della natura ed alla storia, in modo da essere il più vicini possibile alla realtà; nei loro testi scelgono di utilizzare spesso personaggi semplici, realtà umili ed affetti quotidiani (come Renzo e Lucia ne I promessi sposi), allargando di conseguenza l'idea di ciò che è "bello".
I poeti appartenenti al romanticismo d'Oltralpe presentano sempre una tensione verso l'infinito o Streben, una sorta di nostalgia che non viene mai appagata: nonostante questo, continuano a vagheggiare in ciò che è lontano, infinito e sconosciuto e nei loro componimenti si rivolgono soprattutto a luoghi lontani, tempi lontani e civiltà lontane. I principali esponenti sono l'italiano Giacomo Leopardi, gli inglesi Wordsworth e Coleridge, l'americano Edgar Allan Poe ed il tedesco Wolfgang Goethe; quest'ultimo poeta, in particolare, esalta il personaggio-eroe ma dal punto di vista della ribellione e della sfida; ne è un esempio il Faust dell'omonimo autore: iniziato nel 1773 e compiuto nel 1832, costituisce forse il vertice della letteratura romantica; l'opera è incentrata principalmente sullo Streben di Faust, la perenne tensione che dilania il protagonista, fino ad indurlo a vendere l'anima al diavolo; nel monologo iniziale ci introduce immediatamente in questo clima fervido ed insoddisfatto:<< Non mi tormentano dubbi né scrupoli, non ho paura d'inferno o di diavoli: ma in cambio non più piacere di nulla, non ho idea di sapere qualcosa che abbia un senso >>.
Il Romanticismo italiano presenta un carattere più moderato: viene eseguita una sintesi di vecchio e nuovo, cercando un legame tra sentimento e ragione, arte e realtà, poeta e società; si differenzia dal movimento tedesco principalmente per il suo spiccato oggettivismo e forte ancoraggio alla realtà sociale, politica e storica. Il genere prediletto è il romanzo, soprattutto quello storico, mentre la funzione del poeta viene vista come quella di un educatore del popolo, impegnato nella realtà civile. Il Romanticismo ha dunque segnato per la letteratura italiana una tappa fondamentale verso il superamento della tradizione ed un contributo decisivo è stato dato da I promessi sposi di Manzoni, grazie alla scelta di utilizzare un genere popolare come il romanzo e di scriverlo in una lingua comprensibile da tutti. Il Romanticismo in Italia si diffonde nel 1816, dopo che la rivista milanese "Biblioteca italiana" pubblica l'articolo Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni di Madame de Staël: invitava gli italiani a studiare e tradurre autori tedeschi ed inglesi contemporanei abbandonando gli scrittori classici e le norme retoriche tradizionali. Il 1816 è l'anno della cosiddetta "battaglia romantica", con le dispute fra i letterati romantici, i quali esaltavano il proprio amore di libertà e quelli classici, che al contrario rimproveravano i primi di accogliere le mode straniere.
Alcuni giovani intellettuali milanesi, di tendenza romantica, scrivono proprio nell'anno della "battaglia" importanti scritti teorici, tra cui ricordiamo la Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo di Giovanni Berchet (1783-1851): che oppone la poesia dei vivi (romantica) con quella dei morti (neoclassica): << I poeti [...] tennero strade diverse. Alcuni, sperando di riprodurre le bellezze ammirate ne' Greci e ne' Romani, ripeterono, e più spesso imitarono modificandoli, i costumi, le opinioni, le passioni, la mitologia de' popoli antichi. Altri interrogarono direttamente la natura: e la natura non dettò loro né pensieri né affetti antichi, ma sentimenti e massime moderne, Interrogarono la credenza del popolo: e n'ebbero in risposta i misteri della religione cristiana, la storia di un Dio rigeneratore, la certezza di una vita avvenire, il timore di una eternità di pene. Interrogarono l'animo umano vivente: << e quello non disse loro che cose sentite da loro stessi e da' loro contemporanei; cose [...] risultanti dal complesso della civiltà del secolo in cui vivevano. La poesia de' primi è classica, quella de' secondi è romantica >>. Nell'ambito della poesia, sia affermano due nuove forme: la ballata, un componimento narrativo che racconta storie per lo più medievali di amori, armi, eroismo, la novella in versi, la poesia lirica, la poesia dialettale, di cui i maggiori esponenti Carlo Porta e Gioachino Belli e, nell'ambito della prosa, le memorie autobiografiche ed il romanzo storico; viene data particolare importanza a quest'ultimo grazie ad Alessandro Manzoni con il suo capolavoro I promessi sposi, di cui si parla di seguito.

La vita

Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1785 da una relazione extraconiugale della madre Giulia Beccaria e Giovanni Verri. Pietro Manzoni, tuttavia, riconosce il piccolo Alessandro come figlio legittimo; all’età di 6 anni, il ragazzo viene mandato al collegio e l’anno successivo la madre si separa dal marito e si stabilisce a Parigi dove convive con Carlo Imbonati.
Nel 1789 Manzoni torna a Milano per concludere gli studi; qui entra in contatto con un ambiente culturale stimolante e conosce personaggi come Ugo Foscolo e Vincenzo Monti. Nei primi anni dell’Ottocento, Manzoni compone diversi scritti in stile neoclassico allora diffuso. Nel 1805, ventenne, si trasferisce a Parigi dalla madre, in lutto per la morte di Imbonati; per lei scrive, come "consolatoria", il carme In morte di Carlo Imbonati (1806). A Parigi entra in contatto con intellettuali che gli trasmettono sia ideali illuministici che romantici.
Nel 1808 sposa, secondo rito calvinista, Enrichetta Blondel che, successivamente, convertendosi al cattolicesimo, spinge Manzoni ad un generale ripensamento delle proprie posizioni religiose che lo porta nel 1810 a convertirsi e ricelebrare il matrimonio secondo rito cattolico. Inoltre, la frequentazione di sacerdoti come Luigi Tosi orienta per alcuni anni il poeta verso un cattolicesimo severo e pessimistico, ispirato dal giansenismo. Nel 1812 comincia la stesura degli Inni Sacri e si trasferisce con la famiglia a Milano, dove la sua casa diviene punto di ritrovo dei letterati romantici raccolto intorno alla rivista "Il conciliatore", alla quale però Manzoni non collabora direttamente. Con loro discute tuttavia le nuove idee: l'abbandono dei vecchi temi mitologici utilizzati dal Classicismo, il rinnovamento dei generi letterari e la rivalutazione della storia passata. Sul piano creativo questi sono gli anni più intensi: termina nel 1820 la prima tragedia Il conte di Carmagnola, tra il 1821-23 compone la grande ode “il cinque maggio” dedicata alla morte di Napoleone, scrive la seconda tragedia intitolata Adelchi, elabora la Lettera sul Romanticismo ed abbozza il romanzo I promessi sposi. Dopo la prima stampa de I promessi sposi (1827), l'attività di Manzoni resta in gran parte assorbita dalla revisione del romanzo e da riflessioni di carattere storico-linguistico; tra il 1833 e il 1839, Manzoni affronta alcuni lutti familiari: perde la madre Giulia, la moglie Enrichetta e alcuni figli.
Nel 1840 esce la seconda ed ultima edizione del romanzo storico revisionata e lo stesso anno sposa Teresa Borri Stampa. Negli ultimi anni della sua vita si dedica alla politica e, nel 1861, viene nominato senatore da Vittorio Emanuele II per il Regno d'Italia e presta giuramento al parlamento di Torino. Il poeta muore di meningite il 22 maggio del 1873 a Milano; la malattia fu la conseguenza di un trauma cranico che si procurò il 6 gennaio, quando cadde sbattendo la testa su uno scalino all'uscita dalla chiesa di San Fedele di Milano.

La personalità

Manzoni non partecipò ai grandi eventi storici di quell’epoca; tuttavia rimase in dialogo con il pensiero e la società contemporanei, pienamente inserito nel suo tempo. Negli anni risorgimentali il poeta fornì indirettamente il proprio contributo alla battaglia politica: con la poesia, in particolare il coro Dagli atrii muscosi dell'Adelchi e, soprattutto, con il suo capolavoro I promessi sposi, attraverso il quale diede alla nazione una lingua unitaria, il fiorentino parlato dalle persone colte, che era realmente una lingua in cui si potessero riconoscere tutti gli abitanti della penisola.
L’evento che segnò la sua vita fu la conversione religiosa verso il cattolicesimo maturata nel 1810: da quel momento in poi egli cominciò a pensare che la sua opera di scrittore fosse una vocazione a testimoniare l’ordine che Dio ha impresso nel mondo. La weltanschauung, cioè la concezione della vita, che Manzoni esprime nei Promessi sposi è finalistica ed è data principalmente dalla religiosità che imprime egli stesso nel romanzo; in questo contesto il cattolicesimo dell’autore appare mediatore tra vecchio e nuovo: la visione religiosa dell'autore, infatti, è rispettosa della tradizione, ma allo stesso tempo si apre alla nuova esigenza di una religione vissuta profondamente, utile ad illuminare la vita quotidiana e guidare gli individui nella loro esistenza. Per esempio, la Provvidenza ne I promessi sposi non agisce dall’esterno, ma guida l’individuo nell’interiorità della coscienza. Il poeta sostiene infine che se esiste ingiustizia nel mondo, essa dipende dalle responsabilità dell’uomo stesso, non da Dio. Utilizza, soprattutto nella poesia Il 5 maggio dedicata a Napoleone, il messaggio della "provvida sventura": Bonaparte, esiliato, abbandonato a se stesso e quindi "sfortunato", riesce a ritrovare se stesso ed a convertirsi prima di morire.
Inizialmente Manzoni si avvicina alla fede del giansenismo, corrente religiosa del cattolicesimo molto diffusa in Francia, caratterizzata da un aspro giudizio sui limiti dell'uomo e sulla sua capacità di cadere nel peccato (es. la tragedia Il conte di Carmagnola) ed al contrario fiduciosa solo nella grazia di Dio. In seguito lo scrittore approda a un cattolicesimo più sereno: la denuncia del male si addolcisce e prevale la fiducia che Dio, con la collaborazione dell'uomo, è sempre in grado di ricavare, dal male e dal peccato, il bene. Avvenuto questo cambiamento, nei testi di Manzoni si possono riscontrare sempre di più aspetti drammatici e angosciosi, ponendosi alcune domande presenti principalmente ne I promessi sposi quali: Perché il male e il bene convivono? Perché è spesso il malvagio che trionfa? Come può un individuo cambiare in meglio la società? Quale senso hanno la vita e la storia? Ad ognuna di queste domande Manzoni cerca di rispondere: Male e bene convivono perché spesso l'uomo cade nel peccato e << senza Dio, il mondo è "una foresta di belve" >> (Foscolo ne Le ultime lettere di Jacopo Ortis); i giusti soffrono perché hanno il compito di cooperare con Dio alla liberazione del mondo, eliminando con le proprie pene il peccato altrui; secondo Manzoni, tutti sulla Terra hanno una personale responsabilità di fronte a Dio ed alla propria coscienza ed infine, rispondendo all'ultima domanda, afferma che la vita di ogni uomo segue una meta trascendente e che bisogna percorrere molta strada, come fa Renzo, prima di poter chiarire il senso e la direzione del proprio cammino.

Opere principali

L’opera più importante della fase che precede la conversione è il carme In morte di Carlo Imbonati, pubblicato nel 1806 e composto da 242 endecasillabi sciolti; Manzoni descrive la figura di Carlo Imbonati, amante della madre Giulia Beccaria e maestro di vita del poeta, scomparso nel marzo del 1805 e, utilizzando come mezzo la visione, immagina che lo spirito del defunto lo visiti di notte ed intrattenga con lui un colloquio dai toni affettuosi e familiari.
Nel 1846 il poeta pubblica la Lettera sul Romanticismo: in quest’opera Manzoni tratta della mitologia, presente in modo massiccio nella poesia neoclassica e ritenendone assurdo l’uso poiché considerata anacronistica; inoltre viene contestata per il suo legame con il credo pagano, in contrasto con quello cristiano che, nel periodo del Romanticismo, si era riaffermato. Nel 1821 compone l’ode Il Cinque Maggio, composta da diciotto strofe di sei settenari ciascuna: il primo, il terzo e il quinto sono sdruccioli e non rimati, il secondo e il quarto piani e in rima alternata tra loro, il sesto è tronco e in rima con il sesto della strofa successiva e con rime ABCBDE, FGHGIE; viene scritta tra il 18 ed il 20 luglio, non appena la "Gazzetta di Milano" del 16 luglio divulga la notizia della morte di Napoleone Bonaparte, esiliato sull'isola di Sant'Elena. L'ode è stata composta in soli tre giorni, stile insolito per Manzoni, nei quali chiede alla moglie Enrichetta di suonagli al pianoforte musica romantica per stimolarlo ed aiutarlo nella composizione: per questo motivo è molto evidente la profonda commozione suscitata in lui dalla vicenda di un uomo che per quindici anni era stato arbitro delle sorti d'Europa. L'ode, pur con l'interrogativo: << Fu vera gloria? >>, costituiva una chiara esaltazione del personaggio di Napoleone: nell'opera, Manzoni non mette in risalto semplicemente le battaglie e le imprese dell’imperatore francese, ma fa trasparire anche le sue fragilità e la misericordia davanti a Dio e medita, dal punto di vista religioso, sulla sorte degli uomini, sul significato della storia e della vita degli individui. Nel 1822 Alessandro Manzoni, ispirandosi ad Adelchi, figlio dell’ultimo re dei longobardi Desiderio, scrisse appunto l’Adelchi. Le vicende del personaggio si svolgono tra il 772 e il 774, che fu l’anno della caduta dell’impero longobardo a causa di Carlo Magno. Per ragioni di stato Ermenganda, figlia di Desiderio, viene ripudiata come sposa da Carlo Magno. Dopo questo fatto il re longobardo cerca di far eleggere dal papa come re i figli del fratello di Carlo; saputo ciò, Carlo Magno invia un ultimatum a Desiderio, che però rifiuterà e dichiarerà guerra. La vicenda si conclude con la morte di Ermenganda dopo aver saputo del nuovo matrimonio di Carlo, con la conquista di Pavia, grazie a vari tradimenti a discapito di Desiderio e con la cattura di quest’ultimo. Infine morirà anche Adelchi davanti al padre.


Poetica

Prima della conversione del 1810, Manzoni segue una letteratura classicista, evidenziata nel carme In morte di Carlo Imbonati (1806); nei versi analizzati Manzoni esprime un modello di virtù civili e laiche sorto grazie alla conversazione con Imbonati: << Sentir, riprese, e meditar: di poco esser contento: da la meta mai non torcer gli occhi: conservar la mano pura e la mente: de le umane cose tanto sperimentar, quanto ti basti per non curarle: non ti far mai servo: non far tregua coi vili: il santo Vero mai non tradir: nè proferir mai verbo, che plauda al vizio, o la virtù derida.>>
Il carme, similmente a tutte le composizioni precedenti la conversione religiosa, non verrà più stampato da Manzoni. In seguito alla conversione, decide di interpretare la propria opera di scrittore come una missione affidatagli da Dio. Nella sua letteratura, il poeta mescola la dimensione religiosa con quella civile e lo scopo è quello di dare spunti di riflessione ai cittadini sulla società. Erede della cultura illuministica, si fa messaggero di una letteratura basata sulla rappresentazione del vero e dell’utile, integrando successivamente con elementi che appartengono alla cultura romantica: da importanza alla storia, rifiutata invece dagli illuministi e ai sentimenti dell’uomo. Esprime la sua poetica in tre testi: il primo è la prefazione alla tragedia Il Conte di Carmagnola del 1820, nel quale propone l’abbandono delle vecchie leggi aristoteliche che imponevano rigide regole sulla costruzione dell’opera e promuovendo invece la libertà d’ispirazione senza modelli predefiniti; crea inoltre un nuovo tipo di coro teatrale, uno spazio che l’autore si ritaglia per proprie riflessioni.
Il secondo testo si intitola Lettre à M. Chauvet, scritto nel 1820: evidenzia il suo rifiuto nel Classicismo, la cui cultura descrive forme belle ma false, non fedeli al vero. La Lettera sul Romanticismo del 1823 è l’ultimo documento nel quale il poeta esprime la sua poetica, la funzione che secondo Manzoni deve avere la poesia: afferma che la letteratura deve avere << l’utile per iscopo, il vero per soggetto e l’interessante per mezzo >>. In sostanza lo scrittore deve essere fedele al vero storico per affidare alla letteratura una funzione educativa e rendere alla scrittura una forma più coinvolgente; esprime inoltre il suo pensiero riguardo il vero storico ed il verosimile: << E che in ogni argomento debba cercare di scoprire e di esprimere il vero storico e il vero morale, non solo come fine, ma come più ampia e perpetua sorgente del bello: giacché e nell’uno e nell’altro ordine di cose, il falso può bensì dilettare, ma questo diletto, questo interesse è distrutto dalla cognizione del vero; è quindi temporario e accidentale. Il diletto mentale non è prodotto che dall’assentimento ad una idea; l’interesse, dalla speranza di trovare in quella idea, contemplandola, altri punti di assentimento e di riposo: ora quando un nuovo e vivo lume ci fa scoprire in quella idea il falso e quindi l’impossibilità che la mente vi riposi e vi si compiaccia, vi faccia scoperte, il diletto e l’interesse spariscono. Ma il vero storico e il vero morale generano pure un diletto, e questo diletto è tanto più vivo e tanto più stabile, quanto più la mente che lo gusta è avanzata nella cognizione del vero: questo diletto adunque debbe la poesia e la letteratura proporsi di far nascere. >>

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