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Il romanticismo europeo

Il contesto storico e la crisi del razionalismo settecentesco

Alla base della cultura di inizio Ottocento vi è la consapevolezza che la Rivoluzione francese, con i suoi sconvolgimenti politici e sociali, non aveva prodotto i risultati attesi, anzi era degenerata nel dispotismo napoleonico.

E’ una delusione storica motivata da più ragioni:

1. Il vecchio ordine ( l’ancien régime) con i suoi sovrani assoluti, con le sue disuguaglianze giuridiche, sociali ed economiche, era stato ristabilito dopo il Congresso di Vienna del 1814-15;

2. Il sistema della grande fabbrica e l’espansione del capitalismo stavano sconvolgendo secolari modi di lavorare e di produrre, senza che fosse chiaro il punto di arrivo di tale processo di trasformazione.

3. Il filosofi del Settecento avevano pensato che il mondo potesse progredire indefinitamente grazie allo sviluppo della ragione, della scienza e della tecnica: la conoscenza delle leggi della natura non poteva che portare grandi benefici. Ora si faceva strada un’opposta convinzione: le guerre ed i conflitti sociali mostravano che i lumi della ragioni non erano bastati a garantire progresso e felicità.

Su questo terreno matura la nuova cultura della prima metà dell’Ottocento che

in campo letterario sarà rappresentata dal Romanticismo

Le principali tendenze della cultura romantica

La cultura romantica si fonda sui seguenti principi ideologici:

1. Il rifiuto della ragione

Gli intellettuali romantici indirizzano il loro rifiuto contro la ragione e rivalutano l’irrazionale.

Le immagini simboliche che caratterizzano le varie età sono sempre molto significative: l’età dell’illuminismo razionalista si riconosceva nell’immagine della luce (i lumi); il romanticismo predilige invece la notte, le tenebre, che sono appunto metafore dell’irrazionale.

In concreto, questa rivalutazione dell’irrazionale si manifesta in un’attenzione per la vita dei sentimenti, per la passionalità, ma anche per quegli stati della psiche sottratti al controllo della razionalità: il sogno, la fantasticheria, l’allucinazione e la follia.

Il sogno e la follia in particolar modo sono due grandi motivi romantici ( soprattutto del romanticismo nordico); essi costituiscono l’alternativa all’esistenza normale, grigia e piatta, e diventano i canali attraverso cui l’io entra in contatto con il mistero.

La stessa creazione artistica è assimilata al furore: delirio, follia in cui si fanno strada forze profonde che si esprimono attraverso l’irrazionalità.

2. Il contrasto io-società e il sentimento della Sehnsucht

Gli intellettuali romantici, diversamente dagli illuministi, non sono in sintonia con la società in cui vivono ( reo tempo) che ai loro occhi appare squallido, dominato dalla tecnica e dall’utile, ridotto alla fredda logica del profitto e quindi incapace di concepire grandi ideali e gesta gloriose.

Tale sentimento di estraneità, di non appartenenza genera uno stato d’animo di continuo insoddisfazione, di inquietudine profonda, un desiderio di non si sa bene cosa che i romantici tedeschi hanno definito Sehnsucht, termine intraducibile che è stato però reso come desiderio del desiderio o male del desiderio.

A volte l’intellettuale romantico cerca di capire le ragioni storiche del proprio malessere (pessimismo storico) e non rinuncia alla speranza di immettere nella realtà in cui vive gli ideali in cui crede; spesso invece il contrasto viene sentito come dipendente dalla condizione stessa degli uomini, al di là del periodo storico in cui si vive ( pessimismo cosmico) e allora il poeta riflette sulle cause eterne del dolore umano e assume atteggiamenti di introspezione psicologica.

In Italia, la prima strada sarà quella seguita da Manzoni ( e già anticipata da Foscolo), la seconda sarà quella percorsa fino in fondo dal più eroico dissacratore di ogni illusione, Giacomo Leopardi.

Al fondo della cultura romantica vi è comunque un diffuso pessimismo che nasce dall’oscura percezione che, per quanti sforzi si facciano, non sia possibile comprendere il senso della vita dell’uomo; rimane ben ferma, invece, la consapevolezza del destino di solitudine e di insoddisfazione che connota l’esistenza terrena

3. L’individualismo e il ritorno alla religiosità

La cultura romantica sottolinea con forza le qualità individuali, ponendo l’accento proprio sul sentimento e la fantasia come elementi che differenziano gli individui l’uno dall’altro, mentre l’Illuminismo aveva posto l’accento sulla Ragione, quale strumento che accomuna gli uomini.

Gli artisti romantici tendono dunque ad esasperare la loro individualità, concepita come l’unica realtà esistente.

L’individualismo si accompagna al recupero di una dimensione spirituale, al desiderio di attingere all’infinito e all’eterno.

Questa rinnovata esigenza di spiritualità, a volte, si concretizza nel ritorno alla fede tradizionale (vedi conversione del Manzoni), oppure nell’adesione ad una religiosità laica ( vedi Foscolo e Giuseppe Mazzini).

Spesso, soprattutto nella cultura tedesca, si volge ad indagare un’altra dimensione del sovrannaturale, l’occulto ed il magico. In questa prospettiva si affaccia, attraverso le pagine di tanti scrittori romantici, l’immagine del principe delle tenebre, di Satana a cui viene tributato un culto segreto e blasfemo.

Il male esercita un fascino potente sull’anima romantica: il sangue, la crudeltà, la morte sono presenze inquietanti ma affascinanti; in particolare nel romanticismo nordico esiste un filone narrativo definito”nero” che ama creare atmosfere orride, popolate di spettri, di demoni, di visioni macabre che generano terrore. Proprio in riferimento a queste pagine di poeti e romanzieri romantici, il pittore spagnolo, Francisco Goya scriveva ai primi dell’800: “ il sonno della ragione produce mostri”.

4. La fuga dal presente: esotismo nello spazio, esotismo nel tempo, mito dell’infanzia

Il contrasto tra individuo e società si traduce in un desiderio di fuga dal presente che viene avvertito come frustrante e monotono; si tratta di vie di fuga nel tempo e nello spazio, realizzate attraverso l’immaginazione.

È questa una delle tendenze fondamentali del romanticismo e ad essa si assegna il nome di esotismo, che va inteso sia in senso spaziale come vagheggiamento di luoghi lontani e ignoti, sia in senso temporale che consiste nel trasferirsi idealmente in altre epoche diverse dal presente.

E’ il desiderio di fuggire che qualifica come romantico questa spinta verso l’altrove, non la meta scelta: ciò che importa capire è che alla base dell’esotismo, in qualunque forma si manifesti, vi è il rifiuto della realtà presente; del resto l’altrove vagheggiato non è mai un luogo o un tempo reali, ma sempre luogo o tempo immaginari, mitici; importante è che si contrapponga al presente!

Dalla stessa disposizione d’animo derivano alcuni miti del Romanticismo, quello dell’infanzia, intesa come un’età di innocenza e di gioia, in cui il sogno e l’immaginazione creano una realtà più bella.

L’infanzia può essere intesa in senso individuale ma anche in senso collettivo (l’infanzia dell’umanità) ed infatti un altro tema caro al romanticismo è il mito del primitivo, inteso come depositario di spontaneità e autenticità perdute dalla civiltà moderna (vedi Rousseau il mito del buon selvaggio).

La rivalutazione dell’infanzia dei popoli porta anche alla rivalutazione di quel patrimonio di tradizioni, di leggende, di canti popolari che caratterizza tanta parte del romanticismo nordico e che si collega al gusto per il nero, il fantastico e l’irrazionale (spesso le leggende sono fosche e macabre, popolate da creature sovrannaturali, demoni, spettri, mostri oppure gnomi, fate e folletti).

5. Due modelli antitetici di personalità romantiche: Titanismo e Vittimismo

La personalità romantica, individualista e perennemente in conflitto con la società contemporanea, dà vita in letteratura a due contrapposti comportamenti: il titanismo e il vittimismo

L’eroe romantico è il ribelle solitario che, orgoglioso della sua superiorità spirituale e sprezzante della mediocrità, si erge a sfidare ogni autorità, ogni legge, per affermare la sua personalità (atteggiamento che viene definito titanismo), oppure è la vittima, colui che, proprio dalla sua superiorità, è reso diverso dall’umanità comune e, per questo, é incompreso ed escluso. Questo individuo invece di esprimere il suo malessere in gesti clamorosi di rivolta, si chiude nel suo mondo popolato da sogni che non riesce mai a tradurre in azione ed esprime il rifiuto della società con la solitudine, la malinconia, il vagheggiamento della morte, sino al gesto estremo del suicidio (vittimismo).

I prototipi di queste due figure si possono trovare nei personaggi dei Masnadieri di Schiller (Karl Moor)e nel Werther di Goethe.

Dai due atteggiamenti di base nasce una serie di figure care al gusto romantico:

- il fuorilegge che calpesta le leggi umane e sfida Dio stesso, compiendo orribili crimini (dietro a questa figura si intravvede quella di Lucifero, il più bello degli angeli che aveva osato sfidare Dio in un folle peccato di orgoglio).

- Sul versante opposto, quello del vittimismo, si colloca la figura dell’esule, l’uomo senza radici che un destino avverso o la malvagità degli uomini o un’inquietudine interiore spinge a vagare senza sosta lontano dalla patria;

- una variante può essere la figura dello straniero di cui sono ignoti il luogo di provenienza e il passato ( che si immagina tempestoso)e il cui fascino nasce dal mistero che lo avvolge.

In tutte queste figure si proietta il rapporto conflittuale dell’intellettuale con la realtà, il suo senso di esclusione, il suo desiderio di ribellione, ma anche il poeta stesso si rappresenta come una figura eroica. Egli è un genio, un’anima privilegiata, dotata di sensibilità e intelligenza superiori; attraverso la sua bocca parla la divinità stessa

( poeta-vate e quindi indovino, profeta), proprio per questo non può essere compreso dalla massa degli uomini mediocri e resta escluso dalla società, disprezzato, deriso e perseguitato.

6. Il nazionalismo e l’interesse per la storia

Forti differenze con l’Illuminismo si registrano anche in campo sociale e politico. Rispetto al cosmopolitismo illuminista (per cui la patria dell’uomo è il mondo e non vi sono differenze tra i diversi popoli), si fa ora strada una diversa sensibilità : si sottolinea l’identità nazionale dei vari popoli , si valorizzano gli elementi di diversità

( lingua, tradizioni, religione, storia) . Ciascun popolo ha il diritto di autogovernarsi, di esprimere leggi ed ordinamenti propri, appunto individuali. Più che di “popolo” bisogna dunque parlare di “nazione”

Il Romanticismo sente con grande intensità il sentimento nazionale, anzi il concetto stesso di nazione intesa non solo in senso geografico e politico, ma anche spirituale e culturale, nasce proprio con il Romanticismo.

Così come nella storia dell’individuo è importante il suo passato, anche nella storia dei popoli e delle nazioni, il passato è un patrimonio prezioso, che deve essere conosciuto e posseduto a fondo perché ogni nazione abbia piena consapevolezza della propria identità

Da questo punto di vista le differenze con l’illuminismo appaiono nette: l’illuminismo aveva concentrato la sua attenzione sul presente e sul futuro, invece la nuova cultura cerca nella storia le radici del presente.

L’illuminismo svalutava il passato come cumulo di errori, in nome della ragione; il romanticismo al contrario recupera il passato e ne fa oggetto di studio, senza condanne aprioristiche (in questa prospettiva storica i romantici riabilitano il Medioevo che dall’Umanesimo in poi era stato bollato come età di decadimento e superstizione).

Due romanticismi?

L’ampiezza europea della letteratura romantica comportò una forte disomogeneità delle sue manifestazione , poiché le singole letterature recepirono le idee romantiche in modi anche molto diversi.

In particolare sono evidenti profonde differenze tra il Romanticismo tedesco e quello italiano, tra la scuola romantica inglese e quella francese; molti distinguono tra due fondamentali forme di Romanticismo: un Romanticismo tedesco o nordico e un romanticismo latino.

* Il Romanticismo tedesco risulta più strettamente collegato al Preromaticismo: esso accentua i caratteri del soggettivismo e i temi irrazionalisti; la sua figura di artista il poeta-genio, rimane sostanzialmente ai margini della società, da cui si sente incompreso e verso la quale avverte ostilità e ribellione.

* Il Romanticismo latino, diffuso in Italia, e in parte anche in Francia, rimane più fedele ai temi della realtà e della storia. Il poeta non si isola dalla società ma anzi è chiamato ad insegnare il Vero e il Bene agli uomini del suo tempo , non è un poeta ribelle, dunque, ma un poeta- maestro.

Gli orientamenti politici del romanticismo

1. Romanticismo reazionario

2. Romanticismo progressista

3. Fuga dalla storia e dalla politica

Sul piano politico il rifiuto romantico del presente si manifesta in due orientamenti diametralmente opposti: può assumere posizioni reazionarie e retrive, vagheggiando come modello politico l’assolutismo,il feudalesimo e una società gerarchizzata rigidamente, oppure può assumere posizioni liberali e democratiche, favorevoli alla rivoluzione, all’abbattimento del dispotismo politico e religioso, in nome della libertà, dell’eguaglianza, del progresso e del riscatto delle nazioni oppresse ( gran parte del Romanticismo italiano e anche inglese); oppure ancora esprimersi come fuga totale dalla società e dalla politica, rifiuto della storia e chiusura gelosa nella propria individualità e nel modo dell’arte.

La poetica romantica

Il romanticismo si contrappone nettamente alla concezione della letteratura ispirata ai principi classicistici: all’idea della poesia intesa come imitazione della natura oppone l’idea della poesia come ispirazione originale e spontanea.

Differenze tra la poetica classista e la poetica romantica

1. La poetica classicista si fonda essenzialmente sul principio dell’imitazione degli scrittori del passato: comporre significa sostanzialmente imitare dei modelli consacrati. Il poeta deve avere certamente un’ispirazione personale che scaturisce dalla fantasia, ma essa deve coniugarsi con la perizia tecnica, il rispetto di precise regole, rigidamente definite per ciascun genere letterario. La composizione letteraria richiede un lavoro di lima per raggiungere la perfezione formale. Nulla deve rimanere approssimativo e scomposto. Il gusto classico è dominato dall’idea di armonia e di equilibrio.

2. La poetica romantica è la negazione di tutto ciò: rifiuta le regole, i modelli ed i generi. La poesia è libera ispirazione individuale, voce che proviene dal profondo dell’animo. Il concetto di “ispirazione” allude ad uno spirito che parla per bocca del poeta; é una forza interiore che pervade il poeta che diventa un vate.

Ne consegue che l’arte non può essere imitazione, ma libera espressione dell’individualità dell’artista, del genio che non si può acquisire poiché è una dote data dalla natura stessa.

Infine i Romantici credono che non esistano canoni di bellezza eterni, poiché l’arte muta nel tempo ed esprime gusti e valori di determinate epoche e determinati ambienti. Da qui l’idea che l’arte debba essere moderna, debba cioè rispondere a ciò che è vivo e presente nei sentimenti e nelle idee di un popolo in un determinato periodo della storia.

Nel mondo poetico dei romantici trova cittadinanza anche ciò che secondo i canoni del classicismo era considerato brutto o impoetico. Nella letteratura possono entrare anche le realtà più umili, personaggi semplici, affetti quotidiani, così come il fantastico e l’irrazionale.

DIFFERENZE TRA ROMANTICISMO ITALIANO E ROMANTICISMO EUROPEO

In ambito letterario, i romantici italiani affermano l’esigenza di una cultura moderna che non si rivolga solo alla cerchia chiusa dei letterati, ma ad un pubblico più vasto che essi definiscono “popolo” e che si identica nei ceti medi.

Partendo da tale presupposto occorre adeguare argomenti e stile.

1) Bisogna mettere da parte la mitologia classica e affrontare argomenti vivi nella coscienza contemporanea, capaci di suscitare l’interesse del pubblico “popolare”.

2) Naturalmente occorrono anche forme letterarie nuove ed un linguaggio che sia in grado di comunicare i nuovi argomenti al pubblico.

È quindi necessario abbandonare il linguaggio aulico, che ormai è praticamente una lingua morta, incomprensibile ai più, e liberarsi dall’impaccio delle regole e dei generi letterari che ostacolano l’ispirazione del poeta.

I Romantici italiani, seppure respingono le posizioni dei classicisti, sono però lontani anche dalle soluzioni estreme del Romanticismo europeo di cui rifiutano sia le tematiche irrazionalistiche e tenebrose sia gli eccessi di anarchia formale. Le loro posizioni sono molto moderate: vogliono una letteratura che si ispiri al “vero” e sia equidistante dal vuoto formalismo dei classicisti ma anche dall’evasioni fantastiche dei Romantici nordici.

La letteratura per essi deve rappresentare la realtà e proporsi fini di utilità civile e morale, diffondendo idee, conoscenze e contribuendo al progresso della società:questo loro obiettivo è lo stesso degli intellettuali illuministi. Manzoni così sintetizzava la poetica romantica:<<La poesia deve avere per oggetto il VERO, per fine l’UTILE, per mezzo l’interessante>>.

Per comprendere la differenza tra Romanticismo italiano e quello europeo occorre tenere presente il diverso quadro economico e sociale dell’Italia rispetto ad altri Paesi europei. Il nostro Paese era ancora diviso politicamente e arretrato politicamente e civilmente; in Italia non esisteva ancora una classe borghese in senso moderno, attiva ed intraprendente sul piano economico e politico, anzi questa nuova classe dirigente si stava formando proprio nei primi anni della Restaurazione (1815-1820). Pertanto gli intellettuali italiani non sono ancora in opposizione con i valori e gli ideali della classe borghese; in essi non sono ancora presenti quegli atteggiamenti di delusione e di insofferenza nei confronti della borghesia che caratterizzano tanti scrittori europei a loro contemporanei.

Il Romanticismo straniero era già espressione di una crisi conseguente alle rapide e traumatiche trasformazioni sociali ed economiche avvenute. In Italia invece, data l’arretratezza sul piano economico e sociale, tali lacerazioni non sono presenti e l’intellettuale italiano non è ancora in conflitto con la società,anzi è impegnato a costruire una nazione moderna e civile. Egli riveste ancora un ruolo positivo nella società: sia un ruolo intellettuale, in quanto guida politica e civile, sia un ruolo attivo, in quando partecipe in prima persona alle lotte risorgimentali, cospirando, combattendo,

conoscendo la prigione e l’esilio. Romanticismo e Risorgimento, in Italia, di fatto coincidono e per questo non possono aver posto, se non marginalmente, quelle tematiche negative che negli altri Paesi sono l’espressione del conflitto tra l’intellettuale e la società. Tali tematiche irrazionalistiche si diffonderanno in Italia non appena il processo risorgimentale sarà compiuto con il movimento della Scapigliatura e del Decadendismo.

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