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-Il Positivismo e la teoria dell'evoluzione-

Il termine “Positivismo” fu coniato i Francia nel 1820 da un filosofo utopista, Henri de Saint Simon per indicare una visione della realtà fondata sui principi delle materie cosiddette positive, matematica, fisica e scienze naturali, e volta all'osservazione di fenomeni reali e alla formulazione di teorie verificate poi da esperimenti pratici.
A partire dal 1870, con la pubblicazione del manifesto positivista intitolato: “Corso di filosofia positiva” di Auguste Comte, il suddetto termine venne utilizzato per indicare una vera e propria ideologia filosofica.
Il termine “Positivismo” di Comte deriva da “positivo”; per “positivo” Comte indicava uno stato evoluto dell'uomo caratterizzato dal fatto che quest'ultimo tenta di capire come avvengono certi fenomeni, spiegandone i rapporti di causa-effetto, aiutandosi con la scienza. L'uomo “positivo” viene contrapposto a quello “romantico” che tenta di interpretare il perché di certi fenomeni ricorrendo a conoscenze teologiche e metafisiche.

Comte riteneva che l'uomo avrebbe portato a compimento il suo processo evolutivo quando il metodo scientifico fosse stato applicato a tutti i settori del sapere e dell'attività umana.
Nacque così la figura del poeta “positivo” che, al contrario del poeta “vate”, non è più portatore di valori romantici quali nazionalismo e religiosità ma è colui che si impegna a studiare l'uomo e la società secondo i criteri delle scienze positive ed a scrivere opere il cui proposito è quello di risolvere problemi reali.
Con la nascita e l'affermarsi del positivismo, il realismo divenne di fondamentale importanza per le nuove opere letterarie e fu proprio la necessità di rappresentare il vero che portò i positivisti ad applicare i principi delle scienze “positive” allo studio dell'uomo e della società ed, in questo modo, alla nascita delle scienze sociali: psicologia, sociologia e statistica.
Due figure di spicco nella scena positiva furono quelle di Taine e Durkheim.
Secondo Taine l'opera d'arte era frutto di un insieme di tre fattori che influenzano e determinano il comportamento umano:
1. ambiente;
2. razza;
3. momento storico.
Taine elaborò anche la teoria del “determinismo radicale”, secondo cui l'uomo agisce secondo processi chimici e fisici escludendo così l'esistenza della libera iniziativa di ciascun individuo.
Durkheim si occupò maggiormente della relazione uomo-società e, diversamente da Taine, sosteneva che il comportamento e le aspirazioni di ciascun individuo fossero frutto di una sorta di “coscienza collettiva” e cioè dell'insieme delle credenze e sentimenti della comunità di cui il soggetto fa parte.
Nella seconda metà dell'Ottocento, tra 1859 e 1871, vennero pubblicate due opere di estrema rilevanza per la scena positivista: “L'origine delle specie” e “L'origine dell'uomo”.
Tali opere furono scritte dal biologo e naturalista inglese Charles Darwin che elaborò le teorie dell'evoluzione e della selezione prendendo spunto, almeno in parte, dalla teoria dell'economista inglese Malthus secondo la quale è il conflitto tra le specie viventi a determinare la diversa distribuzione delle risorse nel mondo e quindi, l'incremento o il decremento di alcune specie rispetto ad altre.
Secondo la teoria dell'evoluzionismo le specie viventi sono soggette a mutazioni casuali che, in un determinato ambiente, possono favorire determinati individui rispetto ad altri. Gli individui favoriti trasmettono il loro corredo genetico alle generazioni successive e hanno una prospettiva di vita più longeva rispetto agli altri che non sono stati interessati dalla loro stessa mutazione che, col tempo, tenderanno ad estinguersi.
Per cui le mutazioni non sono causate dall'ambiente circostante, ma è proprio l'ambiente a far valere una mutazione piuttosto che un'altra.
Secondo Darwin l'uomo discende da una specie di scimmie, i primati, che è stata soggetta a mutazioni casuali favorevoli all'ambiente in cui queste ultime vivevano.
L'evoluzionismo fu di centrale importanza per il positivismo in quanto i suoi principi vennero applicati anche al campo delle scienze sociali; con questa teoria, infatti, si legittimava la prevalenza delle classi sociali forti rispetto alle altre più deboli e nacquero così numerosi movimenti antidemocratici, colonialisti e razzisti. Secondo il filosofo inglese Herbert Spencer anche le società umane si evolvono a seconda delle esigenze che vengono a sussistere col tempo e il progresso di queste ultime è proprio dovuto alla libera concorrenza tra le classi sociali che ne vede alcune prevalere ed altre soccombere, per questo, qualsiasi forma di intervento dello Stato per colmare le differenze sociali arresterebbe il progresso della società stessa. Tale teoria prende il nome di darwinismo sociale.

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