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La memorialistica


Fu un altro genere di larga diffusione nel periodo risorgimentale, ispirato dalla dedizione, degli in tellettuali patrioti alla causa nazionale. Questi, con le memorie della propria vita, si proponevano di offrire una testimonianza d'impegno civile e di sentimento patriottico. Ricordiamo Massimo D'Azeglio: che scrisse "I miei ricordi”
Silvio Pellico: (1789-1854), tra i collaboratori del "Conciliatore” arrestato nel 1820 per la sua affiliazione alla Carboneria e condannato a morte. La pena gli fu poi commutata in carcere duro da trascorrere nel tetra prigione dello Spielberg, in Moravia, da dove usci per la concessione del la grazia, soltanto nel 1830.
Dura esperienza del carcere, subita per la fede nei propri ideali, gli ispiro la scrittura del libro “le mie prigioni”, pubblicato nel 1883 , autentico atto di accusa contro l'oppressione austriaca, si disse che fosse costato all'Austria più di una battaglia perduta.

Carlo Bini: un mazziniano livornese che scrisse "Le memorie di un prigioniero”

Luigi settembrini che scrisse Le ricordanze", una testimonianza delle sofferenze che si pativano nelle dure carceri del regime borbonico
Nel filone della memorialistica si collocava anche la cosiddetta letteratura garibaldina che si collocava anche la cosiddetta impresa dei Mille, Ricordiamo Giuseppe Cesare Abba, che scrisse una "Storia dei Mille garibaldine" e soprattutto "Da Quarto al Volturno”

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