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Rivoluzione tecnologica

Intorno alla prima fase del XIX secolo ci fu una serie di scoperte che cambiò radicalmente il modo di fare giornalismo, soprattutto dal punto di vista della loro produzione. Per primi tre secoli i giornali erano soliti essere stampati mediante l'uso dei torchi. Ma con l'avvento della Rivoluzione Industriale ci furono grandi progressi.
Uno di questi è rappresentato dalla stampatrice piano-cilindrica, messa a punto da Koenig e Bauer nel 1811, nella quale i fogli venivano appoggiati su una lastra piana, attraverso un sistema di rulli che scorrendo, consentiva di sostituire i fogli in maniera più rapida, e il tutto non eseguito utilizzando energia manuale bensì dall'energia del vapore. Ciò consentiva di stampare un numero di fogli pari a quattro volte tanto quelli del torchio normale. Un'altra invenzione fu la rotativa, nata nei primi quarant'anni dell'Ottocento, il cui ruolo di inventore è attribuito a Richard Hoe. A differenza della stampatrice piano cilindrica, nella rotativa la lastra (o matrice) non è più piana, ma curva, e i fogli non vengono più inseriti uno alla volta bensì, viene inserito un intero nastro di carta che scorre venendo a contatto con un rullo inchiostrato; per cui tra la matrice che scorre e il rullo inchiostrato scorreva il nastro la carta, e una volta che l'inchiostro faceva il suo lavoro i fogli venivano separati gli uni dagli altri e piegati per dar forma alle pagine. Questo strumento era in grado di produrre la stratosferica cifra di 12.000 copie all'ora, che per l'epoca erano un numero notevole; e non a caso fu proprio la rotativa a dar vita al giornalismo di massa moderno degli anni successivi. Accanto al miglioramento delle macchine da stampa, ci fu anche quello relativo all'utilizzo della carta. Dal principio si utilizzavano gli stracci, mentre a partire da questo periodo si decide di utilizzare la pasta di legno, meno pregiata e meno costosa, ma adatta alla stampa mediante rotativa. Altra novità, non relativa alle macchine da stampa, ma pur sempre importante, fu quella della navigazione a vapore, delle ferrovie e del telegrafo, strumenti che consentirono una più rapida divulgazione delle notizie. Con queste invenzioni, cambiò radicalmente anche il modo di fare giornalismo; si cercò di estendere la lettura dei giornali soprattutto alle classi meno ricche e istruite, che in passato non poterono godere di queste, dato soprattutto l'alto costo dei giornali. Si cercò di produrre giornali più economici, con un linguaggio che fosse comprensibile a una cerchia maggiore di persone, con contenuti diversi, che fossero adatti a tutti. Difatti non ci si occupò più prettamente di argomenti politici, ma vennero inseriti anche argomenti che non avevano una particolare importanza ma che potevano comunque suscitare interesse nei lettori; ciò logicamente consentiva anche di divulgare più velocemente notizie fresche, recenti, rispetto al passato, in cui le informazioni arrivavano dopo un pò di tempo dall'avvenimento degli eventi. Insomma fu proprio una rivoluzione del settore editoriale che aprì le porte per un giornalismo di massa, che incontrerà più avanti altri sviluppi che lo porteranno ad essere un'attività di primissimo piano.

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