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G. Gioacchino Belli: La riliggione der nostro tempo


Che rriliggione! è rriliggione questa?
Tuttaquanta oramai la riliggione
conziste in zinfonie (1), ggenufressione (2),
seggni de crosce (3), fittucce a la vesta (4)

cappell’in mano (5), cenneraccio in testa (6),
pessci da tajjo (7), razzi (8), priscissione (9),
bbussolette (10), Madonne a ’ggni cantone (11),
cene a ppunta d’orloggio (12), ozzio de festa (13),

scampanate (14), sbaciucchi (15), picchiapetti (16),
parme (17), reliquie, medajje, abbitini (18)
corone, acquasantiere e mmoccoletti (19).

E ttratanto er Vangelo, fratel caro,
tra un diluvio de smorfie e bbell’inchini,
è un libbro da dà a ppeso ar zalumaro (20).

11 ottobre 1835

Il sonetto si colloca all’interno della poesia satirico-realistica che vuole mettere alla berlina alcuni aspetti della società del tempo. Qui il Belli denunciale pratiche senza senso, la superstizione e senza sostanza della fede religiosa. Tale denuncia investe sia le classi popolari che le classi agiate.

Note


(1) Si riferisce ai canti religiosi che non sono diventati altro che musiche noiose senza alcun senso
(2) Si tratta della pratica di inginocchiarsi davanti alle immagini sacre, senza che il
(3) segni della croce, fatti per scaramanzia o superstizione senza che sentimento di devozione sgorgasse veramente dal cuore dei fedeli
(4) sono i nastri che nobili o popolani avevano l’abitudine di cucire alle vesti per indicare una grazia ricevuta.
(5) Togliersi il cappello, significa di solito rispetto. A quel tempo gli uomini si toglievano il cappello in chiesa, senza rendersi veramente conto del significato di tale atto
(6) Il poeta richiama la cerimonia in uso nella Chiesa cattolica di cospargere di cenere la testa dei fedeli in segno di umiltà e riconoscimento dei propri peccati.
(7) Sono i pesci pregiati da fare a fettine e da mangiare nel periodo dell’anno in cui, secondo l’insegnamento della Chiesa, non è ammesso mangiare carne come il venerdì o durante la Quaresima. Si predica l’astinenza alla carne, ma in sostituzione si mangiano, con tanta ipocrisia, pesci pregiati
(8) Fuochi di artificio che non sono in alcun rapporto con la religione.
(9) Processioni religiose che dovrebbero essere organizzate in segno di devozione, ma non per mettersi in mostra
(10) Si tratta di cassette per raccogliere le elemosine dei fedeli in chiesa.
(11) Questa espressione fa riferimenti alle edicole presenti in tutti gli angoli delle strade, come prova di devozione (= falsa devozione)
(12) Il poeta si riferisce alla cene iniziate a consumare allo scoccare della mezzanotte, non appena era trascorso il giorno del digiuno. Era un’abitudine molto diffusa nello Stato Pontificio
(13) Giorni di festa passati nell’ozio completo
(14) Suoni di campane che hanno perso il vero significato originario
(15) È l’immagine dei fedeli che baciano le rerliquie più per superstizione che per devozione per il santo a cui esse appartengono
(16) L’azione dei fedeli che recitando il mea culpa, si battono il petto col pugno della mano per chiedere perdono a dio dei proprio peccati, riconoscendosi colpevoli. Il poeta insiste sul fatto che si tratta di un atto meccanico che per il fedele ha perso ogni significato.
(17) Palme che i fedeli erano soliti sventolare la domenica antecedente Pasqua senza conoscerne veramente il motivo e il significato
(18) Sono immagini sacre chiuse in un quadratino di stoffa da portare appeso al collo, con un significato non di devozione, ma superstizione. Si chiamano anche scapolari
(19) moccoletti = piccole candele, accese davanti ad un’immagine sacra
(20) con ironia, le Sacre Scritture diventano soltanto rotoli di carta di cui il salumiere si può servire per incartare la sua merce. Questo per indicare l’inutilità dei Vangeli per gente che non mette in pratica l’insegnamento religioso.
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