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I gioielli di Guy de Maupassant: riassunto


Il signor Lantin, semplice impiegato al Ministero dell’Interno, era sposato con una giovane donna: povera ma bella, lei sembrava il prototipo della donna onesta alla quale il giovane ammodo sogna di affidar la propria vita. Con lei, Lantin fu straordinariamente felice: la donna governava la casa e le finanze famigliari in modo così accorto che la coppia sembrava vivere nel lusso. Lantin le rimproverava solo due vizi: il teatro e i gioielli falsi. La donna andava a teatro con le amiche e, in un primo periodo, anche con il marito, poiché non essere accompagnata da un uomo era sconveniente; lui a teatro si stancava e pregò la moglie di andare da sola. Frequentare l’ambiente teatrale fece nascere in lei il bisogno di adornarsi: si vestiva in modo semplice, ma prese l'abitudine di indossare collane, braccialetti, pettini e orecchini che imitavano le pietre di valore. Suo marito, seccato dall'amore per i lustrini, riteneva che la donna avesse dei gusti da zingara e chiamava quei gioielli “la paccottiglia”. Una notte d'inverno, la donna rientrò dall'Opera tutta piena di brividi e, otto giorni dopo, morì d'una flussione al petto. Lantin era disperato, perseguitato dal ricordo, dal sorriso e dalla voce della morta. La vita cominciava a farsi dura per lui: lo stipendio, che in mano alla moglie bastava ai bisogni di entrambi, ora non era sufficiente neanche per lui solo e, con stupore, si chiedeva come ciò fosse stato possibile. Rimasto senza un soldo, decise di vendere qualcosa e subito pensò di disfarsi della «paccottiglia» della moglie, perché era l’unica cosa che oscurava il ricordo della donna. Lantin prese una collana e andò in una gioielleria per farla valutare. Pensando che valesse una miseria, restò sconvolto quando il negoziante stimò un numero a tre zeri. Ridendo del gioielliere, poiché non era riuscito a distinguere un falso da un vero gioiello, si rivolse a un’altra bottega: appena vide il gioiello, l’orefice lo riconobbe e disse che era stato venduto da quella stessa gioielleria alla signora Lantin. Con la promessa di riprendere la collana il giorno seguente, il protagonista la lasciò al gioielliere e cercò di capire come sua moglie avesse potuto comprare un oggetto di tanto valore o chi glielo avesse regalato e comprese che sua moglie lo aveva tradito. L’indomani, rosso dalla vergogna per il tradimento subito, tornò dal gioielliere che, appena lo vide, accorse premuroso e comprò la collana. Lantin pensò allora che avrebbe potuto vendere bene l’intera paccottiglia: prese i gioielli, li fece stimare, contro-stimare e infine si arrivò a una cifra intorno ai 200 000 franchi. Era appena diventato ricco: andò al Ministero e si dimise, mangiò e bevve nei migliori ristoranti e trascorse la serata a teatro. Sei mesi dopo, si risposò con una donna onestissima ma dal brutto carattere che lo fece soffrire molto.
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