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Charles Baudelaire: I fiori del male (1857)


La raccolta comprende più di cento liriche. Nella seconda edizione del 1861 il poeta aggiunse nuovi testi e divise l’opera in sei sezioni. Le liriche non sono composte secondo l’ordine di composizione ma costituiscono una specie di autobiografia ideale, di percorso esistenziale costretto a misurarsi con una società regolata dal profitto e dalla cultura massificata. È un profondo senso di disagio che si esprime nella noia e nel disgusto per la realtà quotidiana (spleen) che porta il poeta ad una ribellione contro Dio.
I fiori alludono alla bellezza e male indica il degrado della società contemporanea. Solo l’arte è in grado di generare bellezza, il poeta è una creatura straordinaria che intuisce che c’è una realtà più profonda e autentica. Egli ricorre ad un linguaggio nuovo e allusivo, capace di intravedere le corrispondenze che legano realtà diverse. Le parole vengono riscoperte nel loro significato allusivo.
Baudelaire usa un lessico ricchissimo in cui si individuano parole chiave che svelano il mondo interiore del poeta: cielo, terra, inferno (esilio dalla vita e caduta) e sogno (fuggire in un mondo immaginario).

Corrispondenze


Questo componimento contiene una delle chiavi di lettura de I fiori del male e di tutta la poesia simbolista. Da esso si può ricavare la concezione dell’autore verso la realtà terrena, l’immaginazione e la figura del poeta, essere eccezionale.
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