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Leopardi vs Montale


L’appunto fa riferimento alle seguenti liriche: “L’infinito” e “A Silvia” di Leopardi e “Meriggiare pallido e assorto” e “Spesso il male di vivere ho incontrato” di Montale.
Il concetto del “mal du siècle » dei romantici e del pessimismo del Leopardi ci fanno pensare al male di vivere di Montale anche se quest’ultimo scrittore è vissuto più di cento anni più tardi.
In entrambi la sofferenza non è un fatto personale, ma riguarda tutti gli uomini.
Nella poesia “Spesso il male di vivere ho incontrato”, Montale ci dà delle immagini della vita umana: il ruscello (l’acqua che scorre è il simbolo della vita) che durante il percorso incontra degli ostacoli, la foglia accartocciata perché ormai morta o il cavallo stramazzato per la fatica. L’unica soluzione al dolore universale è ignorarlo e questa indifferenza, vista come una possibilità che Dio offre all’uomo, è rappresentata da una statua immobile, da una nuvola fissa nel cielo e da un falco che vola talmente alto da sembrare immobile. (Correlativi oggettivi)
L’atmosfera, è quella del primo pomeriggio di un giorno d’estate, quando siamo presi dalla sonnolenza e dal torpore; essa è presente anche nella poesia “Meriggiare pallido e assorto” che riprende il tema del male di vivere . La poesia descrive un paesaggio quasi deserto e molto caldo.
Il poeta osserva la natura che lo circonda, preso dal torpore e pallido a causa del sole rovente e si sofferma su alcuni elementi naturali:
• le formiche sembrano fare avanti e indietro senza meta, proprio come gli uomini
• i serpenti si muovono tra l'erba con un fruscio appena percettibile
• si scorge in lontananza il mare tremolante, simbolo di un attimo di felicità, ma comunque sempre irraggiungibile.
• si ode il canto tremulo delle cicale che rappresenta l’inutilità del canto del poeta
Essi danno una visione negativa dell’esistenza umana e stanno a significare l'incertezza umana e lo stato di "abbandono" in cui si ritrovano sia l'uomo che il paesaggio (correlativo oggettivo e uso dell’enjambement)
Da sottolineare l'ambientazione nell'orto, luogo chiuso e confinato; di solito, nelle poesie, il sole ha un valore positivo perché dà luce e speranza, invece in questa lirica esso abbaglia e crea un senso di stanchezza. Anche ne L’infinito, lo spazio in cui si trova il poeta è delimitato, ma l’immagine non ci dà l’idea della prigione.
La figura della muraglia nell'ultima strofa è il simbolo dell'isolamento dell'uomo: il muro non può essere superato perché in cima ha dei cocci aguzzi di bottiglia, come se formasse una vera prigione. L’immagine del muro (un muro scalcinato) simbolo del limite che domina la condizione umana si ritrova anche in “Non chiederci la parola”. In questa lirica troviamo anche altri elementi negativi: il prato coperto di polvere (aridità della vita), il ramo secco, la canicola.
L'uomo non è in grado di andare oltre tutto ciò, è bloccato e non riesce a elevarsi. Solo in lontananza, ma solo per un attimo, l'autore vede uno spiraglio, rappresentato dalle scaglie di mare luccicanti.
La visione della condizione umana è pessimista per entrambi gli scrittori; però la ricerca di una soluzione è diversa. Leopardi cerca la felicità nell’immaginazione dell’infinito oltre la siepe o nel ricordo dei bei tempi della giovinezza vissuti vicino a Silvia. Per Montale l’unica soluzione è l’indifferenza al dolore (immagine della statua, della nuvola o del falco della poesia “Spesso il male di vivere ho incontrato”). Sembra che per Montale non esista una via di scampo alla condizione umana, perché l’uomo è solo in un ambiente (l’orto) delimitato da un alto muro. Se in Leopardi, la Natura è matrigna e causa della sofferenza, per Montale essa è indifferente e alcuni particolari sono il simbolo del mal di vivere (la foglia accartocciata, il ruscello che incontra un ostacolo, le formiche che si muovono senza senso)
La siepe del Leopardi ed il muro con i cocci di bottiglia di Montale limitano impediscono la felicità dell’uomo con la differenze, ma c’è una differenza:, Leopardi riesce ad immaginare quanto ci può essere al di là della siepe e gli è “dolce naufragar in questo mare”; per Montale, il muro è invalicabile e non esiste nessuna forma di immaginazione che gli permetta di pensare momenti felici al di là di esso, se non un breve luccichio del male sotto il sole di agosto. Anche il ricordo è un mezzo per raggiungere la felicità pur essendo molto passeggera. Leopardi partendo dal ricordo di Silvia, fa una riflessione amara sulla giovinezza perduta e sulla fine di tutte le illusioni che la giovinezza porta con sé. Silvia è stata strappata alla vita da una natura crudele e indifferente: la morte arrivata troppo presto l’ha privata della giovinezza; anche il poeta ha perso, non la vita, ma le speranze giovanili e la giovinezza passata negli studi e trascorsa in solitudine. Silvia diventa quindi il simbolo stesso della gioventù e della speranza, scomparse.
Concludendo, si può affermare che il pessimismo di Montale è molto più radicale di quello di leopardi. Almeno Leopardi cerca di raggiungere la felicità con le illusioni; invece per Montale ogni tentativo in tal senso è precluso ed esiste solo la possibilità di accettare il “male di vivere” con indifferenza.
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