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G. G. Belli: Chi va la notte, va a la morte


Come sò lle disgrazzie! Ecco l’istoria:
co quell’ infern’ uperto de nottata
me ne tornavo da Testa-spaccata
a sett’ora indov’abbita Vittoria.

Come lí propio dar Palazzo Doria
Sò pe salí Ssanta Maria ’nviolata,
scivolo, e te do un cristo de cascata,
E batto apparteddietro la momoria.

Stavo pe terra a ppiaggne a vvita mozza
quanno c’una carrozza da siggnore
Me passò accanto a passo de barrozza.

«Ferma», strillò ar cucchiero un zervitore;
ma un voscino ch’esscí da la carrozza
Je disse: «Avanti, aló; cchi mmore more».

Parafrasi


[Ma guarda un po’] come avvengono le disgrazie! Ecco i fatti:
con quella nottata simile ad un inferno spalancato
all’una, rientravo a casa da via Testa-Spaccata
dove abita Vittoria.

Nel momento in cui stavo salendo dal Palazzo Doria
verso Santa Maria in via Lata,
scivolo e cado violentemente per terra
e batto la nuca.

Stavo per terra e piangevo come una vite tagliata
allorché mi passò accanto lentamente
un carrozza nobiliare

“Ferma”, gridò un servitore al cocchiere
ma una voce delicata uscita dalla carrozza
disse “Avanti, andiamo, tanto chi muore muore”

Commento


Il sonetto, con la forma metrica abba abba cdc dcd, si colloca all’interno
della poesia satirica e presenta una denuncia nei confronti della classe
aristocratica che non si cura affatto delle necessità anche vitali della
povera gente. L’atteggiamento che emerge dal racconto della vittima
non esprime ira e nemmeno invita il popolo a ribellarsi: il poeta sembra
quasi essere rassegnato a tanta indifferenza.
Il sonetto si fornisce un esempio significativo di espressività popolare:
le scelte linguistiche vanno tutte in questa direzione; infatti si notano
termini popolari e dialettali:
• …e te do un cristo de cascata (per dire che il colpo è stato violento
• …ebatto apparteddietro la momoria (= la nuca che veniva ritenuta coma la sede della memoria)
• …apiagne a vita mozza (per sottolineare il grande dolore causato dal colpo avuto)
• …a passo debarozza (per sottolineare la lentezza del mezzo di trasporto, lento come il carro dei contadini)
oppure modi di dire tratti dall’esperienza popolare come il titolo stesso del sonetto: chi va in giro di notte incontra sicuramente la morte
Da notare infine il contrasto l’urlo del servitore e la vocina proveniente dall’interno della carrozza che prima di proseguire e di non fermarsi tanto il povero uomo per terra sta per morire a causa della forte botta avuta alla testa e non conviene perdere tempo a soccorrerlo, tanto morirà. È come se il poeta volesse contrapporre la solidarietà disinteressata degli umili all’indifferenza assoluta dell’aristocrazia. Quest’ultimo atteggiamento, privo di pietà e di amore verso i più bisognosi è in contrasto con la caratteristica dell’aristocratico che dà l’ordine: un ordine sconcertante reso ancora più crudele dal fatto che viene impartito da una vocina delicata, probabilmente una donna.
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